Rock

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LOS LONELY BOYS – Rockpango

Non c’è che dire, questi sedicenti “ragazzi solitari possono contare su qualche riserva segreta e inesauribile d’energia”! I Los Lonely Boys, ovvero i tre fratelli Garza, hanno solide radici texane ma spaziano, con la leggiadra disinvoltura di chi padroneggia realmente la musica, tra sonorità roots, ballads e rock’n’roll. Rockpango, il loro ultimo album, è un’esplosione di chitarre elettriche, belle armonie vocali e cenni alla grande storia del rock. Dai rimandi “henrdixiani”di American, Idle alle sonorità in stile Santana di Love in Vain alla sognate dimensione acustica di Road To Nowhere, i Los Lonely Boys scrivono un bel compendio di musica americana- Rockpango non contiene tracce d’innovazione, ma saprà blandire chi non prova imbarazzo a confrontarsi col passato. (Ida Tiberio)

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SECTION 25 – Retrofit
Nati nel 1978, a Blackpool, scoperti da Martin Hannett della Factory due anni dopo e scioltisi nel 1988, dopo varie realizzazioni, i Section 25 sono ritornati da alcuni anni sulla scena wave di cui sono stati tra i padrini. Il gruppo ha dovuto fronteggiare diversi problemi (instabilità di line up e la morte della vocalist storica, Jenny Ross), tuttavia la lunga attesa è stata premiata e Retrofit si segnala come un grande album. Figlia tanto delle visioni robotiche care a Kraftwerk, OMD e Orbital, quanto del post punk più tenebroso (A Certain Ratio, Joy Division), la musica di questo compact si struttura bilanciando drumbeats sincopati e strappi atmosferici. Gli arrangiamenti sono molto raffinati e colti, potendo d'altra parte contare i Section 25 su un'esperienza di non second'ordine. Con Retrofit le sperimentazioni ritmiche del techno-dark elettronico si inoltrano nello spazio interiore e disegnano paesaggi artificiali di notevole bellezza estetica: molto sofisticati, molto 'britannici'. E' il ritorno di una meteora, che tra l'altro vale anche come testimonianza storica: infatti, il 27 febbraio 2010 è scomparso il leader dei Section 25, Larry Cassidy. Retrofit è stato completato prima della sua dipartita e si compone di rifacimenti di brani appartenenti alla lunga e sfortunata vicenda della band. Un motivo in più per tornare ad apprezzare questi protagonisti minori del Manchester Sound. (Davide Arecco)
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GAVIN FRIDAY - Catholic
Non stupisca l'immagine forte di copertina: Friday è irlandese e quella foto è ispirata all'ultima immagine del funerale dell'eroe nazionale Michael Collins. In effetti l'intero lavoro (atteso dal sottoscritto per ben 17 anni in cui di tutto è e mi è successo...) suona, a parte l'iniziale Able, molto debitrice del suond U2 (ma si sa che lui e Bono sono amici dall'infanzia), come un lungo requiem in cui tutte le tematiche care a Gavin Friday vengono proposte su basi sonore attuali ma, al tempo stesso, già demodè. Devo dire che mi aspettavo ben altro ma forse è, invece, giusto così, in fondo non si può pretendere che un artista rimanga sè stesso e quindi il passato da cabaret  volgarotto, gli ululati e le sguaiate canzonaccie hanno lasciato il posto a sussurate canzoni che consiglio di ascoltare solo quando il buio è calato, meglio se da soli. Parte di questa trasformazione credo sia dovuta al fatto che lo storico partner, Maurice "The Man" Seezer non sia più della partita e questo mi fa pensare che molte delle idee passate fossero farina più del suo sacco che di quello di Friday che, oltre ad essere autore e cantante è sempre stato soprattutto performer (e che perfomer). Insomma qui nè Virgin Prunes nè chansonier, ma solo una confessione e, forse, una catarsi. Infine, cosa vogliamo dai nostri idoli: se ripetono se stessi son sempre uguali, se cambiano non son più quelli di una volta. Molto femminile, no? (Marcello Valeri)
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DAVID SYLVIAN - Died In The Wool

