Rock

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MY MORNING JACKET - Circuital

Sesto album di studio dopo tre anni di silenzio per i grandi statunitensi My Morning Jacket che sono in pista dal 2005. La band capitanata da Jim James ha deciso di tornare alle radici folk-rock e di riproporre le sonorità essenziali che hanno dato grande lustro a questa band. Circuital è stato registrato a Louisville (Kentucky), città originaria del gruppo abbandonando il costoso studio di New York, utilizzato per "Evil urges" del 2008. Questo è quello che dice il Jim James a riguardo del loro nuovo lavoro "Nel realizzare il disco precedente ci siamo accorti di non ritrovarci molto nelle sonorità realizzate, a lungo andare. Così abbiamo voluto ritornare alle nostre radici, in Kentucky, per trovare un suono più sporco più vero”.

CD in vendita da Disco Club a partire da martedì 14 giugno al prezzo di 18,50 €

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ULVER – War Of The Roses
Norvegesi, gli Ulver sono attivi da oltre vent'anni. Cinque lustri in cui sono passati dal black metal sinfonico all'elettronica, attraverso il folk nordico. Gli ultimi due lavori – Blood Inside (2005) e Shadows of the Sun (2007), incerti fra trip hop, new age, dance e avanguardia – non avevano convinto. Questa guerra delle rose rimette le cose a posto, codificando in forma compiuta un art rock moderno e tecnologico, messo a punto in particolare bilanciando macchine e sperimentazioni cameristiche. Elettrico ed acustico. Naturalmente, chi ha amato il dark ambient cui gli Ulver si convertirono a fine anni Novanta non rimarrà deluso e troverà in questi sette pezzi – dai titoli suggestivi e assai poetici – le atmosfere brumose dei paesaggi nordici. A tratti possono venire in mente i Blackfield più oscuri, anch'essi del resto tornati con uno splendido disco e anch'essi della scuderia di Steven Wilson. (Davide Arecco)
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O' DEATH - Outside

Uno dei problemi che affliggono il recensore di dischi è che a volte ripetere la stessa trita storia è inevitabile. Corsi e ricorsi stilistici fanno sì che un suono, in un dato periodo, caratterizzi enormi quantità di album (e recensioni). Esempio principe? Il folk. È stato rimaneggiato, mescolato, girato di dritto e di traverso senza posa da oramai 15 anni buoni. Cosa dire allora del terzo disco di un gruppo che di folk rimaneggiato si occupa, con una passo quasi punk ante litteram, picchiando i banjo come fossero elettriche rabbiose? Si possono citare i Violent Femmes per descrivere la gioiosa malinconia dei brani; oppure notare che rispetto ai dischi precedenti la scrittura si è evoluta di molto, perdendo in aggressività e guadagnando in sostanza e profondità. Servirà a dare al lettore l’idea che non si tratta del solito disco new folk? Speriamo. (Marco Sideri)

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JAKSZYK, FRIPP AND COLLINS - A Scarcity Of Miracles

La prima menzione, va, d'obbligo, al geniale P.J. Crook, forse l'unico artista che, in futuro, avrà menzione e riconoscibilità (per quanto riguarda la nobile arte del disegnar copertine rock) esattemente come il Signor Roger Dean. Laddove Dean disegnava onirici antefatti di Avatar – una bella causa ci starebbe bene: le montagne fluttuanti le ha inventate lui - Crook invece da un certo numero di anni si diletta di dare immagine al fratturato mondo crimsoniano. Figure fisse, catatoniche, accostate ad oggetti d'uso quodidiano che attingono misterioso status simbolico, epifanie di un qualcosa che mai si disvela, un'estetica complessivamente steam punk decisamenteaffascinante e desolata. E così è pure per questa nuova uscita: che non è esattamente né un "nuovo" King Crimson, né un mero progetto solistico di Sua Altezzosità Robert Fripp, è un 'altracosa. Tant'è che si parla di un "King Crimson ProjeKt", e tanto basti: ma la stilettata micidiale sta nell'accostamento tra titolo del disco e immagine, A scarcity of miracles, una scarsità di miracoli, recita, mentre frotte di attoniti bambini e bambine portano invece pani e pesci e agnelli. Solito humour luciferino frippiano? Forse. Sta di fatto che la creartura propriamente musicale che si dipana in sei quadri, durata come come un vecchio "padellone" in vinile, ha molti numeri per piacere allo zoccolo duro crimsoniano, molti per lasciare attoniti, molti per crogiolarsi nella consueta parata di punti interrogativi che riguarda ogni attività di Mr.Fripp. Jakszyk, pare, iniziò a duettare in improvvisazione con Fripp.

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BLACK STONE CHERRY - Between The Devil And The Deep Blue Sea

A tre anni distanza da Folklore and Superstition, i Black Stone Cherry tornano con un nuovo sorprendente lavoro. Premettendo che non sono un fanatico di questa band e non ho ascoltato i vecchi lavori in maniera approfondita, c'è da dire che Between the Devil and the Deep Blue Sea è davvero un ottimo lavoro, i BSC non per altro sono tra i migliori gruppi che la scena rock-americana puo offrire e che comprende anche Shinedown e Three days Grace per dire due nomi. Parlando del disco, c'è da dire che è un lavoro piuttosto riflessivo e come è stato affermato dalla band: "E' il resoconto di tutti i giorni buoni e cattivi della nostra vita quotidiana" ; tuttavia non è un cambio di direzione dall' hard rock a chissà quale genere, ma la continuità di un suono grezzo, potente e per un certo senso "southern" viene ampliamente rispettata, se non addirittura ampliata, per cui più che un cambio si potrebbe optare per un aumento di velocità. Questi potenti riff di chitarra vengono proposti in pezzi sia di puro stampo hard, che nelle ballate che comunque risultano molte. Senza dubbio una delle parti più coinvolgenti è proprio la prima traccia "White Trash Milionaire" (scusate se è poco), che parte con un intro di  vocoder davvero nostalgico, accompagnato dall' altra chitarra che sembra simulare la corsa di un rinoceronte arrabbiato (cit.). Altro elemento importante è che per chi non avesse mai ascoltato questa band, se pensate di avere a che fare con i cloni di Nickelback e/o Alter Bridge (la vedo dura in questo punto), vi sbagliate di grosso. (Luca Cerbara)

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SONS & DAUGHTERS - Mirror Mirror

La band di Glasgow amata dai Franz Ferdinand, torna a tre anni di distanza dall’acclamato “The Gift” con il terzo album “Mirror Mirror”. Molto diverso dal suo predecessore “Mirror Mirror”, non è solo contemporaneo in modo entusiasmante ma assolutamente unico fra le novità del 2011. Una lenta sensazione di bruciore, una dura, cruda, sensuale iniezione di rock primordiale. "Mi piace l'atmosfera di questo album, è la cosa più equilibrata che abbiamo fatto" dice Scott. "Ci sono grandi momenti rock ma è anche riflessivo e onirico. Suona stravagante ma in modo naturale ".

CD in vendita da Disco Club a partire da martedì 14 giugno 2011 al prezzo di 15,50 €

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