Rock
La cosa più inquietante di “The Album” non è la sua musica, un modo divertente per fare dell’India da supermercato un oggetto dance. Sono le note, in lingua italiana, che accompagnano questa antologia di Rajinder Rai, alias Panjabi Mc, a costernare: una semplificazione della cultura e della storia dei suoni Bhangra a metà strada fra pieghevole turistico e catalogo di salumi.
Arab Strap, Eels, Grandaddy e ora Tindersticks Una sequenza di dischi pubblicati nel corso di quest’anno consente di trarre conclusioni positive sullo stato di salute dei suoni “alternativi”. Per nessuno dei musicisti citati l’uscita di questi mesi rappresenta l’opera migliore. Tutti però si mostrano in grado di apportare al proprio stile piccole e “naturali” modifiche capaci di evitare la sensazione di stallo creativo.
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- JOHN HIATT & THE GONERS - Beneath This Gruff Exterior (Sanctuary 2003)
- RADIOHEAD - Hail To The Thief (Capitol / EMI 2003)
- ARTISTI VARI - The Legend Lives On: A Tribute to Bill Monroe (Audim 2003)
- LYLE LOVETT - Smile, Songs From The Movies (Mca 2003)
- TRICKY - Vulnerable (Anti 2003)
- ATHLETE - Vehicles & Animals (EMI 2003)
- DANDY WARHOLS - Welcome To The Monkey House (Capitol 2003)
- JAYHAWKS - Rainy Day Music (Lost Highway 2003)
- VIC CHESNUTT - Silver Lake (New West 2003)
- WIRE - Send (Pink Flag 2003)
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Giunto al terzo episodio di una discografia dedicata all’eterna lotta tra uomo e macchina, il quartetto di Modesto si destreggia nell’arduo compito di armonizzare e riconciliare il lato empatico e quello tecnologico della propria musica. Dopo i ritmi e le atmosfere cupe e pessimiste di “The Software Slump”, “Sumday” mostra disinvoltura e confidenza unite a un approccio musicale decisamente cambiato: vi si leggono un ottimismo e una solarità contagiosa che trovano nelle esili drum machine e nei sintetizzatori sporchi di “Stray Dog and the Chocolate Shake” la loro massima espressione.
Dopo l’introspettivo “Breakfast In New Orleans, Dinner In Timbuktu”, Bruce Cockburn ritorna ad occuparsi del mondo che lo circonda con un cd che si rifà alle sue prove degli anni ’80, il periodo della consapevolezza politica e dell’aggressività musicale. A confermare tale sensazione c’è il ritorno, al violino elettrico, di Hugh Marsh che fu con Cockburn in quella stagione.