Rock

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RICHMOND FONTAINE - You Can't Go Back If There Is Nothing To Go Back To

Se la musica è oggi perlopiù un affare di tribù (e la musica è oggi perlopiù un affare di tribù) allora i RF appartengono alla tribù dei tradizionalisti americani senza grilli per la testa; nessuna contaminazione, nessun compromesso: frontiera, polvere, country rock e pedalare. Questo disco (l’ultimo della serie, dicono loro) arriva a confermare l’identità e le radici del gruppo dopo i tentativi (riusciti a metà) di cambiare passo dei lavori precedenti, e la fuga del cantante e autore Willie V verso altri lidi (un’avviata carriera da romanziere). Willie torna ai RF come i cowboy di tanti vecchi film: per vendicare la visione musicale di un gruppo, da sempre rimasto ai margini per questioni di tempismo (infelice) e (avversa) fortuna. Ne esce un album a metà strada tra il Nebraska di Springsteen e gli esordi dei Wilco. Addio e grazie, RF. (Marco Sideri)

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STEVE MASON - Meet The Humans

Un bel gioco è trovare il talento nascosto di turno. Il nome che il pubblico ha dimenticato/ignorato ma che meriterebbe altre fortune. Una bella fetta di quel che resta del mercato musicale si basa su questo gioco (vedi le millanta ristampe di geni incompresi che affollano il panorama). Steve Mason (già alla guida della Beta Band, rovinosamente schiantata alla fine dei 90 dopo promosse di gloria) è perfetto come talento nascosto. Per cominciare fa pop, solitamente musica estranea ai talenti nascosti (che preferiscono le ombre del folk o della sperimentazione). Poi lo fa molto bene: sposando un vocabolario vario (elettronica, folk, malinconia inglese, qualche tentazione dance) a una scrittura sempre riconoscibile. Nonostante ciò, resta nascosto Steve, a pubblicare dischi a ciclo più o meno continuo. Meet The Humans è uno dei migliori. (Marco Sideri)

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MOGWAI - Atomic

Com’è stato notato giustamente, e dunque si tratta di ribadire il concetto,  il post rock va a nozze con le colonne sonore e la documentaristica più varia, dalle faccende che hanno a che fare con la natura alle più minacciose declinazioni apocalittiche macchinistiche. Ce l’ha nel Dna, la capacità descrittiva: il post rock è di per sé musica per film ch eci sono o che non ci saranno mai, come fu, troppi anni fa ormai, il sontuoso Manhole di Grace Slick. I Mogwai si sono già messi alla prova diverse volte con le colonne sonore, da Zidane. A 21st Century Portrait  alle dolci e minacciose soluzioni escogitate per Les Revenants, dunque non sono dei novellini. E il risultato calza esattamente sulle aspettative, fatta la tara necessaria sugli elementi che qui ci devono essere per forza e per causa maggiore: Atomic: Living in Dread è un documentario di Mark Cousins su benefici (scarsi) e problemi enormi (molti) dell’arrivo dell’era dell’energia atomica. Qualcosa che peraltro aveva già affrontato, mutatis mutandis , il grande Steve Rothery in The Ghosts Of Pripyat. E Pripyat torna, qui, con gli spettri di Chernobyl. Dunque mettete in conto climax aggressivi - o insinuanti- e incombenti, fruscii sinistri e sinusoidi arrembanti di sintetizzatori, melodie che crescono come fiori di campo e diventano liane maligne, momenti di pura bizzarria kraut rock e dolcezze assortite. Né il nuovo album dei Mogwai, né una pura colonna sonora. Uno strano stare nel mezzo, che se usato in dosi controllate rientra a pieno titolo nelle esperienze ben riuscite del combo scozzese. (Guido Festinese)

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HAMMOCK - Everything And  Nothing

Gli Hammock sono il duo dei chitarristi Marc Byrd e Andrew Thompson. A dieci anni dalla sua formazione a Nashville, TN, la band è diventata un punto fermo della musica moderna, con il suo sound unico forgiato da elementi ambient, elettronici, neoclassici e post‐rock. Byrd e Thompson lo descrivono semplicemente come "Southern Ambient", citando gli ampi spazi aperti delle zone rurali del sud. Gli Hammock hanno inciso sei album e 5 EP, numerosi singoli e tracce di beneficienza ('For Nihon' per le vittime dell'uragano e dello tsunami in Giappone e '... and Darkness Came' per assistere le vittime dell'uragano Sandy) e hanno creato diversi remix per BT, Helios e tanti altri. Il settimo album in studio, "Everything and Nothing" non mancherà di stupire i fan, ed è missato da Peter Katis (The National, Interpol, Jonsi) e masterizzato da Greg Calbi.

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WILLIAM FITZSIMMONS - Charleroi

"Charleroi" è la seconda metà della storia iniziata con "Pittsburgh". "Pittsburgh" parlava della nonna che Fitzsimmons conosceva. "Charleroi" parla di quella che non ha mai visto. Il padre è stato lasciato in ospedale in fasce, affetto da pertosse. È stato lasciato per diversi mesi, orfano, finché non è stato adottato da un medico gentile che è diventato suo padre. Nulla si è mai saputo della famiglia biologica. Nel 2015, dopo 60 anni di attese e ricerche, la famiglia è stata trovata. Purtroppo era stato detto loro che il bambino era morto nella sua infanzia, e la madre biologica è morta anni dopo senza aver mai avuto la possibilità di vedere suo figlio un'ultima volta. Il suo nome era Thelma ed è la nonna biologica di William. Ed era di Charleroi, Pennsylvania. E questi brani parlano di lei. "The Pittsburgh Collection – Volumes 1 & 2: Pittsburgh & Charleroi" altro non è che l'edizione in vinile che contiene entrambi i miniCD ed a tutti gli effetti il nuovo album di William Fitzsimmons.

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 CARRIE RODRIGUEZ - Lola

Qualcuno forse il nome lo ricorderà, quando Carrie era il contraltare femminile di Chip Taylor. Dischi in duo belli e intelligenti di country rock contemporaneo. Poi lei ha deciso di approfondire le conoscenze strumentali (suona, benissimo, l'inconsueta chitarra tenore a quattro corde e il fiddle), ed ha anche cominciato a scrivere splendide canzoni, senza dimenticare però mai però che il suo cuore batte colpi alternati: è una Texana di Austin, ma il cognome dichiara anche molte, molte stille di sangue messicano. Praticamente l'incubo musicale di Donald Trump. Adesso con Lola esce, a testa alta, con un disco che oltre a presentare struggenti versioni di classici latini offre anche struggenti ballad in inglese, e un tono indolente e avvolgente che conquista al primo ascolto. C'è un ulteriore segreto. La chitarra elettrica country rock quasi “metafisica” come quella di “Paris,Texas” di Ry Cooder è quella di Bill Frisell. Evidentemente divertito e partecipe di questa curiosa avventura tex mex pura. (Guido Festinese)

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