Rock

Valutazione Autore
 
50
Valutazione Utenti
 
0 (0)
AA.VV. - Music Inspired by the Film Roma

Attenzione al titolo: questa non è la colonna sonora del film vincitore del Leone d’Oro a Venezia nel 2018, bensì una selezione di brani e cover che il regista Alfonso Cuaron ha chiesto ad alcuni dei suoi gruppi preferiti chiedendogli di lasciarsi trasportare dalla visione del film. Ce n’era bisogno? Probabilmente no, visto che la colonna sonora (ricchissima e in cui le canzoni sono pressoché sempre utilizzate in maniera diegetica, provenendo cioè da una fonte sonora presente e ben identificabile all’interno dell’inquadratura o della scena) è regolarmente in vendita; e come accade spesso in questi casi trova la sua ragione d’essere nella cornice, rappresentata dal film, che racchiude brani e canzoni diversissimi tra loro (da Yvonne Elliman a Perez Prado).

Valutazione Autore
 
78
Valutazione Utenti
 
0 (0)
MAVIS STAPLES - Live in London

Il 10 luglio del 2018 Mavis Staples ha compiuto 79 anni; li ha festeggiati sul palco dell’Union chapel a Londra: giusto un breve Happy Birthday prima di “Touch a Hand”, una delle tre canzoni del live che arriva dal repertorio del gruppo di famiglia, The Staple Singers, con il quale la cantante di Chicago ha esordito a nove anni (le altre due sono “What You Gonna Do” e “Let's Do It Again" scritta da Curtis Mayfield). Il resto del repertorio arriva dagli ultimi dieci anni della sua carriera, quelli successivi alla sua firma per l’etichetta Anti-: “Love And Trust“ di Ben Harper, “Dedicated” di Justin Vernon e M. Ward, “No Time For Cryin'” di Jeff Tweedy. Giusto per segnalare che la signora del soul, dalla voce immutata in intensità e potenza, si circonda del fior fiore della musica attuale; sul palco si fa accompagnare poi da un asciutto ed energico ‘power’ trio formato dal basso di Jeff Turmes, dalla batteria di Stephen Hodges e dalla trascinante chitarra di Rick Holmstrom.

Valutazione Autore
 
79
Valutazione Utenti
 
0 (0)
MICHAEL CHAPMAN - True North

“Che spreco, la giovinezza affidata ai giovani” dice il titolo di una canzone e ci sembra, di questi tempi,  di poter condividere questo pensiero; il secondo disco della nuova vita discografica di Michael Chapman è più denso e meditativo del recente “50”;  i prime tre brani sembrano indagare l’oscuro del tempo, della mortalità, poi il disco si sblocca, anzi si libera con lo strumentale Eleuthera, pur rimanendo di un’intensa cupezza. C’è però spazio per uno sguardo sereno verso un ragazza che canta, nel valzerino country di Full Bottle, Empty Heart. Anche True North è prodotto dal chitarrista e cantautore americano Steve Gunn, che coordina e suona nel piccolo gruppo di musicisti. Oltre ai due ci sono il mago della pedal steel B.J. Cole, il violoncello di Sarah Smout e la voce di Bridget St.John. Il gruppo è affiatato e compatto, lo studio, nella pace del Galles, deve essere un luogo caldo e familiare. Il nord del titolo ha il significato di “giusta direzione”, e Chapman cerca di portarci là, tra le incertezze e gli interrogativi della vita, con la sua chitarra e una voce aspra e dolente. (Fausto Meirana)

Valutazione Autore
 
75
Valutazione Utenti
 
0 (0)
BOB MOULD - Sunshine Rock

Ogni volta che esce un nuovo disco di Bob Mould vado in brodo di giuggiole. D'altra parte, nel corso degli ultimi vent'anni (da quando ne ho 16-17, quindi), ho letteralmente consumato gli album degli Husker Du e degli Sugar (ma anche quelli solisti del compianto Hart e dei suoi Nova Mob), quindi tutto ciò che gira intorno all'ex power trio di Minneapolis mi crea, puntualmente, un misto di agitazione e turbamento. Il fatto è che continuo a ostinarmi - sbagliando (ma è più forte di me) - a cercare in ogni canzone solista di Mould tracce de vecchi Huskers e non sempre questi miei bassi istinti vengono soddisfatti. Dopo 30 anni di carriera solista (e con in mezzo la breve ma folgorante parentesi degli Sugar) noi irriducibili fan di "Zen Arcade" e "Warehosue" forse - e dico forse - dovremmo arrenderci all'evidenza e giudicare i nuovi lavori di Bob con un metro diverso dal solito paragone con il passato. Anche perché in questi tre decenni di attività, a parte qualche disco oggettivamente brutto, il Nostro ha saputo regalarci parecchi bei momenti.

Valutazione Autore
 
80
Valutazione Utenti
 
0 (0)
 STEVE MASON - About The Light

Una delle possibili divisioni della musica pop è tra pop centrale e pop laterale. Il pop centrale è quello pensato per le masse, le classifiche e i lustrini (Michael Jackson). Il pop laterale è quello pensato per masse più piccole, classifiche appartate, lustrini relativi (Beck). Sempre di pop si tratta: melodie, architetture invitanti, arrangiamenti complessi che, all’orecchio, sono morbidi e organici. Il pop laterale ha un sacco di esponenti (Syd Barrett, Flaming Lips).

Valutazione Autore
 
78
Valutazione Utenti
 
0 (0)
 THE GOOD, THE BAD & THE QUEEN - Merrie Land

Ha senso, in qualche modo, recensire questo disco nel mezzo dei dibattiti (politici e pubblici) sulla brexit. Questo disco è, infatti, una reazione alla brexit; un esperimento d’identità britannica in musica per tempi disastrati. Damon Albarn, che è il capomastro di TGTB&TQ, non è nuovo a musica identitaria (britannica e non, basti pensare al progetto Mali Music). Qui, insieme ai compagni di lusso Paul Simonon, Simon Tong e Toni Allen, il tono è tristemente pop; come una giostra in riva al mare d’inverno; organi circensi, ballate in minore, ritmi rotti su melodie folk. Il disco procede in modo coeso, come lavoro unico; non è una raccolta di brani singoli; è una lettera agrodolce da un’isola in fermento. Le canzoni hanno muscoli ritmici (la squadra Simonon/Allen è di prima scelta) ma restano in bianco e nero; ballate pop senza facili scorciatoie. (Marco Sideri)

Top ten del mese

1.
Valutazione Autore
 
86
Valutazione Utenti
 
0 (0)
2.
Valutazione Autore
 
85
Valutazione Utenti
 
0 (0)
3.
Valutazione Autore
 
84
Valutazione Utenti
 
0 (0)
4.
Valutazione Autore
 
74
Valutazione Utenti
 
0 (0)