Rock

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Image Negli anni ‘60 avevano Bob Dylan, nei ‘70 i Clash, gli Smiths per gli anni ‘80. Grossomodo. A noi sono toccati i Belle & Sebastian, gruppo scozzese capace con una manciata di dischi di ricordarci nel decennio appena trascorso come certa musica vada ben oltre le canzoni. È una questione d’atteggiamento, di appartenenza, di copertine immagini e riferimenti. Di sentirsi ingenuamente “parte” di qualcosa.  
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Image Primo disco rock dell’etichetta classica per antonomasia, la Deutsche Grammophon, e l’onore spetta a Elvis Costello, qui nuovamente in versione di raffinato autore di ballad romantiche e malinconiche. Dodici canzoni semplicemente splendide, cantate ed eseguite impeccabilmente e tutte composte e arrangiate dallo stesso Costello per l’ennesimo tassello di quello che si avvia a diventare un vero e proprio songbook contemporaneo.
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Image Dave Matthews vive negli Stati Uniti ma è nato in Sudafrica e del suo paese d’origine conserva ricordi vividi e angoscianti. Oggi, molto più che nel passato, quei ricordi segnano con forza la sua musica. Con “Some Devil”, Dave Matthews procede all’insegna del rinnovamento, a partire dalla scelta dei musicisti. Anche il sound si è fatto più sofisticato, cangiante e ricco di contaminazioni, i testi hanno acquisito una nuova consapevolezza.
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Image Fu nel 1993 con “Live At Sin-è” che iniziò la storia artistica di Jeff Buckley, storia divenuta mito  dopo la triste “morte per acqua” dell’artista. Ora anche la storia di quelle quattro canzoni si espande a mito sotto forma di trentaquattro titoli su due cd. Ci sono versioni in boccio dei classici che appariranno su “Grace” unite agli omaggi a maestri quali Bob Dylan, Leonard Cohen e Van Morrison e a monologhi un po’ debordanti. Poi c’è il DVD: un’intervista, una poesia, due canzoni.
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Image Con “HoboSapiens” (e l’ep “Five Tracks”, di poco precedente), John Cale ritorna alla forma canzone a sette anni di distanza da “Walking On Locusts”. È un lavoro concepito come un viaggio in tante stanze, dove Cale  riprende in mano la viola intrecciandola a una vaga eco classica e al consueto amore per la rumoristica. Fra i brani della raccolta colpisce in primo luogo “Over Her Head”, intensa, dolente e cantata con voce straordinariamente partecipe.
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Image  E’ inevitabile: prima o poi le intemperanze giovanili si attenuano. Del resto, vicino a lei non c’è più quel genio inquieto e scapestrato di Tom Waits. Ma chi pensa che Rickie Lee Jones sia diventata una placida signora della classe media americana è in errore. The Evening Of My Best Day, il suo ultimo album, è un lavoro sofferto e combattivo, appena stemperato dalla delicatezza degli arrangiamenti, sospesi tra blues e jazz.

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