Rock
Mai titolo fu più semplice e diretto: Wild Cat, gatto selvatico. Che ti aspetti da un felino non pacificato? graffi improvvisi, flessuosità inarrivabile, scatti di potenza, languori assortiti e improvvisi. E così è lo street rock ‘n’ roll dei canadesi Danko Jones. Che prendono nome dal cantante e micidiale chitarrista, che non hanno e non pretendono di avere una briciola di originalità, non cambieranno il corso della storia del rock di un centimetro, ma in futuro andranno annoverati tra i più solidi e navigati esponenti del genere. Riff adrenalinici e rocciosi al contempo, di pura scuola inglese primi anni Settanta, una spruzzata gustosa di finezze glam rock, qualche accelerazione che sarebbe piaciuta pure ai Ramones, una sensazione contagiosa di gioia di brano in brano che non lascia dubbi. I Danko Jones sono rumorosi , allegri e potenti, senza essere paludati come i Wolfmother. Se avete bisogno di una bella scrollata alle orecchie, questo è il disco che fa per voi. Porta via ogni scoria. (Guido Festinese)
I canadesi Timbre Timber già ci erano piaciuti con il precedente Hot Dreams, un po’ per la bella bella voce di Taylor Kirk, un po’ per le atmosfere cupe e ricercate; con Sincerely, Future Pollution sembrano mettere sul piatto pietanze più gustose. Già dal secondo brano, il graffiante Grifting, un riuscito ibrido tra i primi Roxy Music e i Talking Heads di Remain In Light, il gruppo sembra cercare vie meno banali rispetto al ruffiano pezzo d'apertura, il comunque delizioso Velvet Gloves & Spit (che però sembra utilizzare qualcosa di già sentito ma sfuggente). Nei brani c’è un grande uso di synth, archi elettronici e tastiere vintage come il clavinet, mentre altrove emergono sconfinamenti nella musica da film come nei due non banali strumentali Moment e Bleu Night. Meglio ancora sono le scurissime Sewer Blues e l’apocalittica title track. Nel brano finale, Floating Cathedral, una dolce ballata, sembra di riconoscere il tema di Twin Peaks, ma forse è un abbaglio... Con una certa tranquillità, comunque, metterei già questo disco tra i migliori dell’anno, anche a dispetto della insignificante copertina. (Fausto Meirana)
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