Rock

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BLUES PILLS - Lady in Gold

Partono le note del brano che intitola il disco, e l'effetto “retromania” è assicurato: siamo da qualche parte tra Los Angeles e San Francisco, l'anno, a scelta, potrebbe essere uno qulasiasi tra il '66 ed il '67. Magari Blues Pills appare come gruppo di spalla a un'esibizione dei Quicksilver, degli It's A Beautiful Day: anche la grafica scelta, liberty da pieno fulgore “freak” conferma. Invece no, naturalmente. Le date devono slittare di mezzo secolo in avanti, i Blues Pills sono una ragazza e tre z lungocrnuti, lei svedese, un francese, due americani, e la California c'entra solo perché davvero lì si sono incontrati. Elin Larsson, splendida e grintosa voce, ha un timbro e un attacco che è la sintesi perfetta tra l'ugola arrochita di Janis Joplin, e la grazia feroce e inquietante di Grace Slick con i primi Jefferson Airplane. Ruggiscono in blues rock le chitarre, martellano le ritmiche. Loro dicono di essersi formati su Free e Grand Funk: forse. Ma i modelli californiani citati sono invece la dominante secca. Per cui, orfani delle Gran Signore Rock, fatevi avanti. (Guido Festinese)

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ANGEL OLSEN – My Woman

Nel caso abbiate deciso di comprare, quest’anno, solo un  disco di ‘rock al femminile’ è molto probabile che sia giunta l’occasione buona. La Olsen aveva dato buona prova delle sue doti nel  2014, con Burn Your Fire For No Witness e qui conferma ed estende quell’impressione. Le sfumature country del precedente disco sono sparite, e non se ne sente la mancanza. Nell’iniziale “Intern”, appaiono come novità dei sintetizzatori, ma in generale  è tra  rock e ballate sensuali (come la torch song Those Were The Days) che si muovono i dieci brani di My Woman, scaletta che si può anche  ampliare scegliendo le varie edizioni: Cd secco, Cd con selz, (altri quattro brani in un secondo disco), frizzante LP con download o, per gli spendaccioni, tutta la roba in un cocktail  che comprende anche poster, 45 giri con For You di Roky Erickson e Tougher Than The Rest di Springsteen. Ma la sporca decina di questa versione può senz’altro  bastare a soddisfare la propria sete. Alla salute! (Fausto Meirana)

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TEENAGE FANCLUB – Here

Qualcuno dice che i Teenage Fanclub sono ovvi, che basta poco per capire come e dove andranno a finire le loro melodie o i loro assoli di chitarra. In parte è vero, ma non è che la cosa risulti troppo importante: anche il fan vuole quei giri melodici, quelle chitarre e si sente felice e rassicurato ascoltandoli. Stabilito questo, Here è un perfetto disco dei Fannies di oggi, signori sulla cinquantina che si ripresentano dopo una pausa di sei anni del precedente Shadows e non propongono sorprese di alcun tipo. Suonano più riflessivi e pacati rispetto al loro album più classico - Bandwagonesque del 1991 – e mantengono inalterati i referenti storici, vale a dire i Byrds, i Big Star e... se stessi.

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 SYLVIE GENOVESE - Corde Migranti

La celeberrima Scuola popolare di musica del Testaccio diretta da Giovanna Marini può contare anche sulle grandi energie di una chitarrista eccellente, formatasi a Parigi, etnomusicologa di vaglia: Sylvie Genovese. Nata a Lione, vissuta parecchio in America Latina, stabilitasi poi a Roma. