Rock

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LCD SOUNDSYSTEM - American Dream

L’ironia di questo disco (che a scanso di equivoci è ottimo) sta nel fatto che LCD Soundsystem (e il loro padre-padrone James Murphy) sono oggi dei classici; mentre quando hanno iniziato, nei primi 2000 o giù di lì, stavano sulla cresta dell’onda sonica. Erano la rivoluzione; sono istituzione. Si erano sciolti (nel 2011) e sono tornati. “American Dream” è un album dimesso, piega a una riflessione (adulta, stratificata) suoni e modi un tempo tempestosi (elettronica, techno, dopo punk). Le canzoni sono lunghe e complesse con un cuore pop che sfocia in ritornelli (call the police) e movenze disco (tonite) alternati a pseudo ballate avvolgenti e a battuta bassa (oh baby). Il quarto disco degli LCD Soundsystem è una aggiunta sostanziale e sostanziosa a un catalogo già valido. È un disco rock che non usa un linguaggio rock. È un classico/moderno. (Marco Sideri)  

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DETROIT EMERALDS - I Think Of You - The Westbound Singles 1969-75

La Westbound Records, attiva a Detroit dal 1968 al 1979, nonostante i primi album dei Funkadelic, qualche successo nell’epoca disco con Ohio Players, Fantastic Four (“Night People) e C.J. & co. (“Devil’s Gun”) e pur con una coppia di produttori come Dennis Coffey e Mike Theodore (il primo album di Rodriguez del 1970 era opera loro), non ha mai raggiunto lo status della sua concittadina Motown, ma neppure quello più circoscritto di etichette di genere come Salsoul o Philadelphia. Oltre agli artisti citati poteva contare anche sui Detroit Emeralds, gruppo vocale formato da Ivory e Abrim Tilmon ai quali si era aggiunto, dopo la dipartita di altri due fratelli, l’amico d’infanzia James Mitchell. Raggiunto il Michigan dall’originario Arkansas, i tre erano approdati all’etichetta con un  album che nel 1971 aveva piazzato tre singoli nella Billboard Hot 100. L’anno dopo è la volta di You Want It, You Got It” (in copertina una bella ragazza e una Mercedes, che nella Motor-town doveva suonare come un vero e proprio affronto), con altre tre hit, tra cui  "Feel the Need in Me", che resterà il loro successo più limpido, tanto da essere riproposto quattro anni dopo nell’album omonimo, in una versione dilatata da Tom Moulton che lo trasfomerà in pezzone da dancefloor. Ma la compilation si ferma prima - lasciando fuori anche l’ultimo  “Let's Get Together” -  perché dopo il terzo album “I'm in Love with You”, il gruppo si era preso una pausa tanto che James Mitchell aveva fondato i Floaters (e scritto un enorme successo come “Float on”). Insomma una raccolta che un piccolo sforzo avrebbe potuto essere più completa e mostrare al meglio l’evoluzione di un gruppo non di primo piano ma comunque interessante e che si sarebbe sciolto di lì a poco con  la morte a soli 37 anni di Abrim Tilmon. (Danilo Di Termini)

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CURTIS HARDING - Face Your Fear

A due anni da un esordio interessante, ma che si inseriva senza troppi scossoni nel filone del ‘Soul Revival’, ritorna l’ex corista di Cee-Lo Green e Outkast, oltre che co-leader dei Night Sun insieme a Cole Alexander dei Black Lips. La produzione questa volta è affidata a Danger Mouse, ma Curtis Harding dimostra di avere le idee chiare su quello che vuole fare: lui lo definisce Slop ‘n’ soul, un funky (che significa anche puzzolente) cucinato con gli avanzi (Slop, il cibo che aggiungi al pastone dei maiali), un cocktail a forte presenza black, mescolato con ingredienti psichedelici ed elettronici. Se questa tendenza si intravedeva appena nel precedente “Soul Power” (in particolare nella riuscitissima “Freedom”), qui prende decisamente il sopravvento, permettendogli di discostarsi con profitto dai riferimenti classici del genere (che pure restano come nel suono decisamente Motown di “On and on” o di “Need Your Love”). Gli episodi migliori sono così l’iniziale “Wednesday Morning Atonement”, il mezzo tempo di “Welcome to my World” o la conclusiva “As I Am”, anche se forse un po’ di coraggio in più avrebbe giovato al risultato complessivo. (Danilo Di Termini)

