Rock

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LISA HANNIGAN - At Swim

Lisa H (irlandese, al terzo disco lungo) è una rappresentante del ceto medio musicale; ceto che, come quello medio e basta, sta scomparendo insieme con l'industria musicale come la conoscevamo. Medio perché sospeso tra tentazioni indipendenti e precisione emersa; medio perché malinconico ma con giudizio, senza esagerare o strafare; medio perché buono per navigati ascoltatori e passanti distratti. Le undici ballate qui sono acustiche e spaziose, prodotte da Aaron Dessner di casa National, ben scritte e ben suonate, con arrangiamenti da colonna sonora di un film intimo (We, The Drowned è un esempio magistrale tra tocchi di piano e archi tenebrosi). Meno diretto dei due dischi che l'hanno preceduto, At Swim è anche più complesso e completo, più maturo, si sarebbe detto un tempo. Una bella sorpresa in minore, per cominciare l'autunno. (Marco Sideri)

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FAIRPORT CONVENTION - Live in Finland 1971

La scena è quella del Ruisrock Festival, Turku, in Finlndia, l'anno è il 1971. Il gruppo che si presenta sul palco ha poco a che fare, a livello di organico, con la band (filo-americana nelle scelte) di poco tempo prima. Il focus ora è tutto su un repertorio di “traditional” inglesi, ma il diverso assestamento di musicisti è di eccellenza, comunque: è rimasta l'implacabile chitarra ritmica (soprattutto) di Simon Nicol, c'è Dave Mattacks alla batteria, Dave Pegg al basso, e soprattutto quel folletto dal fraseggio incandescente sul violino elettrificato che è Dave Swarbrick. Racconta lo stesso Nicol nelle note che il gruppo a quel punto aveva un piglio allegro ed aggressivo che poteva ricordare i Creedence Crelarwater Revival nell'impatto, anche se la base erano vorticosi tour de force nell'affrontare antichi classici “british” a velocità radiante. Ecco allora che, al riascolto, questo nastro perfettamente inciso ci restituisce un'istantanea necessaria e che mancava dei Fairport, in uno dei loro momenti più intensi. E una Mason's Apron così acida, indiavolata e veloce non l'avete mai ascoltata. (Guido Festinese)

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 JAYHAWKS - Paging Mr. Proust

E dunque: Mark Olson se n'è andato, e sembra per non tornare più. Ha altro da fare. E le sorti di un marchio discretamente glorioso come quello The Jayhawks sono nelle mani e nella testa di Gary Louris, che ha dovuto affrontare un bel plotone di diavoli, per uscire dal torpore chimico che l'aveva quasi stroncato. Tant'è che un brano si intitola “Leaving the Monsters Behind”. Però i  miracoli a volte accadono, lo sappiamo, e così va a finire che Paging Mr. Proust è un disco straordinariamente vivo e vegeto, come nessuno si sarebbe aspettato. L'alt country d'origine fa capolino solo in qualche punto, dove sulla pulsazione fluttuante del tutto entra una bella chitarra rumorosa e strappata, alla Wilco. Ad esempio in Ace. Il resto invece si muove in una sorta di crepuscolare dark power pop, per così dire, che a volte ruba spiccioli di canto ai Beach Boys, più spesso ai Byrds più problematici, quasi sempre è onore delle armi al riferimento più diretto di tutti, i REM (sarà un caso che Peter Buck sia uno dei produttori?). Molti i brani memorabili, quando proprio non te li saresti attesi, da una band orfana. Bentornati, anche con il cambio di prospettiva. (Guido Festinese)

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MEDITERRANEAN ENSEMBLE - Shurhùq

“In un momento storico di crisi tra i popoli e scontri ideologici, la nostra curiosità per le musiche tradizionali e moderne di tutta l'area del Mediterraneo ci fa sentire parte di una nazione senza dei confini, dove la musica ci fa ritrovare segni e storie millenarie, che fondendosi tra loro diventano la colonna sonora di una nuova identità culturale”: così, si presentano nelle note i quattro musicisti del Mediterranean Ensemble. Due maneggiano chitarre e corde etniche (il saz), uno il contrabbasso, il quarto batteria e percussioni, etniche e no. C'è poi la voce bella e “antica” di Uccio Aloisi ad introdurre la storica Tarantella del Gargano. Per il resto qui troverete, in mobilissimo assortimento, variazioni sul fado, la virtuosistica Ciarda di Monti che già Beppe Gambetta ha riportato all'attenzione qualche tempo fa, un brano di Theodorakis, la ripresa di un brano di Eugenio Bennato, un piccolo tributo a Django Reinhard e lo swing moanouche, ed altro ancora. A spasso per il Mediterraneo, davvero, e sotto l'influenza dello Shurhùq, il vento scirocco: come dovrebbe essere, e come integralismi incrociati non ci permettono (quasi) più. (Guido Festinese)

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ROBERT REED - Sanctuary II

Se qualcuno, il prossimo 6 ottobre, si troverà dalla parti di Bath, dove hanno sede i leggendari studi di registrazione della Real World di Peter Gabriel, potrà ritrovarsi faccia a faccia con Mike Oldfield alle prese con Tubular Bells. O no? Quasi. In realtà ora si fa chiamare Robert Reed, il suo nuovo cd, che verrà eseguito per intero, si intitola Sanctuary II, ed è l’anello di congiunzione perfetto tra Ommadawn e Hergest Ridge. Reed è un bell'enigma: il chitarrista di Magenta e Compendium in realtà s'è studiato un settaggio della sua sei corde esattamente identico a quello di Oldfield, ne ha studiato il fraseggio “liquido” fino a poterlo riprodurre mimeticamente, ha cominciato a pensare come lui, per suite estese e cangianti, e, non contento, ha imparato a suonare una trentina di strumenti, campane tubulari comprese. Quasi inquietante. Perché poi la musica di Sanctuary è splendida e oldfieldiana davvero, sembra un inedito dal 1975. Per cui si resta stupiti, avvinti, e lievemente perplessi. Edizione deluxe, con un cd di remaster e inediti, e un dvd sull'intero progetto. (Guido Festinese)

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 CROSBY, STILLS, NASH & YOUNG - Roosvelt Raceway, Westbury, NY, September 8th, 1974

Un paio d'anni fa ci fu il monumentale cofanetto in tre cd e un dvd, a documentare con immagini e suoni uno dei più riusciti tour di tutti i tempi. Con bella messe d'inediti, e un suono pressoché perfetto. Alla collezione potete ora aggiungere questa registrazione radiofonica che documenta invece una sola serata: i classici ci sono quasi tutti, in un paio di brani compare a sorpresa Joni Mitchell, non annunciata. Il che rende ancora più gustosa l’apparizione della signora canadese. I punti più alti? Una versione di Almost Cut My Hair da lucciconi, una Southbound Train da incorniciare. Ma che bello verificare anche che i nostri non erano solo macchine da suono perfetto e californiano doc, a prova d’errore: ad esempio nell'inizio precario di Another Sleep Song. (Guido Festinese)

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