Rock

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EVANGELISTA - In Animal Tongue

Con certi musicisti, conta il rapporto pregresso. Se li conosci, li ami (o li eviti). Spesso sono autori/interpreti dalla personalità marcata, capaci nel tempo di patentare un suono. Carla Bozulich è una del gruppo. Sia che incida da solista, sia sotto il nome Evangelista, sia ancora, tornando indietro nel tempo, che si presenti a capo dei Geraldine Fibbers, Carla ha una voce profonda e una passione per la canzone dopo punk, contaminata da fughe verso esperimenti più o meno audaci. È una che pubblica un intero disco di cover di Willie Nelson o si abbandona a impennate noise, e nel mezzo la riconosci lo stesso. In Animal Tongue è l’ennesima conferma del talento e della personalità di CB. È un disco scuro, che a tratti assume sembianze grand guignol, tra elettricità sparsa e violoncelli feroci. Post punk gotico, lo si potrebbe chiamare, se non suonasse tanto scemo. (Marco Sideri)

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JOSH ROUSE - And The Long Vacations
Il song-writer del mid-west è tornato a svolgere il ruolo che più gli compete: quello del musicista itinerante, bramoso di suoni e di suggestioni. Dopo "El Turista" Josh Rouse realizza una nuova, "lunga vacanza" sonora nei luoghi che, evidentemente, gli sono più cari: la Spagna, gli Stati Uniti, con l'aggiunta di qualche sporadica "puntata" in Brasile. The Long Vacations ha il fascino, ma anche l'effimera bellezza di una vacanza estiva. Tra lievi cenni di bossa nova (Disguise), immancabili riferimenti al viaggio o ai "luoghi del cuore" (Movin On e Digger in the Sun) e suadenti chitarre flamenco (Fine Fine), l'album si muove con un incedere delicato e sereno. Niente di eclatante, a dire il vero; il tragitto di The Long Vacations procede placido e sereno, senza inoltrarsi in deviazioni ardite. Ma l'insieme è gradevole e sa di freschezza e onestà. (Ida Tiberio)

vedi sotto video

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ST VINCENT - Strange Mercy

Questo disco è una mezza bomba inesplosa, soltanto perché non riesco a fidarmi troppo di queste cantanti con la faccia da bambine e i loro cuori infranti. Diciamocelo in sincerità, io questa St. Vincent me la sono sempre filata troppo poco, erroneamente temendola una wannabe schiappa da major senza arte né parte, costretta al ruolo di paladina alternativa solo da inettitudine e scelte commerciali infruttuose dei suoi padroni. E, invece, si rivela su questo disco una bomba, dicevamo. Sarà la martellante produzione di John Congleton, che con i suoi Paper Chase ci ha dato da pensare per un bel po' per comprendere come riuscisse a far dialogare emotività e pacca violenta dei suoni, ma qui  siamo di fronte ad una versione veramente cattiva della miglior Goldfrapp: catchy, come in Cheerleader (ma che raddoppi di voce, bassa, allucinanti!), o frammentata, come nel quasi stomp di Dilettante.

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STEVEN WILSON - Grace For Drowning

Steven Wilson, leader-chitarrista-cantante-tastierista dei britannici Porcupine Tree e non solo, da oltre 20 anni il più blasonato gruppo rock progressivo del mondo, pubblica un nuovo doppio album a proprio nome, che sembra proseguire nel solco tracciato dal famoso albero del porcospino. Grandi spazi sonori, solide ed ampie strutture, eleganza espositiva, perizia tecnica, intelligente e colto citazionismo, nel contesto di una sempre rinnovata classicità. Questi gli ingredienti della musica di Wilson, che in questo "Grace for Drowning" dimostra di aver trovato nuova linfa ed ispirazione per preparare al meglio la consueta, raffinata emulsione di reminescenze floydiane, echi genesisiani, ruggiti krimsoniani e quel tocco metal di stretta derivazione americana. Il tutto sapientemente calibrato da una vena compositiva ancora una volta di altissimo livello: spettacolare nel primo cd la sequenza di brani che va dalla splendida ballata "Deform to Form a Star", dall'avvincente ritornello radiofonico, alla pirotecnica e conclusiva "Remainder the Black Dog".

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BJORK - Biophilia

Bjork mette in musica la sua “Biophilia”, l’organizzazione del suo cosmo polare, ostico, diafano e vespertino. Dimentichiamoci gli esordi degli anni ’90, durante i quali, forse per compiacere, concedeva anche qualche manciata di canzoni più pop o cantabili. Qui, come nei dischi ultimi, c’è l’essenza di Bjork e niente di più, nulla è più accordato al facile ascolto. La creatività geniale rimane, così come un seguito di fan devoti e adoranti. Biophilia è un disco da ascoltare con attenzione per scoprire che nel suo macchinoso e oscuro insieme ha dei picchi di ingegnosità. Quindi anche all’ascoltatore meno avvezzo all’immenso universo bjorkiano rimarranno impressi brani come Crystalline, il video è splendido, Cosmogony o Virus. Il resto è un insieme di atmosfere esotiche e primordiali nel quale Bjork si muove perfettamente a proprio agio, non avendo altro da dimostrare. (Mauro Carosio)

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PUGWASH - The Olympus Sound

Alzi la mano chi conosce i Pugwash? I Pugwash sono il best kept secret del pop, nessuna discussione è ammessa. Piccolo barlume di popolarità lo ha avuto il cantante Peter Walsh (Obelix, cercare sue immagini per credere) con il moniker Duckworth and Lewis Method insieme a Neil Hannon (Asterix). Adesso però si parla di Pugwash, punto e basta. Orfani di Xtc e ELO fate pure domanda di adozione ad auranza: The Olympus Sound è IL DISCO che tanti aspettavano dai due citati gruppi e che invece se ne viene fuori dai Pugwash (ripeterò il nome alla nausea, magari qualcuno lo impara e magari qualcuno li fa a venire a suonare qui). Il disco apre con Answer on a Postcard, iperpop con bridge di kazoo, e chi se la toglie più dalla testa, per proseguire con There You Are, iconcina new wave sull’altare disadorno dei tempi moderni. E poi The Warmth of You con il bucolicismo marca McCartney, Fall Down outtake di Jeff Lynne non dichiarata, My Friend Awhile sognante, ancora ELO, Dear Belinda, Beatles con la partecipazione divertita di Ben Folds, 15 Kilocycle Tone, perché Tomorroz Never Knows prima o poi la citano tutti, Don’t Like It But I Gotta Do It e Here We Go Round Again, perché la prima li cita e la seconda è proprio firmata da lui: Andy Partridge; Such Beauty Thrown Away per calmarci un po’ su note di Burt Bacharachiana memoria, si torna prepontentemente ai Beatles con See You Mine e si finisce Four Days, summa di tutto il disco. Se non bastasse consiglio di cercarsi, perché non presente nel suddetto supporto, la canzone di natale definitiva ovvero "Tinsel and Marzipan" eseguita dai Pugwash insieme a Neil Hannon e Dave Gregory. (Marcello Valeri)

vedi sotto video

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