Rock

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LAISH – Pendulum Swing

Pop da camera’ e ‘Collettivo folk’ sono alcune delle frasi ricorrenti quando si cerca di definire la musica prodotta dai Laish, gruppo inglese di Brighton, ora situato a Londra, ma accasato, per questa uscita, alla casa discografica  francese Talitres; l’etichetta pop è sicuramente giusta, mentre di folk, almeno in Pendulum Swing, se ne ascolta ben poco; piuttosto evidente, al contrario, una discendenza diretta dal rock acustico che ha avuto, in Gran Bretagna, grande spazio negli anni ’80 e ’90 con gruppi come gli Aztec Camera o gli Everything But The Girl, senza dimenticare i maestri del genere che furono gli Smiths.

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MIKE WATT - "ring spiel" tour '95

Ball-Hog or Tugboat? è un disco (del 1995) di Mike Watt (bassista, punk, intrattenitore). È pure, quel disco, una sorta di appello (in senso scolastico) del cosiddetto rock indipendente americano che, proprio nei lontani anni 90, viveva il suo momento di definitiva gloria e, allo stesso tempo, definitiva fine. Leggere i crediti fa impressione: membri di Nirvana, Pixies, Sonic Youth, Pearl Jam, Jane’s Addiction, Dinosaur Jr., Germs, Screaming Tress, insomma, la qualsiasi di certa musica di ascendenza punk e futuro mainstream. Al centro, Watt che ruba la scena a tanti e tali comprimari tenendo la barra del disco salda e diritta. Oggi, tra il generale raschiamento di fondi di barile, emerge questo live dell’epoca che è un’uscita laterale (per natura) ma essenziale (per musica e talento); ora abbondante di rock sgarbato e sincero. (Marco Sideri) 

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MARCUS KING BAND - Marcus King Band

Si chiama Marcus King, un nome che già promette bene, ha vent'anni. E' figlio di un bluesman. Suona la chitarra con quello stile guizzante ed aggressivo che molti arrivano ad avere al termine di una vita. E' sotto l'ala protettrice del grande Warren Haynes, il primo a credere in lui, e di Derek Trucks, l'altro pezzo della scuderia chitarristica della seconda Allman Brothers Band. Entrambi graditi ospiti sul cd. S'è messo attorno una band che sguazza con evidente piacere tra ricordi di rhyhtm and blues, accaldate atmosfere jazzy e blues alla Allman Brothers, appunto, roventi scivolate hard psichedeliche come piace fare ai Gov't Mule, limbi fumiganti alla Chris Robinson. Ha una voce potente, un tocco micidiale, scrive brani che sembrano usciti dagli annuari delle jam band della metà degli anni Settanta, e che diventano “instant classics” al primo ascolto. L'avrete capito. Marcus King Band, al secondo disco,  è la cassetta di sicurezza per il futuro del southern rock. (Guido Festinese)

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WEYES BLOOD - Front Row Seat To Earth

Chercez les femmes. Possiamo discutere, ma sembra che interpretare con successo il folk in questo finale di 2016 sia affare femminile. Veterane (Shirley C) e non (Agnes Obel) stanno regalando versioni convincenti e solide della Vecchia Nenia Tradizionale Infinita (è in senso positivo, a scanso di equivoci) mentre i colleghi maschi deviano (Bon Iver) e contemplano (Conor O). Bene, questa quasi ora di musica da WB (Natalie Mering) offre un altro valido argomento a supporto della teoria. Le canzoni sono lunghe meditazioni melodiche, pianoforte in primo piano, disturbi assortiti a regalare modernità, organi e piccole percussioni (Seven Words). Come la celebrata Julia Holter, anche se meno cerebrale, WB prende una cosa vecchia (il folk d’autore, quello anni ’70) e la declina ancora facendo sparire, come per magia, la polvere dal modello di partenza. (Marco Sideri)

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MICHAEL BUBLÉ - Nobody But Me

Parlare di Michael Bublé può anche essere stucchevole e sicuramente è ininfluente (tra l’altro due aggettivi che si adattano perfettamente alla sua musica). Ma solo se ci si appropinqua al soggetto come se fosse un artista qualunque. Errore, Michele, che è un intenditore, va studiato come si studia un marchio, un’azienda, una slot-machine, una macchina da soldi insomma. Prendete il suo sito, www.michaelbuble.com: vi accoglie una slide con quattro di quattro faccioni, uno per confermarvi che sì, siete proprio nel suo sito; una con la sua foto attuale e quella di quando aveva 7 anni che, in un “3 D lenticolare” recita il comunicato stampa, unite nella copertina del CD; una con la foto del suo nuovo profumo, By Invitation, fine fragrance for women, presentato il 24 agosto scorso a New York; e l’ultima che vi conduce al suo fan club, dove avreste potuto acquistare per soli 123 dollari e 99 centesimi il Luxury Package e cioè disco autografato, profumo, porta-occhiali e borsa (di pezza) del vostro amato; avreste, se foste stati veloci, perché tutto quel ben di dio è sold-out, terminé, finito; dovete accontentarvi del Glam package a soli 97 dollari (e 99 certo) da cui il crudele ha tolto l’autografo e la borsa (di pezza). Che importanza volete poi che abbia la musica: 10 brani, 35 minuti scarsi di brani originali (dove si fa aiutare da Meghan Trainor e da Black Thought uno dei Roots), standard (“The Very Thought of You”, “My Baby Just Cares for Me”, classici del pop (“God Only Knows”, sì quella di Brian Wilson) e due brani curiosamente usciti nel mercato anglo-sassone a pochi mesi di distanza, ma nel 1961, “My Kind of Girl" e “On a Evening in Rome (Sott'er celo de Roma)”, originariamente cantate da Matt Monro e Dean Martin. Ecco il punto: Bublé vive nel 1961, in pieno boom economico, tra Vacanze Romane e Dolce Vita, in cui in Italia “c'è la luna brilla e strette/ Strette come è tutta bella a passeggiare/Sotto il cielo di Roma” (cit.). E Nessuno, tranne lui, può permettersi di cantare a metà tra Bobby McFerrin e Louis Prima, nella canzone che dà titolo all’album, un manifesto programmatico, anzi, meglio, un piano industriale vero e proprio. Dling dling, due ciliegie e una fragola, un altro gettone please. (Danilo Di Termini)

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SHIRLEY COLLINS - Lodestar

Lodestar è il grande, grandissimo ritorno sulle scene per Shirley Collins; l’ottantunenne folksinger non cantava e incideva da quasi quarant'anni a causa di un problema chiamato disfonia, che è, più o meno, la perdita delle abilità necessarie a cantare; sembra che il problema sia nato dopo la traumatica   separazione da Ashley Hutchings, il turbolento creatore di gruppi come i Fairport Convention, gli Steeleye Span e la Albion Band. Recentemente,  grazie anche a David Tibet dei Current 93, la Collins  è tornata  sul palco per narrare la sua storia e piano piano riprendere confidenza con la sua arte; solo ora, superati anche alcuni problemi di salute,  esce questo nuovo disco, registrato nel suo cottage e concepito con l'importante aiuto di Ian Kearey ( già bassista nella Oyster Band degli inizi) e i due Cyclobe(ed ex Coil) Ossian Brown e Stephen Thrower.  Il repertorio è assolutamente consono alla storia della Collins e agli stilemi  folk revival inglese del quale fu  una delle iniziatrici (Folk Roots, New Routes con Davey Graham è del ‘64)  ma ci sono anche interessanti connubi con il folk americano, che riportano al suo passato di ricercatrice negli USA con il grande Alan Lomax.

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