Una rilettura del suo album del 2009 Manafon, con l’aggiunta di 6 nuovi brani, tra cui collaborazioni con il compositore Dai Fujikura, Jan Bang e Erik Honoré oltre ad un roster impressionante di musicisti e improvvisatori contemporanei. Durante la sua lunga carriera, David Sylvian si è evoluto dalle sue origini pop ed esplorando vari percorsi musicali si è spesso avventurato nella musica improvvisata e nella moderna musica elettronica. Dalla collaborazione con il celebre compositore contemporaneo Dai Fujikura e coinvolgendo vecchi e nuovi amici da alle stampe questo Died in the wool. Altri personaggi coinvolti nella manipolazione di Manafon sono Jan Bang e Erik Honoré oltre alle chitarre trattate di Christian Fennesz e le tastiere di Ståle Storløkken. Il secondo CD contiene le musiche per l’audio installazione di “when we return you won’t recognise us” commissionategli dalla Biennale delle Canarie 2008-2009.

CD in vendita da Disco Club a partire da martedì 31 maggio 2011 al prezzo di 19,50 €
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GAVIN FRIDAY - Catholic

Ben sedici anni dopo il suo ultimo album solista, ritorna l’anti-eroe Gavin Friday. Tante cose sono successe e l’Irlanda ed il mondo oggi sono molto diversi, il caos politico ed i tempi di bancarotta morale e finanziaria, rendono ancor più lontano lo spirito con cui Gavin aveva composto il suo ultimo album “Shag Tobacco”, definito dallo stesso Friday “un album molto sessuale”. Con quel disco si concluse la trilogia in collaborazione col pianista Brian Seezer, cominciata con il capolavoro “Each Man Kills The Thing He Loves” debutto solista di Gavin Friday, che è riuscito tutto in una volta a non far rimpiangere l’ingombrante passato come leader dei mitici Virgin Prunes, una delle formazioni più innovative ed urticanti dei primi anni ’80. Ma questo nuovo album non segue un periodo di inattività, anzi Friday non è mai stato così artisticamente impegnato, avendo in questi anni intrapreso una prolifica attività come compositore di colonne sonore, cominciata con la soundtrack di “Nel Nome Del Padre” di Jim Sheridan (ricordate la hit di Sinéad O’Connor “You Made Me the Thief of Your Heart” ?), continuando con brani e colonne sonore complete per film come “Romeo + Juliet”, “Angel Baby”, “ The Boxer”, “Disco Pigs”, “In America” ed, insieme a Quincy Jones, di “Get Rich or Die Trying”, il film sulla vita di 50 Cents.

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THE PAINS OF BEING PURE AT HEART - Belong

L’idea di muro morbido può sembrare un po’ scema anche quando di ‘muro del suono’ si tratti. E’ comunque un’immagine che balena quasi in automatico ascoltando Belong, secondo album dei Pains Of Being Pure at Heart. Prodotti da Flood, i cinque newyorchesi riescono da un lato a rendere più fluido rispetto al passato un corposo suono chitarristico che omaggia Ride e My Bloody Valentine e dall’altro a lustrare in chiave quasi pop le loro melodie gentili e riflessive (restano pressoché immutate invece le tempeste in bicchieri d’acqua raccontate nei testi). L’album ha suscitato non poco interesse e, come spesso accade in questi casi, i pareri sono stati a dir poco alterni: smidollato oppure poetico, noioso oppure emozionante e così via. In effetti tali aggettivi possono essere considerati tutti plausibili. Brani come Even in Dreams e Heart In Your Heartbreak evocano cuoricini e orsetti di pelouche facendoli sembrare oggetti non del tutto disdicevoli, mentre My Terrible Friend è furba senza dare l’idea di farlo apposta. D’altronde, quando si è puri di cuore, proprio questi sono i miracoli che riescono meglio. (Antonio Vivaldi)

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