L'aspetto potrebbe indurre in facili derive nominalistiche sui tempi che furono e che ritornano: il Nostro ha un profetico barbone che potrebbe rammentare quello di un Mullah, o il viluppo peloso di Jason Lytle dei gloriosi Grandaddy che furono, o, ancora, il ricercato roots look pauperistico e molto California Dreamin' alla Fleet Foxes. Poi te ne viene in mente un altro, barbuto predecessore, e qui i conti tornano davvero, perché grana vocale, attacco, gioco sul tempo, timbro sono davvero molto vicini: viene in mente Sua Maestà di Scozia John Martyn. Scott Matthew si avvia a diventare il più ricercato espatriato australiano del momento. Dopo le avventure sonore con gli Elva Snow, condivise col batterista di Morrisey Spencer Corbin sono arrivati i dischi solisti. Questo è il terzo del lotto, e forse il migliore per ispirazione ed equilibrio fra remoto e futuribile folk rock applicato alla canzone d'autore. Tanto da far pensare a una versione un po' cupa ed introversa di Thomas Dybdal, a proposito di gente che "guarda avanti verso il passato", per ricordare il mai più legittimo slogan della Repertoire. Se prima o poi il Nostro imparerà a tenere a bada certa enfasi, forse avremo il prossimo grande songwriter. (Guido Festinese)
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SCOTT MATTHEW - Gallantry's Favorite Son
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