Rock

Valutazione Autore
 
80
Valutazione Utenti
 
0 (0)
JULIA SHAPIRA - Perfect Version

Sagace ironia: una musicista che intitola il suo ultimo disco di squadra con le altre, le Chastity Belt, “Passavo un sacco di tempo da sola”, 2017, e adesso si trova davvero a passare parecchio tempo da sola: perché è finita una storia importante, perché purtroppo a volte il diavolo ci mette lo zampino sulfureo, e ti rifila qualche brutta staffilata fisica. Julia Shapira ha deciso a un certo punto che la cura migliore era una sola: la musica. S’è chiusa nel suo monolocale a Seattle, e ne è uscita con dieci brani scheletrici e nebbiosi, ulteriormente sottolineati da una sfocatura lo – fi nella registrazione della sua voce -  a volte doppiata - che aggiunge indubbio fascino. Se siete sensibili all'argomento, si intende.

Valutazione Autore
 
90
Valutazione Utenti
 
0 (0)
BILL CALLAHAN - Shepherd In A Sheepskin Vest

Sono passati sei anni da Dream River, e di Bill Callahan poche notizie, praticamente solo il bel  Live At Third Man dello scorso dicembre. Ben altre notizie sul fronte privato: una moglie, Hanly Banks e un figlio, Bass. Inevitabilmente la vita scorre poi nell'arte, e molti dei brani di Sheepskin In A Sheepskin Vest coinvolgono situazioni legate alla famiglia e all'apparente, nuova, stabilità. Ci sono anche brani sulle perdite, visto che Callahan ha perso di recente la madre. In ogni caso il denso contenuto dei testi non sembra quasi mai pessimista, qualche piccolo segno dubbioso lo si trova solo  nella cover di Lonesome Valley e nello stridente ultimo brano del disco The Beast. Voce sempre in primo piano, profonda come sempre e arrangiamenti sostanzialmente acustici che la valorizzano. Probabile disco dell'anno, comunque. (Fausto Meirana)

Valutazione Autore
 
83
Valutazione Utenti
 
0 (0)

Non è un nome sulla bocca di tutti dalle nostre parti Jaime Michaels, ed è un peccato. Eppure ha alle spalle tredici lavori discografici. I molti ascoltatori di songwriter modaioli a mezza strada tra new folk e indie rock però  dovrebbero ascoltarlo, e magari anche cercare le prove precedenti di questo ex rocker di Santa Fe convertito alla formula del cantautore, come si dice dalle nostre parti: difficilmente troverete un gusto musicale così maturo nell’alternare ballad pressoché perfette (qui ad esempio They Call Me Hank) a saltellanti e sapidi episodi tex mex ( Bag O’ Bones), a episodi che sembrerebbero usciti dalla penna indimenticabile di Tom Petty (Carnival Town). Volete il valore aggiunto, anche? Arriva, e col botto. La sesta traccia si Intitola Rimmel: ed è proprio il glorioso brano del ‘75 di De Gregori, reso come una mercuriale ballata dylaniana con una traduzione in bilico esatto tra rigore e licenza poetica. (Guido Festinese)

Valutazione Autore
 
72
Valutazione Utenti
 
0 (0)
CALEXICO AND IRON & WINE - Years To Burn

Quattordici anni dopo In The Reins, ecco la nuova collaborazione tra i Calexico e Iron&Wine; sia gli uni che l’altro  vengono da due dischi recenti piuttosto riusciti (meglio però Beast Epic, ultimo sforzo del barbuto cantautore, che The Thread That Keeps Us, disco di transizione per i Calexico). Ancora una volta fa la parte del leone Sam Beam, gestore unico del nome Iron&Wine; scrive quasi tutti brani e infonde il suo stile all'intero progetto. Va detto però che il gruppo di Joey Burns e John Convertino si trova parecchio a proprio agio a fare la backing band, con un dosaggio del gusto sempre perfetto e saporito. Years To Burn è un disco ancora una volta piacevole, senza guizzi particolari, se non la mini trilogia di The Bitter Suite, dove la mistura dei due artisti funziona meglio, lasciando aperte le porte verso qualcosa i più stimolante. (Fausto Meirana)

Valutazione Autore
 
78
Valutazione Utenti
 
0 (0)
THE FELICE BROTHERS - Undress

Per chi ama la musica americana che discende da Dylan ma senza complessi d'inferiorità, esce Undress, il nuovo disco dei Felice Brothers. Un disco di facile ascolto, con un rinnovato tocco di militanza politica, seppur blanda. La vena di Ian Felice, sempre un po’ malinconica, qui trova parole di critica verso l'amministrazione Trump, senza sventolare bandiere ma con ironia e sagacia. Musicalmente, oltre a quanto detto in precedenza, si sentono influenze springsteeniane (in zona Seeger sessions) ma anche l'eco ironica di John Prine e quella più disincantata di Conor Oberst. Peraltro le strade dei due cantautori si sono incrociate (nei dischi Ruminations e Salutations) e i Felice Brothers hanno accompagnato Oberst come backing band. Da artista completo, Ian Felice disegna anche la copertina floreale,  dimostrando una certa perizia, magari un po’ naif... (Fausto Meirana)

Valutazione Autore
 
84
Valutazione Utenti
 
0 (0)

Mettete assieme tre argentini, tre toscani e due siciliani. Con due ottimi vocalist tutti anche specialisti di corde, una tromba, un sax, basso,  batteria e chitarra. Tutti con una passione divorante per quanto in musica si può ascoltare tra Argentina e Caraibi, Ande e spiagge assolate. Ma senza preclusioni verso languorosi suoni tex mex, note che potrebbero rammentare certi climi spaghetti western, milonghe antiche e scrittura sapiente, come quella dei songwriters “post tropicalisti” brasiliani. Il tutto elaborato in lunghi giri per l’Europa, e in una fondamentale residenza artistica. Un gran disordine creativo, dunque, ma che sortisce un piccolo miracolo di efficacia: perché non c’è un solo brano debole in questo disco, che riesce ad essere solare, coinvolgente, e stipato di grande musica. Il futuro è negli incontri, non nei muri. Ascoltare per credere. (Guido Festinese)

Top ten del mese

1.
Valutazione Autore
 
86
Valutazione Utenti
 
0 (0)