Rock

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VAN DER GRAAF GENERATOR - A Grounding In Numbers

La prestigiosa etichetta inglese ESOTERIC RECORDINGS, fino ad ora solo specializzata in ristampe, è orgogliosa di presentare il nuovo album dei leggendari VAN DER GRAAF GENERATOR, una delle più grandi ed amate band del PROGRESSIVE ROCK inglese. Il fantastico nuovo album “A Grounding Number” è il dodicesimo lavoro in studio ed il primo realizzato dal trio dal 2008. Nell’ aprile del 2010, PETER HAMMILL (voce, chitarra, piano), HUGH BANTON (tastiere, basso) e GUY EVANS (batteria) si sono ritrovati in Cornovaglia per le session di questo nuovo disco. Il leggendario produttore HUGH PADGHAM (Yes, Emerson, Lake & Palmer, Genesis, Police, Paul McCartney, Peter Gabriel, XTC.. vi bastano??) ha mixato l’ album nel suo studio Sofasound di Londra. Il risultato è “A Grounding Number”, un disco che dimostra come si possa suonare PROGRESSIVE ROCK nel 21° secolo, con 13 brani che uniscono la tradizione del genere con una creatività, originalità e, soprattutto, attualità uniche ! L’ apertura del brano “Your Time Starts Now” manderà i fan in estasi !

CD in vendita da Disco Club a partire da martedì 8 marzo 2011 al prezzo di 15,90 €
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RUBIK – Dada Bandits
Con un nome ispirato al cubo inventato dall'omonimo scultore ed architetto ungherese nel 1974, i finlandesi Rubik sono finalmente disponibili anche in Italia. Il loro è un fresco pop rock, che rilegge in modo fantasioso e personale la lezione, oramai classica, di Radiohead e Coldplay. Come nel caso del puzzle meccanico in tre dimensioni da cui derivano la propria denominazione, anche i Rubik sono cangianti e multicolore. Giocano, come le canadesi Stars, con pause semi-ambientali e ripartenze improvvise. Filamenti di drones tastieristici compattano le tredici canzoni di Dada Bandits. Imprevedibili e giocosi come i primi XTC, estrosi e barocchi, i Rubik si divertono e fanno divertire. Nulla di nuovo sotto il sole, si potrà dire, ma gradevolissimi davvero e molto dotati in fase d'arrangiamenti. Da tenere d'occhio. (Davide Arecco)
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BRUCE COCKBURN – Small Source of Comfort

Dopo il disco dal vivo registrato in piena solitudine, il bisogno di collaborazione ha portato Cockburn alla creazione di questo nuovo disco; la violinista Jenny Scheinman (gìà a fianco del chitarrista Bill Frisell) lo affianca nella gran parte dei pezzi, e lo stesso Cockburn la indica come fonte d'ispirazione e di confronto. Nei cinque brani strumentali il 'flavour' jazzistico è quindi più presente che in passato e il violino fa da controcanto anche nelle classiche ballate del canadese. Un altro segno indicativo è la scrittura a quattro mani con la cantautrice Annabelle Chvostek, che lo accompagna nei due brani condivisi. Inutile dire che, anche se meno immediato, il disco segue la falsariga dei precedenti, testi impegnati si alternano a piccoli sketch di vita 'on the road' mentre fa sorridere, in 'Call me Rose', l'ipotesi di un surreale contrappasso con protagonista nientemeno che l'ex presidente americano Richard Nixon. (Fausto Meirana)

