Rock

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 THE GOOD, THE BAD & THE QUEEN - Merrie Land

Ha senso, in qualche modo, recensire questo disco nel mezzo dei dibattiti (politici e pubblici) sulla brexit. Questo disco è, infatti, una reazione alla brexit; un esperimento d’identità britannica in musica per tempi disastrati. Damon Albarn, che è il capomastro di TGTB&TQ, non è nuovo a musica identitaria (britannica e non, basti pensare al progetto Mali Music). Qui, insieme ai compagni di lusso Paul Simonon, Simon Tong e Toni Allen, il tono è tristemente pop; come una giostra in riva al mare d’inverno; organi circensi, ballate in minore, ritmi rotti su melodie folk. Il disco procede in modo coeso, come lavoro unico; non è una raccolta di brani singoli; è una lettera agrodolce da un’isola in fermento. Le canzoni hanno muscoli ritmici (la squadra Simonon/Allen è di prima scelta) ma restano in bianco e nero; ballate pop senza facili scorciatoie. (Marco Sideri)

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 JOE JACKSON - Fool

Il 5 gennaio 1979 usciva “Look Sharp!”. Se guardiamo indietro sembra passato un secolo, ma Joe Jackson, tra alti (pochi negli ultimi anni, ma “Fast and Forward” del 2015 era un bel disco) e bassi (qualcuno di più, sicuramente il deludente omaggio a Duke Ellington del 2012) è ancora lì, a macinare musica alla sua maniera. E cioè un sano e vigoroso rock ibridato dal suo amore per gli anni ‘40, la musica nera in generale e il jazz in particolare. Per farlo, si affida alla per lui classica formazione del quartetto che al suo pianoforte aggiungela chitarra di Teddy Kumpel, la batteria di Doug Yowell e il basso di Graham Maby, con lui fin da quel primissimo album pubblicato quarant’anni fa. Otto canzoni, poco più di quaranta di minuti: “Dave” che sembra uscita da “Night and day”, “Fabulously absolute” cinetica e schematica, ma con un testo provocatorio, “Friend better”, quasi un omaggio a Donald Fagen, la conclusiva “Alchemy”, tra Paul Weller e Burt Bacharach. In attesa di vederlo dal vivo tra il 19 e il 23 marzo in Italia, una buona occasione per ascoltarlo ancora una volta su disco. (Danilo Di Termini)

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SHARON VAN ETTEN - Remind Me Tomorrow

Il suo Are We There, oltre ad  aver convinto mezzo mondo, diventò anche disco dell’anno su queste pagine nel lontano 2014, superando forse qualche pregiudizio, ma con scioltezza. Quel disco era, tutto sommato, un disco di chitarre e malinconia, di amori e dolori. In questi anni poco è cambiato,e la Van Etten ha cercato altri percorsi, da attrice a madre. Quest’ultimo aspetto ricorre nella confusione della cameretta in copertina, un caos che mette  allegria. Per Remind Me Tomorrow, la cantautrice americana ha scelto un produttore, John Congleton, dalla mano un po’ pesante sul versante elettronico.

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MANU DELAGO - Parasol Peak

Un disco straordinario, e nella piena varietà di significati che l’aggettivo può avere. Per le circostanze dell’incisione, per i musicisti coinvolti, per gli esiti estetici superbi. Manu Delago è un musicista tirolese attivo inizialmente come batterista in formazioni rock, poi passato allo studio intensivo di uno strumento che sembra arrivare da un passato remoto, e invece è frutto di invenzione recente: lo handpan ( o hang), quella specie di ufo metallico che, percosso con le mani in vari punti, produce suoni intonati ovattati e piuttosto affascinanti. Bjork, Cinematic Orchestra e London Symphony Orchestra sono solo alcune delle collaborazioni di questo straordinario virtuoso dello strumento, che qui ha alzato l’asticella della sfida musicale a livelli estremi. Coinvolti nel suo progetto altri sei musicisti e un operatore, messi in spalla strumenti , provviste e tende, i sette hanno iniziato un trekking estremo sulle alpi, nella neve, ad altezze vertiginose. Ogni volta che una situazione suggeriva musica, i sette si fermavano, ed incidevano, mettendo in conto anche i rumori ambientali che inevitabilmente riverberavano nei microfoni, assieme a violoncello, tromba e trombone, fisarmonica, percussioni, a partire dallo hang, naturalmente: il suono del vento, dei ghiacciai, ad esempio. Il risultato sono otto tracce di una specie di etnojazz  sapiente e suggestivo, in cui si avverte tutta l’urgenza di testimoniare quanto possibile, prima che il freddo e le difficoltà tecniche avessero il sopravvento. Esiste anche un documentario su questo progetto, scaricabile tramite il coupon accluso al cd.  (Guido Festinese)

