Rock

Valutazione Autore
 
80
Valutazione Utenti
 
0 (0)
KIWI JR - Cooler Returns

Lo chiamano slacker rock, intendendo con la definizione buona a tutte le evenienze quel college rock lievemente slabbrato e fuori asse, fatto tutto di impeto chitarristico e melodie frizzanti, quel tanto che basta per farsi acchiappare al volo, e dieci minuti dopo non pensarci più, almeno, fino al prossimo brano slacker. Fin qui le definizioni. Provate invece a pensare a una jam dei R.E.M. con tanto di sfarfallio di chitarre jingle jangle, dopo che i nostri si siano fatti una bella scorpacciata di Pavement e qualuno abbia cavato dagli archivi i Gang of Four, e sarete sulla pista giusta. I quattro canadesi confezionano un secondo album schietto, veloce e divertente. Per l'originalità rivolgersi altrove, per la vecchia storia del pop rumoroso e che ti aggancia al primo ascolto partire pure da qui. (Guido Festinese)

Valutazione Autore
 
80
Valutazione Utenti
 
0 (0)
LAEL NEALE - Acquainted With Night

Difficile non cadere nella malia di Lael Neale, in questo disco. Che è una sorta di apologia del lo-fi, e nasce già a priori, a quanto s'è appreso, come una sorta di “lost tapes”, di nastri perduti e ritrovati che invece sono gemme da riconsiderare. In queste dieci canzoni prosciugate all'osso e cantate con un filo di voce che riesce ad essere fragile e determinata allo stesso tempo, Lael Neale usa la chitarra su un brano, e poi lascia tutta la tessitura (a parte qualche intervento di flauto e pianoforte di amici) alle note lunghe tenute dall'Omnichord, un aggeggio da modernariato elettronico che dovrebbe in sostanza funzionare da sostituto dell'autoharp, altro strumento – ma acustico - caduto in disuso e molto amato dai folksinger di cinquanta anni fa e rotti. Dunque: questo è songwriting lo- fi di oggi, da una ragazza della Virginia rurale finita in California, fascinosissimo, e che, mutatis mutandis, potrebbe tranquillamente essere un disco di abbozzi di canzoni ritrovate di una Joni Mitchell del '67. Le cronologie stanno prendendo un bello scossone, di questi tempi. E non è detto che sia un male. (Guido Festinese)

Valutazione Autore
 
90
Valutazione Utenti
 
0 (0)
PAOLO BONFANTI - Elastic Blues

Certi musicisti dovrebbero essere preservati per legge come patrimonio dell'umanità. Non sgomitano, non urlano, non si esibiscono a torso nudo a X Factor coi capelli tinti di nero lucido da scarpe, non ottengono siparietti vischiosi a Rainews per rispondere a domande da nulla riferite a musica e canzoni sul nulla. Quei musicisti sono un patrimonio perché ci fanno star bene, sempre, hanno qualcosa da dire, e hanno gli strumenti per farlo bene: che non sono doti innate, anche se la creatività è stata sparsa dal cielo in quantità diverse, ma frutto di fatica, dedizione, costanza.

Valutazione Autore
 
85
Valutazione Utenti
 
0 (0)
HAWKWIND - 50 LIve

No, non è una faccenda dia “piccoli fan”. E' una questione di classe, eleganza, potenza, che non riescono proprio a svanire. Dici “Hawkwind”, e il novantanove per cento degli ascoltatori distratti e formatisi sulla manualistica a punteggio pensa a “ quei vecchi fricchettoni sballati che credevano di fare i viaggi spaziali” mezzo secolo fa, e infarcivano un “hard rock di maniera di frullii spaziali e rumorini”, quasi dei Pink Floyd da porgere alle orecchie grezze del proletariato. Ovviamente sono solo pregiudizi, e chi ha avuto la costanza di seguire le avventure di Capitan Dave Brock s'è ritrovato, nei decenni, con dischi tanto memorabili e pieni di idee quanto largamente ignorati dai giornali mainstream, perché ognuno è bene che se ne stia nella propria nicchia, a pascersi dei luoghi comuni. Lo scorso anno, quando ancora il Covid non aveva blindato sale da concerto e musica, gli Hawkwind hanno festeggiato il loro cinquantennale. Con una delle migliori formazioni di sempre, peraltro, ad affiancare un Brock con parecchi capelli in meno, ma la cloche dell'astroave salda nelle mani. Ricomparso anche il grande Tim Blake a theremin e chitarra, uno che su psichedelia e hard prog potrebbe tenere una cattedra universitaria, e via con la musica, dipanata su due cd.

Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
WAXAHATCHEE – Saint cloud

Kate Crutchfield ce l'ha fatta. Nata 31 anni fa nel profondo sud degli states (Birmingham, Alabama), e nutrita da subito a pane e musica rock dai genitori, già a quindici si esibiva in pubblico. Dopo alcuni album di impronta pop-punk in combutta con la sorella gemella Allison, nel 2012 adotta il nome di Waxahatcheee - dal nome di un fiume che scorre nella terra natia – e con questa sigla escono dal 2012 alcuni album parzialmente irrisolti, lacerati tra intuizioni melodiche e tentazioni noise; mai completamente a fuoco, come la vita della sua autrice, nel frattempo risucchiata nel gorgo della bottiglia. Ormai pensavo che non avrebbe più partorito il suo capolavoro, e quanto mi sbagliavo. E' riuscita a ripulirsi, percorso non privo di ostacoli e prezzi da pagare: "Se vuoi diventare sobrio, devi affrontare cose che sono state spinte in profondità e coperte dall'alcol per anni. E il mio cervello in questo momento è un posto spaventoso" ha dichiarato alla stampa.

Valutazione Autore
 
85
Valutazione Utenti
 
0 (0)
SHEMEKIA COPELAND - Uncivil War

Fin quando esisteranno autrici e vocalist della caratura di Shemekia Copeland, il futuro del rock blues e del roots rock è in ottime mani. La “guerra incivile” del titolo è quella scatenata da Trump contro ogni minoranza vessata già provata dal Covid: quindi qui troverete molte invettive come avrebbe potuto scagliarle Neil Young. Ma c'è anche il blues nudo e crudo, il rhythm and blues caracollante, con la battuta grassa e sapida come usa in tutti i suoni che scaturiscono dalla benedetta New Orleans., un rock senza fronzoli come Apple Pie and a .45, dunque “torta di mele e una colt”. o Give God the Blues, dove si dice “ Dio non odia gli ebrei, Dio non odia i musulmani, Dio non odia i cristiani, ma tutti noi assieme riusciamo a far venire i blues a Dio”. La ciliegina sulla torta (di mele?) una versione della stoniana Under My Thumb che da sola vale tutto il (gran) disco. (Guido Festinese)

Top ten del mese

Nessun risultato trovato