Rock

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THE ROLLING STONES - Blue & Lonesome

Poco sappiamo di questa nuova indie band inglese che si fa chiamare Rolling Stones: bel nome, peraltro. Anche la Rete, in genere prodiga di gossip e anticipazioni tace, o si incanaglisce in giochi di rimandi che, francamente, portano a poco. Sta di fatto che, come vedremo, questo è un disco geniale e sorprendente, e capiremo perché. Intanto gustiamoci la copertina, con improbabili labbroni e una linguaccia sguaiata che potrebbe anche funzionare da esca, tale è la forza iconografica. Ma è il disco che merita parecchi ascolti, e a orecchie attente. Questi Rolling Stones hanno avuto un'idea geniale, una pensata mai avuta prima da nessuna band, per quanto sembri strano: un intero cd di cover di blues fatto da ragazzotti bianchi. Avete capito bene.

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PIERS FACCINI - I Dreamed An Island

Sono certamente mediterranee le isole che Piers Faccini ha sognato, perché in questo disco si percepisce chiara l’influenza del ‘Mare Nostrum’; le canzoni  nascono dal viaggio e dalla collaborazione con molti musicisti dell’ area; i due principali collaboratori sono il violista e violinista  tunisino Jasser Haj Youssef e il fedele percussionista italiano Simone Prattico, che suonano i quasi tutti i brani , ma appaiono anche nomi celebri, in un brano a testa,  come il fenomenale  multistrumentista  franco-iraniano Bijan Chemirami e il bassista Pat Donaldson, vero e proprio  ‘prezzemolo’ delle sale di registrazione con una lunga carriera che va da Sandy Denny a Richard Thompson, passando per John Hiatt e i Green On Red... Il senso di prossimità delle canzoni aumenta per la contaminazione con i dialetti della nostra penisola,  già evidente nel precedente disco di Faccini (con Vincent Segal)  Songs Of Time Lost, che continua qui con inserti di salentino nel brano Bring Down The Wall e con le strofe in siciliano (scritte da Fabrizio Cammarata) di Anima. Ennesimo buon disco per un personaggio poliedrico (è anche pittore di un certo pregio) che meriterebbe, forse, una maggiore visibilità. (Fausto Meirana)

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GILLIAN WELCH - Boots No.1: The Official Revival Bootleg

La buona notizia, ovvero l'uscita di un nuovo disco di Gillian Welch, perde un po’ d’interesse a causa del  fatto che Boots No.1:The Official Revival Bootleg sia  in realtà una raccolta, ma, a ben vedere, non si tratta di  un’antologia da poco… Il doppio cd  celebra il ventennale di Revival, il disco d'esordio della folksinger newyorchese, e ne pubblica la totalità delle outtakes insieme a molti demo (definizione un po’ riduttiva) dei brani che costituivano il disco, progetto incentrato su  di una manciata di canzoni  che sembravano provenire da un altro tempo. Nonostante il disco continui ad essere attribuito alla sola Welch, al suo fianco c’era, allora come adesso, l’efficace e fido David Rawlings con voce e chitarra; ben più che un comprimario, visti i momenti di primo piano che occupa sia col microfono che con lo strumento.

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MAMUD BAND - Dynamite on Stage!

Per fortuna certo passato non passa, continua a estendere e proiettare ife benefiche nel nostro presente, e si spera, anche in qualche spicchio di futuro. Parliamo qui dell'eredità di Fela Kuti, gran signore della musica afro beat, quel vortice sonoro ipnotico che metteva in conto James Brown, Miles Davis, Jimi Hendrix e i ritmi tradizionali della Nigeria, su fluviali e scalpitanti dilatazioni temporali che potevamo spaziare anche un'ora intera su un unico pezzo. Fela non c'è più, l'afro beat è ormai  un “genere” storico, ma che bello che proprio in Italia una parte dell'eredità del “Presidente” della musica elettrica africana sia stata raccolta. Lo hanno fatto quelli della Mamud Band, che ora, con Dynamite On Stage! chiudono un gran bel trittico dedicato a Fela Kuti, anche se di Fela c'è solo un brano. Non importa: loro sanno scrivere esattamente allo stesso modo, ricombinando i mattoni ritmico-melodici. Registrazione dal vivo nel tempio della black music milanese, il Biko Club. Ritmo, sudore, una contagiosa felicità che sprizza ad ogni passaggio. (Guido Festinese)

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LAISH – Pendulum Swing

Pop da camera’ e ‘Collettivo folk’ sono alcune delle frasi ricorrenti quando si cerca di definire la musica prodotta dai Laish, gruppo inglese di Brighton, ora situato a Londra, ma accasato, per questa uscita, alla casa discografica  francese Talitres; l’etichetta pop è sicuramente giusta, mentre di folk, almeno in Pendulum Swing, se ne ascolta ben poco; piuttosto evidente, al contrario, una discendenza diretta dal rock acustico che ha avuto, in Gran Bretagna, grande spazio negli anni ’80 e ’90 con gruppi come gli Aztec Camera o gli Everything But The Girl, senza dimenticare i maestri del genere che furono gli Smiths.

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MIKE WATT - "ring spiel" tour '95

Ball-Hog or Tugboat? è un disco (del 1995) di Mike Watt (bassista, punk, intrattenitore). È pure, quel disco, una sorta di appello (in senso scolastico) del cosiddetto rock indipendente americano che, proprio nei lontani anni 90, viveva il suo momento di definitiva gloria e, allo stesso tempo, definitiva fine. Leggere i crediti fa impressione: membri di Nirvana, Pixies, Sonic Youth, Pearl Jam, Jane’s Addiction, Dinosaur Jr., Germs, Screaming Tress, insomma, la qualsiasi di certa musica di ascendenza punk e futuro mainstream. Al centro, Watt che ruba la scena a tanti e tali comprimari tenendo la barra del disco salda e diritta. Oggi, tra il generale raschiamento di fondi di barile, emerge questo live dell’epoca che è un’uscita laterale (per natura) ma essenziale (per musica e talento); ora abbondante di rock sgarbato e sincero. (Marco Sideri) 

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