Rock

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THE BIG PINK - Future This

Il secondo album dei The Big Pink è stato registrato nell’estate del 2011. Le loro ambizioni sono state pareggiate dal produttore di loro scelta, Paul Epworth (Adele, Florence & The Machine, Friendly Fires). Il risultato è sorprendente; “Future This” aggiunge colori alla tavolozza della band. L’artwork dell’album è stato completato dal celebre artista KR (l’uomo dietro Krink) che usando il suo tratto distintivo ha portato la leggendaria grafica 4AD ad un livello attuale.

CD in vendita da Disco Club a partire da martedì 17 gennaio 2012 al prezzo di 12,90 €

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KIMYA DAWSON - Thunder Thighs

K Dawson è stata, una vita fa, metà dei Moldy Peaches, sgangherati alfieri del cosiddetto anti folk, ossia: approssimazione moderna e indie di quello che fu il Greenwich Village nei 60. Da allora ha vagato solista con risultati dal buono in su, senza però sconvolgere. Bene, qui sconvolge, eccome. Dopo la quasi-fama portata dal contributo alla colonna sonora del fortunato Juno, Kimya chiama a raccolta tutti i suoi passati per dar loro forma compiuta. E così largo a filastrocche infantili, hip hop casereccio, ballate malinconiche, scherzi e lacrime. Il tutto condito da melodie meravigliose e mai banali. Le parole, per chi è interessato, sono di primissimo ordine. Gli ospiti (dalla figlia di KD al rapper Aesop Rock) impeccabili. Il ritmo del disco magistrale nell'alternare leggerezza e trasporto. Kimya è cresciuta senza maturare: il modo migliore per diventare grandi. (Marco Sideri)

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TREMBLING BELLS - The Constant Pageant
D'accordo che ormai da molto tempo (per non dire da un'era geologica), e con buona pace degli appassionati di post-rock (genere per altro che non ha mai avuto alcuna velleità di rinnovamento, rassegnandosi ad una malinconica rielaborazione), non si assiste a nulla di particolarmente nuovo nella popular music, qualcosa che scompagini lo stato esistente delle cose, imponendo l'invenzione di nuove definizioni e categorie. E questo, a far data (più o meno e indicativamente) dalla metà degli anni '70, quando Miles portò a defintivo compimento la sua personale rivoluzione elettrica. Alcuni ne attribuiscono la responsabilità (o parte di essa) al cosiddetto anarchivio digitale dal quale siamo come circondati (stiamo parlando di internet ovviamente), in cui inevitabilmente tutto avviene sempre, contemporaneamente, all'infinito e senza alcun ordine preciso (da qui quelle proprietà anarchiche che favoriscono la astoricità del nostro presente): una sorta (per altro) di fotografia del continuum spazio-temporale einsteiniano, sulla quale riflettere, ma questo è davvero un altro discorso, e la nostra è semplicemente una battuta. E però (si sa), senza il senso della propria storia è ben difficile preparare un mondo avvenire.
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CHRIS CORNELL - Songbook

Negli anni Chris Cornell è cambiato. I fan di vecchia data potranno dire che la sua voce ha perso potenza, e magari provare un po' di nostalgia ascoltando le versioni acustiche di Call me a Dog (in origine registrata con i Temple of the Dog) o Black Hole Sun Fell on Black Days (del repertorio dei Soungarden). Il ragazzo che scuoteva i lunghi capelli corvini sui palchi di Seattle non c'è più, sostituito da un cantante in cui la rabbia giovanile è sfumata in una nuova morbidezza, non sempre gestita con consapevolezza (Ground Zero, sulle morti dell'11 settembre, cerca di essere viscerale senza riuscire a decollare del tutto). L'anima melodica era sempre stata presente in Chris dai tempi da Euphoria Morning, quando si presentava al mondo come solista con una chiara dichiarazione d'intenti: Can't change me, ma si nascondeva in piccole gemme di tranquillità anche in progetti più recenti come Audioslave (I'm in the Highway). Il tempo passa per tutti e non bisogna stupirsi di queste metamorfosi stilistiche che addolciscono i toni. È ciò che avvenuto anche a Robert Plant, e Thank you, registrata in origine in un concerto a Stoccolma e inclusa nell'album Carry On è proprio una cover in omaggio ai Led Zeppelin. Le tracce di Songbook scorrono ripercorrendo l'intera carriera di Cornell, la chitarra classica crea un'atmosfera intima, ma il disco non raggiunge la bellezza armoniosa dell'Unplugged in Sweden del 2006. Non c'è spazio per l'adrenalinica You Know my Name di 007, ma il capitolo delle collaborazioni cinematografiche è ben rappresentato dall'arpeggiata The Keeper, parte della colonna sonora del film Machine Gun Preacher, finora inedita; mentre l'unica vera novità è il pezzo d'apertura (As Hopes and Promeses Fade) che riprende gli schemi della ballad malinconica. (Elena Colombo)

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LISA HANNIGAN - Passenger

La trentenne cantante irlandese in tour (e su disco) con Damien Rice per sette anni, arriva al secondo album, dopo il debutto di "Sea sew" del 2009 e raggiunge felicemente la piena maturità vocale e strumentale. Dieci belle canzoni, semplici e liriche, rudi (il singolo "Knots") ed elegiache ("Little bird"), trascinanti ("What 'll I do") e meditative ("O sleep", duettata con Ray LaMontagne). Prodotto da Joe Henry, il disco è quasi un concept album, un racconto, per dirla con le parole della Hannigan, di "amori, struggimenti, le confusioni e le amicizie che attraversiamo durante la nostra vita, oltre gli anni e i continenti, che durano nonostante il tempo". Nel genere (un bel genere) uno dei migliori dischi dell'anno. (Danilo Di Termini)

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BETH HART & JOE BONAMASSA  - Don’t Explain

 

Un tripudio di black music, un fiume sonoro appassionato e avvolgente che ingloba blues, soul e rhythm’n’blues. Questa è l’essenza di Can’t Explain, un album nato dalla felice collaborazione tra Beth Hart e dell’ottimo chitarrista Joe Bonamassa. La voce della giovane artista di Los Angeles si destreggia con sicurezza e incredibile padronanza tra un classico di Billie Holiday (la magnifica Don’t Explain), una trascinante Sinner Prayer di Ray Charles ( alla quale la chitarra di Joe Bonamassa infonde la giusta dose d’energia) e una bellissima cover di Chocolate Jesus, firmata da Tom Waits. Tra una rivisitazione di Aretha Franklin (Ain’t no Way) e un omaggio a Etta James (I’d rather go blind), l’album riesce a toccare le giuste corde emotive e i due artisti offrono una grande prova di talento. (Ida Tiberio)

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