Rock

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BOB DYLAN - The Rolling Thunder Revue - The 1975 Live Recordings

Uscito in contemporanea con l'omonimo  film di Martin Scorsese ''The Rolling Thunder Revue" (da vedere assolutamente) il cofanetto in esame raccoglie in quattordici CD le testimonianze dello spettacolare circo della Revue, così divisi: dieci CD che raccolgono cinque concerti registrati professionalmente; tre CD di prove (monofoniche ma molto buone) e un CD "bonus" di esecuzioni rare ( e di qualità alterna). Tutti i documenti sono relativi ai concerti del 1975, poiché la tournée del 1976 ebbe scarsa fortuna. Ad un primo ascolto si resta impressionati proprio dalle prove, piene di brani in evoluzione,  in rilettura o inaspettate cover. Concentrandosi meglio, magari con l'aiuto delle immagini del documentario, la grande potenza dell'ampia band (con Roger McGuinn, Mick Ronson, Joan Baez e molti altri) si svela nei concerti, e lì lo stesso Dylan è inarrestabile nel trasfigurare i brani con una grinta senza precedenti.

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RICKIE LEE JONES - Kicks

Persa di vista più volte, Rickie Lee Jones, dopo i successi degli inizi (il disco omonimo, Pirates) ha prodotto successivamente  dischi di vario spessore, senza centrare più dischi memorabili. Molti sono interamente composti di cover e Kicks è uno di questi, il quarto della serie. Come come sempre la scelta dei brani proposti è molto varia: si va dalla My Father’s Gun di Elton John ai  Bad Company (il brano omonimo in una versione curiosa ma efficace) fino alla coppia Brecht-Weill (una Mack The Knife di cui non si sentiva molto il bisogno, per la verità). È un disco comunque molto piacevole che ci riserva anche alcune sorprese come Houston, il brano di Lee Hazlewood cantato, tra gli altri,  anche da Dean Martin, e l’inserimento di un popolarissimo brano degli America, la malinconica Lonely People, che sembra funzionare come singolo introduttivo dell'album. (Fausto Meirana)

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JULIA SHAPIRA - Perfect Version

Sagace ironia: una musicista che intitola il suo ultimo disco di squadra con le altre, le Chastity Belt, “Passavo un sacco di tempo da sola”, 2017, e adesso si trova davvero a passare parecchio tempo da sola: perché è finita una storia importante, perché purtroppo a volte il diavolo ci mette lo zampino sulfureo, e ti rifila qualche brutta staffilata fisica. Julia Shapira ha deciso a un certo punto che la cura migliore era una sola: la musica. S’è chiusa nel suo monolocale a Seattle, e ne è uscita con dieci brani scheletrici e nebbiosi, ulteriormente sottolineati da una sfocatura lo – fi nella registrazione della sua voce -  a volte doppiata - che aggiunge indubbio fascino. Se siete sensibili all'argomento, si intende.

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BILL CALLAHAN - Shepherd In A Sheepskin Vest

Sono passati sei anni da Dream River, e di Bill Callahan poche notizie, praticamente solo il bel  Live At Third Man dello scorso dicembre. Ben altre notizie sul fronte privato: una moglie, Hanly Banks e un figlio, Bass. Inevitabilmente la vita scorre poi nell'arte, e molti dei brani di Sheepskin In A Sheepskin Vest coinvolgono situazioni legate alla famiglia e all'apparente, nuova, stabilità. Ci sono anche brani sulle perdite, visto che Callahan ha perso di recente la madre. In ogni caso il denso contenuto dei testi non sembra quasi mai pessimista, qualche piccolo segno dubbioso lo si trova solo  nella cover di Lonesome Valley e nello stridente ultimo brano del disco The Beast. Voce sempre in primo piano, profonda come sempre e arrangiamenti sostanzialmente acustici che la valorizzano. Probabile disco dell'anno, comunque. (Fausto Meirana)

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Non è un nome sulla bocca di tutti dalle nostre parti Jaime Michaels, ed è un peccato. Eppure ha alle spalle tredici lavori discografici. I molti ascoltatori di songwriter modaioli a mezza strada tra new folk e indie rock però  dovrebbero ascoltarlo, e magari anche cercare le prove precedenti di questo ex rocker di Santa Fe convertito alla formula del cantautore, come si dice dalle nostre parti: difficilmente troverete un gusto musicale così maturo nell’alternare ballad pressoché perfette (qui ad esempio They Call Me Hank) a saltellanti e sapidi episodi tex mex ( Bag O’ Bones), a episodi che sembrerebbero usciti dalla penna indimenticabile di Tom Petty (Carnival Town). Volete il valore aggiunto, anche? Arriva, e col botto. La sesta traccia si Intitola Rimmel: ed è proprio il glorioso brano del ‘75 di De Gregori, reso come una mercuriale ballata dylaniana con una traduzione in bilico esatto tra rigore e licenza poetica. (Guido Festinese)

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CALEXICO AND IRON & WINE - Years To Burn

Quattordici anni dopo In The Reins, ecco la nuova collaborazione tra i Calexico e Iron&Wine; sia gli uni che l’altro  vengono da due dischi recenti piuttosto riusciti (meglio però Beast Epic, ultimo sforzo del barbuto cantautore, che The Thread That Keeps Us, disco di transizione per i Calexico). Ancora una volta fa la parte del leone Sam Beam, gestore unico del nome Iron&Wine; scrive quasi tutti brani e infonde il suo stile all'intero progetto. Va detto però che il gruppo di Joey Burns e John Convertino si trova parecchio a proprio agio a fare la backing band, con un dosaggio del gusto sempre perfetto e saporito. Years To Burn è un disco ancora una volta piacevole, senza guizzi particolari, se non la mini trilogia di The Bitter Suite, dove la mistura dei due artisti funziona meglio, lasciando aperte le porte verso qualcosa i più stimolante. (Fausto Meirana)

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