Rock

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 JAYHAWKS - Paging Mr. Proust

E dunque: Mark Olson se n'è andato, e sembra per non tornare più. Ha altro da fare. E le sorti di un marchio discretamente glorioso come quello The Jayhawks sono nelle mani e nella testa di Gary Louris, che ha dovuto affrontare un bel plotone di diavoli, per uscire dal torpore chimico che l'aveva quasi stroncato. Tant'è che un brano si intitola “Leaving the Monsters Behind”. Però i  miracoli a volte accadono, lo sappiamo, e così va a finire che Paging Mr. Proust è un disco straordinariamente vivo e vegeto, come nessuno si sarebbe aspettato. L'alt country d'origine fa capolino solo in qualche punto, dove sulla pulsazione fluttuante del tutto entra una bella chitarra rumorosa e strappata, alla Wilco. Ad esempio in Ace. Il resto invece si muove in una sorta di crepuscolare dark power pop, per così dire, che a volte ruba spiccioli di canto ai Beach Boys, più spesso ai Byrds più problematici, quasi sempre è onore delle armi al riferimento più diretto di tutti, i REM (sarà un caso che Peter Buck sia uno dei produttori?). Molti i brani memorabili, quando proprio non te li saresti attesi, da una band orfana. Bentornati, anche con il cambio di prospettiva. (Guido Festinese)

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MEDITERRANEAN ENSEMBLE - Shurhùq

“In un momento storico di crisi tra i popoli e scontri ideologici, la nostra curiosità per le musiche tradizionali e moderne di tutta l'area del Mediterraneo ci fa sentire parte di una nazione senza dei confini, dove la musica ci fa ritrovare segni e storie millenarie, che fondendosi tra loro diventano la colonna sonora di una nuova identità culturale”: così, si presentano nelle note i quattro musicisti del Mediterranean Ensemble. Due maneggiano chitarre e corde etniche (il saz), uno il contrabbasso, il quarto batteria e percussioni, etniche e no. C'è poi la voce bella e “antica” di Uccio Aloisi ad introdurre la storica Tarantella del Gargano. Per il resto qui troverete, in mobilissimo assortimento, variazioni sul fado, la virtuosistica Ciarda di Monti che già Beppe Gambetta ha riportato all'attenzione qualche tempo fa, un brano di Theodorakis, la ripresa di un brano di Eugenio Bennato, un piccolo tributo a Django Reinhard e lo swing moanouche, ed altro ancora. A spasso per il Mediterraneo, davvero, e sotto l'influenza dello Shurhùq, il vento scirocco: come dovrebbe essere, e come integralismi incrociati non ci permettono (quasi) più. (Guido Festinese)

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ROBERT REED - Sanctuary II

Se qualcuno, il prossimo 6 ottobre, si troverà dalla parti di Bath, dove hanno sede i leggendari studi di registrazione della Real World di Peter Gabriel, potrà ritrovarsi faccia a faccia con Mike Oldfield alle prese con Tubular Bells. O no? Quasi. In realtà ora si fa chiamare Robert Reed, il suo nuovo cd, che verrà eseguito per intero, si intitola Sanctuary II, ed è l’anello di congiunzione perfetto tra Ommadawn e Hergest Ridge. Reed è un bell'enigma: il chitarrista di Magenta e Compendium in realtà s'è studiato un settaggio della sua sei corde esattamente identico a quello di Oldfield, ne ha studiato il fraseggio “liquido” fino a poterlo riprodurre mimeticamente, ha cominciato a pensare come lui, per suite estese e cangianti, e, non contento, ha imparato a suonare una trentina di strumenti, campane tubulari comprese. Quasi inquietante. Perché poi la musica di Sanctuary è splendida e oldfieldiana davvero, sembra un inedito dal 1975. Per cui si resta stupiti, avvinti, e lievemente perplessi. Edizione deluxe, con un cd di remaster e inediti, e un dvd sull'intero progetto. (Guido Festinese)

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 CROSBY, STILLS, NASH & YOUNG - Roosvelt Raceway, Westbury, NY, September 8th, 1974

Un paio d'anni fa ci fu il monumentale cofanetto in tre cd e un dvd, a documentare con immagini e suoni uno dei più riusciti tour di tutti i tempi. Con bella messe d'inediti, e un suono pressoché perfetto. Alla collezione potete ora aggiungere questa registrazione radiofonica che documenta invece una sola serata: i classici ci sono quasi tutti, in un paio di brani compare a sorpresa Joni Mitchell, non annunciata. Il che rende ancora più gustosa l’apparizione della signora canadese. I punti più alti? Una versione di Almost Cut My Hair da lucciconi, una Southbound Train da incorniciare. Ma che bello verificare anche che i nostri non erano solo macchine da suono perfetto e californiano doc, a prova d’errore: ad esempio nell'inizio precario di Another Sleep Song. (Guido Festinese)

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KEB'MO' - That Hot Pink Blues Album

“Quel disco di blues rosa bollente”: siamo abbastanza a digiuno di conoscenze sui doppi o tripli sensi nello slang americano, ma il senso si intuisce tutto, a leggere un titolo così. Quanto meno che ci troverete dentro dolcezze assortite e umorali, magnifiche lascivie in salsa afroamericana. Kevin Moore in art Keb’ Mo’ fa parte di quella generazione di bluesman sessantenni o giù o su di lì (Alvin Youngblood, Otis Taylor, Eric Bibb: quest’ultimo forse il suo specchio) che sono cresciuti con un mare di musica nelle orecchie, compresa tutta la fase ruggente del rhythm and blues e del classic rock. Oggi, secondo decennio degli anni Duemila, si va alla raccolta: ed ecco che, allora, il fluttuare come un’ape di fiore in fiore tra uno shuffle sornione e una scaltrita deriva soul, una ballad tormentone e un brano di rock blues come poteva affrontarlo Johnny Winter o Rory Gallagher non è certo un tabù. Anzi. Questo “live” è un esempio pressoché perfetto di come i veri bluesman siano, innanzitutto, e alla faccia della retorica dell’ “autenticità” grandi entertainer: gente che sa fare spettacolo senza svendersi.E senza svendere il blues. Si arriva in fondo a questo doppio live con la voglia di ripartire da capo. Non poco, di questi tempi. (Guido Festinese)

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NEIL YOUNG - Earth

Ennesimo disco dal vivo per l'instancabile Neil, presente sui palchi italiani proprio in questi giorni; in Earth, però, c'è una di quelle bizzarrie che caratterizzano le ultime uscite del canadese: invece del silenzio o degli applausi del pubblico, tra un brano e l'altro, e altrove, ci sono suoni naturali come api ronzanti, tuoni, uccellini (e uccellacci) assieme a molti altri rumori della natura e delle città. Per quanto riguarda la parte musicale, le canzoni provengono, un po' a macchia di leopardo, dalla sterminata discografia di Young, con significative apparizioni , come Vampire Blues, Human Highway e After The Gold Rush tra i brani d'epoca e ben quattro brani, come ovvio, dal recente The Monsanto Years.

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