Rock

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THE FLAMING LIPS - Oczy Mlody

I Flaming Lips sono dei cazzari (è termine tecnico in questo caso) e come tali vanno presi (o lasciati). Hanno scritto canzoni meravigliose e stratificate (Soft Bulletin), fatto rock indipendente quando ancora il genere esisteva, fatto rumore e stupidaggini, meraviglie sperimentali (Embryonic, Zaireeka) e pacchi (i rifacimenti di Beatles e Pink Floyd). Hanno anche avuto un bel po’ di successo e guadagnato (in ogni senso) la libertà di fare i cazzari. E veniamo a Oczy Mlody che si piazza, comodo, nel mezzo dei molti FL passati: è un disco sconclusionato (i testi vengono in buona parte da una traslitterazione dei fonemi del polacco, flirta con hip hop e r’n’b) e affascinante (ha un passo lento e melodioso, strati di suono e melodie che vanno e vengono). È un disco psichedelico con gracidare di ranocchie e bassi soul (Listen To the Frogs With Demon Eyes). Fate voi (a me piace molto). (Marco Sideri)

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MICHAEL CHAPMAN - 50

Questo disco ha sia un contesto di riferimento (l’etichetta Paradise of Bachelors e la sua missione di archeologia folk) sia i crismi della retro-modernità (il recupero di un vecchio folksinger di poco successo e relativa fama, con l’aiuto di giovani folksinger e noti ammiratori). Quindi, diciamo che il biglietto da visita è più che buono per entrare in svariate porte (quella di Disco Club di sicuro). È rinfrescante che al biglietto da visita segua anche la sostanza di un disco clamorosamente quadrato: belle canzoni, bei suoni, bella personalità. Pare di sentire una versione country folk del vecchio (e magnifico) Lee Hazlewood di Cake or Death (2006): la voce traballa e quasi insegue le strofe; la musica intorno è appoggiata a una tradizione andata ma tesa verso suoni più liberi (Chapman era un non-allineato, nei ranghi folk). Bellissime chitarre, in più. (Marco Sideri)

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TIFT MERRITT - Stitch Of The World

Tift Merritt, una  ‘splendida  quarantenne’ del Texas non è una nuova voce del country-rock americano, ma forse nel passato l’abbiamo un po’ evitata e solo ora possiamo rimediare con questo bel disco (il sesto, solamente, in quattordici anni). La Merritt sconta un po’ la somiglianza del suo repertorio, e certi vezzi vocali, con la grandissima Emmylou Harris; niente di male, comunque, vista la notevole classe di questo disco, prodotto da Sam Beam (Iron&Wine) e arricchito dalla partecipazione  di sidemen  di prima grandezza come il batterista  Jay Bellerose (Joe Henry, Allen Toussaint, Regina Spektor ecc.) e il chitarrista Marc Ribot (Tom Waits, Elvis Costello e mezzo mondo insieme…). Naturalmente anche il barbuto produttore offre, a gratis, immaginiamo, il suo caratteristico apporto vocale in alcuni brani. Bel lavoro, per ingannare bene  il tempo aspettando Emmylou… (Fausto Meirana)

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DEAR READER - Day Fever

Dear Reader è il nome con il quale l’artista sudafricana (ma residente a Berlino) Cherilyn  MacNeil prosegue il lavoro del gruppo fondato nel 2008 con il bassista Darryl Torr;  Sommando  le due incarnazioni, Dear Reader arriva al quinto album, Day Fever,  confermando  la buona vena che consiste in un pop alternativo con arrangiamenti vocali e strumentali di grande efficacia, immediatamente godibili fin dal primo ascolto. Veramente ben riuscito il singolo, I Know You Can Hear It, che nella tracklist viene posizionato verso la conclusione dell’album, preceduto da tre importanti brani: il  moderatamente sperimentale Wake Him , con un bel arrangiamento di fiati,  il delicato ed intimo Placate Her e il percussivo e misterioso If Only Is . Ottimo disco per chi ama le voci femminili non banali, tra Kate Bush e Laura Gibson, diciamo, per stimolare la curiosità… (Fausto Meirana)

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MACY GRAY - Stripped

Sono molti anni che Macy Gray semina, ma il grande raccolto deve arrivare, a dispetto di belle avventure come la rilettura integrale di un disco di Stevie Wonder, o le collaborazioni con Carlos Santana. Chi per caso non avesse ancora incrociato le piste di questa magnifica signora delle note, in pratica una voce alla Tina Turner con angoli screziati di sapide stregonerie alla Kate Bush, o alla Alela Diane, passando pure per Janis Joplin, cominci pure con questo nuovo Stripped. Si fa accompagnare da piccoli stregoni del jazz mainstream contemporaneo, un nome su tutti: il trombettista stellare Wallace Roney, e tira fuori dal cilindro una voce drammatica, screziata, allusiva. La magia comincia con l'iniziale Annabelle, prosegue con il cinque quarti smagliante di Sweet Baby, transita poi, verso la fine, per la più bella versione della Redemption Song marleyana che sia stata realizzata ad oggi, tutta spigoli e impuntature. Una meraviglia. (Guido Festinese)

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HOPE SANDOVAL & THE WARM INVENTIONS - Until The Hunter

La storia della musica (pop) è anche storia di cotte e innamoramenti: le folle che urlano isteriche per i Beatles, le lettere d’amore (i tweet d’amore) alla pop star di turno. Ogni genere musicale ha i suoi/le sue icone; mutatis mutandis, ovviamente. Bene, Miss Hope Sandoval è un’icona, per il dream pop/folk dei tardi anni ’90 con la sua voce sussurrata e i suoni (tra)sognati che l’hanno circondata nei Mazzy Star e poi per una peripezia tra progetti (i Warm Inventions appunto, condivisi con il batterista Colm O’Ciosoig di casa MBV) e collaborazioni (da Bert Jansch ai Jesus & Mary Chain). Until The Hunter inizia benissimo con la lunga Into The Trees, uno sfondo informe di elettronica e nebbia su cui si adagia la voce di Hope, e vira poi verso ballate folk, restando sospeso tra (timide) sperimentazioni e (rassicuranti) melodie. Così sono tutti contenti. (Marco Sideri)

Top ten del mese

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