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JOE HENRY - Thrum

A tre anni da “Invisible hour” e dopo il progetto dedicato al mito della ferrovia di “Shine A Light” insieme a Billy Bragg, ritorna Joe Henry, musicista che nell’immaginario, nonostante quattordici album alle spalle, resta più un produttore di successo che un songwriter a tutti gli effetti. Invece Henry ha già ampiamente dimostrato buone abilità di scrittura, oltre alla capacità, ineluttabile per un produttore, di utilizzare al meglio musicisti anche lontani dal suo universo, come accadde con Ornette Coleman in “Scar”. Questa volta la scelta di registrare live in studio con la tecnica del direct-to-tape, con un gruppo limitato ad un trio in cui alla sua chitarra fanno da contrappunto i fidati David Piltch al basso e Jay Bellerose alla batteria (con qualche aggiunta occasionale di tastiera e fiati, questi ultimi del figlio Levon) segna il disco con atmosfere sommesse e malinconiche. Si potrebbe pensare ad un progetto da rubricare all’interno della categoria ‘americana’, ma come accade per tutti i grandi alla fine la definizione di genere risulta stretta per l’originalità di un autore e di un disco da assaporare con la giusta attenzione per scoprirne appieno le molteplici sfumature. (Danilo Di Termini)

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42 DECIBEL -  Overloaded

Nostalgici  degli Acdc di Bon Scott, ugola scorticata e suono non esattamente rifinito? Ecco il disco per voi. E siccome il mondo è globalizzato, anche troppo, se non  avete storto il naso sul fatto che i ragazzi di Highway to Hell arrivavano dalla terra dei canguri, non lo storcerete neppure di fronte all'evidenza del dato che ci racconta come i 42 decibel arrivino dall'Argentina. Quindi: chi si aspetta qualche seppur debole eco di tango a infiltrare la spessa matassa hard rock, è completamente fuori strada. Qui si suona dall'inizio alla fine uno spietato, rauco, fumigante hard rock di scuola Acdc, con occasionali pennellate zeppeliniane, accenni alle bande southern rock più dure, ad esempio i ZZTop, e via citando. Si sarà compreso: come per i Buffalo Summer, qui è attiva una macchina del tempo con il puntatore rivolto al passato: un (bel) disco così, di hard rock puro e nudo potrebbe essere uscito nel '71, e non cambia di una virgola nulla. Né la considerazione ex post, né l'amore per certe faccende con i watt tutti dichiarati, e i Marshall che cominciano a fumare, a fine scaletta.  (Guido Festinese)

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SHILPA RAY - Door Girl

Viviamo in un epoca ‘retro’, lo ripetono ormai tutti fino alla nausea e non si capisce se per giustificare una mancanza di prospettiva futura o perché siamo (auto)condannati a replicare il passato nella speranza di riuscire a modificare il presente, come fa Bill Murray in “Ricomincio da Capo”. In ogni caso, ogni iniziativa nostalgica risulta assolutamente sterile e fine a se stessa, se è incapace di concepire al suo interno una consapevolezza che permetta di superare l’inutile rimpianto di un ‘antico’, spesso solo immaginato e mai vissuto. Shilpa Ray, un passato post-punk da front-woman di gruppi come  Beat The Devil e Happy Hookers, ha sovente rivolto lo sguardo indietro (una magnifica versione di “What A Difference Day Makes” uscita in musicassetta, una cover di Prince, “When Doves Cry”, pubblicata solo in 45 giri l’anno scorso), ma in maniera (ri)evocativa e mai commemorativa, arricchendo sempre la proposta con il vissuto della propria esperienza. Così la ragazza della porta (accanto) del titolo non è l’ideale donna che tutti vorrebbero sposare, bensì il resoconto del suo lavoro come addetta all’ingresso di un club  del Lower East Side di New York. Tra quelle strade può accadere di ritrovarsi in mezzo al delirio di “EMT Police and the Fire Department”, alle sonorità hip-hop di "Revelations Of A Stamp Monkey", al pop anni ‘50 di “Shilpa Ray's Got a Heart Full of Dirt” dove fa capolino il riff di “Tears of my Pillow” di Little Anthony & the Imperials. La voce affascinante, limpida come solo una certa Debbie Harry riusciva ad essere, sporca come ogni cantante di blues che si rispetti, si fonde con un’originalità musicale (che comprende l’uso dell’armonium, omaggio alle sue ascendenze indiane) davvero rara di questi tempi. (Danilo Di Termini)

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