Rock

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BASIA BULAT - Tall Tall Shadow

Esce su Secret City Records, a fine settembre, il terzo album di Basia Bulat “Tall Tall Shadow”. Il nuovo album arriva dopo l’ottimo debutto “Oh, My Darling” del 2007 e “Heart of My Own” del 2010, nominato per i Juno Award. “Tall Tall Shadow” è la prima uscita su Secret City per Basia Bulat ed è un lavoro ispirato in egual misura da dolorose perdite e da momenti di gioia. Co-prodotto da Tim Kingsbury (Arcade Fire) e da Mark Lawson (già vincitore di un Grammy proprio per “The Suburbs” degli Arcade Fire), il disco segna una nuova partenza rispetto agli esordi dell’artista canadese. Come la stessa Bulat afferma: “Questa volta mi sono sentita più coraggiosa, inserendo elementi di musica elettronica ed esplorando i confini della musica folk”. “Tall Tall Shadow” è un album affascinante che cattura l’attenzione dell’ascoltatore fin dal primo ascolto grazie alle straordinarie doti vocali della Bulat ed alle sue brillanti, sentitissime interpretazioni. In carriera la Bulat ha collaborato con Owen Pallet e diviso il palco con The National, Beirut, St. Vincent, Nick Cave e Arcade Fire, oltre ad essere stata invitata a vari appuntamenti nazionali insieme a Leonard Coehen (Glen Gould Prize, 2012) e Daniel Lanois.

CD in vendita da Disco Club a partire da mercoledì 9 ottobre 2013 al prezzo di 16,50 €

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ALTER BRIDGE - Fortress

Gli Alter Bridge sono la più grande band degli ultimi 20 anni, gli Alter Bridge sono la più grande band degli ultimi 20 anni, non è assolutamente casuale il fatto di aver ripetuto due volte la stessa frase, potrei ripeterla all’infinito. Prima di approfondire sulla tanto attesa quarta fatica della band è necessaria una premessa: AB III ha chiuso un ciclo della band (forse non nel migliore dei modi) e tutto quello che è stato fino a quel punto va messo da parte. Proprio così, Fortress è un inizio, potrebbe davvero essere l’avvio di Alter Bridge 2.0, caratterizzato inevitabilmente da 2 elementi che sono stati il prosieguo del matrimonio Slash – Myles Kennedy e il primo e potente lavoro solista di Mark Tremonti “All I Was”, ricorrente e influente assai in molti brani, quasi da apripista, nel nuovo disco degli Alter. Come accennato quindi, cosa c’è di nuovo in Fortress sono riff di chitarra più veloci, più  potenti, decisamente tendenti all’epic, al progressive e al thrash metal, alchimizzati a un sound ormai granitico e tipico della band appartenente ai precedenti lavori, inevitabile. Sulla voce di Myles tutti oramai sappiamo che si parla forse del cantante rock più bravo e sorprendente attuale, ma i progressi che si sentono alla chitarra sono a dir poco enormi, e negli assoli e nei riff; le sorprese sono anche dagli altri due componenti ovvero dal bassista Brian Marshall, il quale basso lo si può apprezzare davvero in molte tracce e “dulcis in fundo” dal batterista Scott Philips che come si dice si è davvero lasciato andare: i ritmi spesso pesanti e cadenzati dei primi tre dischi sono sostituiti (nella maggior parte dei brani) da momenti, a volte incessanti, di grande velocità, da “positivi raptus folli”, cambi repentini di ritmo e un doppio pedale che probabilmente fino a Blackbird non sapeva nemmeno che cosa fosse. Nota stonata ecco, in certe canzoni c’è stato più un occhio di riguardo alla tecnica e allo strumentale, piuttosto che al cantato di Myles che a volte non risulta così esaltante; tuttavia ci sono da dire due cose: è solo l’inizio di una nuova era della band (ne sono convinto) e strumentalmente questo è il miglior cd del loro repertorio. E’davvero difficile, vista la varietà all’interno non solo del disco ma anche nei brani, saltare da un pezzo all’altro perchè vanno ascoltati tutti per bene, che piacciano o no: il poker iniziale del disco è assoluto: “Cry of Achilles” è un crescendo e una sinergia di suoni e emozioni in musica che lo porta a essere nella top 3 stabile della band, “Addicted to Pain” ovvero il primo singolo è già dall’inizio un pugno allo stomaco e prosegue con uno stile Motorhead, anche questo uno dei brani migliori del gruppo, “Bleed it Dry” è un po’ più lento ma mantiene una potenza mica da ridere con all’interno un assolo di Tremonti quasi a ricalcare le orme dei Pink Floyd e un po’ quelle di se stesso e per finire “Lover”, ballata stile Mayfield Four e Alice in Chains ricordante un po’Rooster appunto con un Myles in spolvero. Con “The Uninvited” le influenze virano verso i Tool, ottima anche “Peace is Broken”, ma con “Calm the Fire” si ha un altro picco: brano eclettico (Myles forse qui da il massimo) con dentro Muse, U2, il vecchio “One Day Remains” e con un intro epico. “Waters Rising” è l’altra grande novità in quanto è cantata da Tremonti, All I Was d’altra parte ha mostrato che come prima voce non se la cava male, anzi! Seguono “Farther than the Sun” e “Cry a River” che sono le tracce più “estreme” assieme al singolo. “All Ends Well” è la seconda ballata del disco e va a stemperare gli animi (le “strappalacrime” di Fortress sono forse solo seconde a One Day Remains). Chiude l’epica Title Track che, mantiene un ritmo e una sonorità della canzone precedente e forse il bello è proprio questo ma, a metà brano le sorprese sono tante ed esaltanti e in un brano di oltre 7 minuti tutto è permesso. Conclusione: cd ottimo con paragoni coi predecessori che NON devono sprecarsi ma soprattutto dire che questi 4 tizi abbiano ancora molto da dare è una domanda contenente già la risposta. Did it again! (Luca Cerbara)