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TEN - Illuminati

Tra CD, live, mini e raccolte, questo grandissimo gruppo di Manchester – attivo ormai dal 1996, ha annoverato tra le sue fila anche Don Airey e Mark Zonder, oltre al chitarrista e co-fondatore Vinnie Burns (Dare, Ultravox, Asia, Bob Catley, Ladder) – è stato e resta in prima linea nell'operazione di rilancio artistico dell'hard rock melodico di alta classe in Inghilterra. La stupenda voce del singer ed eccellente songwriter Gary Hughes – calda, profonda, emozionante – è tra le più belle di sempre nel Regno Unito. I Ten hanno inciso dischi che sono autentici capolavori e classici moderni nell'ambito dell'hard/AOR, basti ripensare alla divina triade The Robe (1997), Spellbound (1999) e Far Beyond the World (2001, quest'ultimo con il grande Paul Hodgson, degli Hard Rain, alle tastiere). Dal 2012, la band è ritornata a incidere per la nostra Frontiers e ha prodotto altri splendidi lavori – Heresy and Creed (2012), il patriottico Albion (2014), il piratesco Isla De Muerta (2015) e il più dark ed occulto Gothica (2017). A distanza di un solo anno, vede ora la luce questo magnifico Illuminati, un album di hard rock, epico e melodico, con spruzzate di folk celtico e soprattutto progressive, specie in sede di arrangiamenti. Echi fantasy, richiami alla storia del Medioevo britannico, riferimenti alla magia e alla tradizione esoterica anglo-europea la fanno da padrone, anche in questo nuovo capitolo dei Ten, consacrato al tema – tanto affascinante, quanto discusso – degli Illuminati di Baviera, la controversa loggia massonica, sorta a Ingolstadt nel 1776 per mano del libero-muratore Adam Weishaupt (1748-1830), alla quale si è ispirato, non senza inesattezze storiche e interpretazioni arbitrarie, Dan Brown, nel suo celebre Angeli e demoni. Quest'opera dei Ten è quindi un semi-concept, sfarzoso e barocco, magniloquente e pomposo. Gli oltre otto minuti della iniziale Be As You Are Forever sono una sorta di mini-suite, dalla costruzione superbamente sinfonica. The Esoteric Ocean mette grandiosamente in musica non pochi elementi delle scienze occulte e dell'iniziatismo ermetico-alchemico. Altri temi affrontati vengono desunti, con intelligenza erudita, cultura e preparazione, dalla Bibbia (Jericho ed Exile), dall'epica guerriera scozzese (la conclusiva ed enfatica Of Battles Lost and Won), dal Faust di Goethe (Mephistopheles) e dai geroglifici egiziani riscoperti nel 1799 dal capitano dell'esercito di Napoleone Pierre-François Bouchard (Rosetta Stone). Testi criptici ed una grafica imponente fanno il resto, immortalando una volta per tutte il nome dei Ten nell'olimpo dei grandi. Fondamentale a dir poco il contributo del nuovo tastierista dei Ten: Daniel Treece-Birch – leader dei Nth Ascension, la new sensation del neo-prog inglese, capaci di restituirci i fasti di Pallas, Arena e Grey Lady Down – fornisce infatti (tramite synth, tastiere elettroniche e orchestrazioni impeccabili) un contributo assai rilevante se non imprescindibile in sede esecutiva alla riuscita finale di Illuminati. (Davide Arecco)

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Micah P Hinson and The Musicians Of The Apocalypse - When I Shoot At You With Arrows, I Will Shoot To Destroy You

Ci restano poche (pochissime) sicurezze ed è in qualche modo corretto che una sia rappresentata da uno sghembo texano, occhialuto e dinoccolato. Micah P Hinson è una figura che un tempo si sarebbe detta “di culto”, ma oggi suona demodé (oggi è tutto “di culto”). Micah P Hinson è un cantante country (di questo tecnicamente, si tratta) con sbavature moderne (qualche lampo di elettricità, qualche tendenza sperimentale -la conclusiva The Skulls Of Christ). È un autore riconoscibile, il cui modo (la voce cantilenante, gli sfondi dilatati, la penna felice) conserva la specialità dei grandi interpreti, pur nella massa enorme di musica affine che esce ogni settimana. Questo disco (già il titolo pare un racconto di frontiera) conferma personalità e ricordi, in bilico, come tutto il country che valga la pena, tra dannazione e redenzione. (Marco Sideri)

Top ten del mese

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