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A HAWK AND A HACKSAW - Cervantine
Come tutte le opinioni può essere condivisa o meno, persino aspramente contestata, ma la world music è nella maggior parte dei casi una iattura. Un calderone eticamente sostenibile di tradizione e plasticosa modernità. Nella maggior parte dei casi. Altre volte funziona. Gli H and a H sono il fisarmonicista Jeremy Barnes e la violinista Heather Trost; con passato indie rock (Barnes era batterista nei Neutral Milak Hotel), i due esplorano da 5 dischi a questa parte la tradizione est europea, il frastuono e la malinconia della musica zingara, con rigore e personalità. Qui mescolano anche suggestioni dal natio Nuovo Messico e Cervantine si presenta come un'unica coinvolgente giga. Cori, nenie, valzer, danze; una girandola di suono che lascia piacevolmente storditi, e abbandona definitivamente ogni radice rock. Insomma, world music, ma di quella buona. (Marco Sideri)

A HAWK AND A HACKSAW suoneranno questo giovedì (31 Marzo 2011) alla Claque in piazza delle Erbe

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ALAN STIVELL - Emerald
Niente di particolarmente nuovo sotto il sole - salvo a tratti un uso più spregiudicato dell'elettricità - e ogni tanto qualche passaggio farraginoso, ma un grande respiro e un'intensa luminosità animano quest'ultimo cd di Alan Stivell. Un lavoro davvero abitato dalla stessa limpidezza e brillantezza di quel verde smeraldo intriso d'acqua che simboleggia i prati d'Irlanda come le spiagge della Bretagna, in una ideale (ma quanto reale!) continuità culturale tra le due terre, tra le quali La Manica funge da vera e propria stoffa di congiunzione. Così Stivell, l'artefice della rinascenza dell'arpa celtica e della musica popolare bretone, a distanza di 40 anni dal suo "Reflets" - il primo disco che lo ha visto nelle vesti di cantante e il primo documento sonoro in cui si è delineata compiutamente la sua concezione musicale - celebra l'ormai mezzo secolo di attività artistica con un convincente ritorno alle proprie radici, nel segno di una tradizione costantemente rinnovata dalla modernità e dalla contaminazione. Grande il dispiego di mezzi per emulsionare le canzoni della tradizione bretone, gaelica e anglosassone, con il rock (da una parte) e le più ardite influenze africane e indiane (dall'altra). La solita mescolanza di lingue, un'ampia formazione per sviluppare ariosi arrangiamenti, una ricca tavolozza timbrica con l'utilizzo di strumenti acustici ed elettrici: cornamuse, tastiere, chitarre, flauti, violini, percussioni, diversi prototipi d'arpa, un grande coro finale, ed altro ancora. Un album che parte subito con il piede giusto, che lungo la strada trova anche un maggior equilibrio, con un cuore centrale dalla forte pulsazione rockeggiante, e che nel finale si raccoglie in un'ancestrale dimensione bardica, grazie all'esecuzione delle tre parti della suggestiva "Mac Crimon". Un folk-rock maturo e avvincente, dalle molteplici sfumature, efficace espressione della cosiddetta cultura musicale celtica in tutta la sua lucentezza e nelle sue più variegate articolazioni. Rasserenante. (Marco Maiocco)
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AKRON/FAMILY – S/T II: The Cosmic Birth and Journey of Shinju TNT
Sesto lavoro per il gruppo americano, se si conta anche lo split-cd con gli Angels of Light. Messa da parte la psichedelia acustica delle precedenti realizzazioni, gli Akron/Family irrobustiscono la loro proposta con energiche iniezioni elettriche, alternando ora sapientemente pianissimo e fortissimo. Il suono si è quindi fatto più (post) rock, non senza moderati inserti elettronici: paesaggi in apparenza placidi vengono squarciati, senza soluzione di continuità (qui sta il bello), da esplosioni fragorose di rumore bianco. E' musica insieme potente e raffinata, accessibile e complessa, epica e solenne. Le tracce sono tredici, mai troppo tirate per le lunghe, e scegliere le migliori è difficile. Probabilmente, visto l'equilibrio raggiunto, siamo al cospetto della prova più matura dei tre statunitensi. Malgrado l'ombra del miglior Jim O'Rourke, ci scappa un 'bravi' e se lo meritano tutto. (Davide Arecco)
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