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MARK LANEGAN – Imitations

Difficile sostenere che Mark Lanegan non sia un bravo interprete, mentre le sue ultime prove come compositore sono parse un po' spente. Benvenuta allora l'idea di dedicare un intero disco alla rivisitazione di composizioni altrui: Lanegan ha affermato di aver voluto, con Imitations, ripercorrere la colonna sonora della sua infanzia; e a questo capitolo appartengono canzoni come Pretty Colors, cantata da Frank Sinatra, She's Gone, Solitaire, Autumn Leaves, traduzione dell'originale francese Les Feullies Mortes. Ci sono poi composizioni di autori con i quali Lanegan può sentire delle affinità anche generazionali: la Brompton Oratory di Nick Cave, la Deepest Shade dell'amico Greg Dulli e la I'm Not The Loving Kind Di John Cale; e c'è anche spazio per la cover di una giovane musicista americana, Chelsea Wolfe con la sua bella Flatlands. Uniche cadute, in un disco di spessore, una Mack The Knife piuttosto superflua rispetto alle infinite versioni che se ne conoscono, e una Elégie Funèbre il cui francese massacrato risulta difficilmente ascoltabile. Il resto è ben eseguito e interpretato alla perfezione. E chissà che, sulla scorta di queste Imitations, Mark Lanegan non recuperi un po' della sua passata ispirazione. (Marina Montesano)

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MAZZY STAR  - Seasons Of  Your Days

I tasselli del puzzle sonoro a tinte pastello dei Mazzy Star tornano a comporre immagini delicate e sottilmente oniriche. L’impressione è che, a diciassette anni dal loro ultimo album, David Roback e Hope Sandoval abbiano ripreso le fila di un discorso che il tempo non ha reso meno interessante. Seasons Of Your Season è un gran bell’ossimoro musicale: ha una delicatezza intensa che incanta, una staticità dinamica che si coglie già al primo ascolto. Neo-psichedelia (come nella migliore tradizione dei Rain Parade e degli Opal, le precedenti band di Roback), suggestioni folk e richiami sixties: questi sono gli elementi essenziali di un album a tratti molto affascinante. Lo dimostra, fra l’altro, la chitarra slide di Common Burs che offre anche vaghi richiami alle sonorità country. La voce, bella ed evocativa di Miss Sandoval fa bella mostra di sé in brani ad alto potere di suggestione come Does Summer Have Your Baby e Now e California. E fra i crediti troviamo una figura grande e memorabile come Bert Jansch. (Ida Tiberio)

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ROY HARPER - Man And Myth

Man And Myth è un ottimo lavoro a prescindere dalla benevolenza con cui, in ambito ‘musica giovane’,  viene spontaneo trattare un artista settantaduenne qual è Roy Harper.  In realtà il disco sta alla pari con quelli del periodo d’oro 1967-75, perdendo il confronto solo con l’inarrivabile (per quasi chiunque, peraltro) Stormock. Come già accaduto a Vashti Bunyan, anche Harper è stato riscoperto da più giovani musicisti-ammiratori quali Joanna Newsom, che lo ha portato con sé in tour,  e Jonathan Wilson, che è il co-produttore di Man And Myth. Si tratta di un lavoro ampio e potente (la suite Heaven Is Here/The Exile), in diversi momenti di grande luce melodica (Time Is Temporary, The Stranger) e in cui la voce sa essere tanto morbida quanto rabbiosa e ancora capace di risalire le ottave senza troppa fatica (Cloud Cuckooland). Lo si potrebbe definire album commovente, ma sarebbe come trattare con condiscendenza un musicista che appare assolutamente  vitale, anti-nostalgico  e ben calato nel qui e ora. (Antonio Vivaldi)

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PAUL McCARTNEY - New

1 ) Parlando di New, il nuovo singolo in questi giorni già in classifica disponibile su YouTube http://youtu.be/pE_1V0phMW8), Paul dichiara: "Possiamo fare quello che vogliamo, possiamo vivere come scegliamo."

2) l’album, dopo sei anni di attesa, contiene esclusivamente materiale inedito, vale a dire 12 nuove canzoni (ma non mancheranno sorprese…), elaborate insieme al suo nuovo team di collaboratori.

3) la versione deluxe conterrà le due bonus track Turned Out e Get Me Out Of Here

4) la versione in vinile conterrà anche una download card per l’audio in versione deluxe

CD in vendita da Disco Club a partire da martedì 15 ottobre 2013 al prezzo di 18,90 €

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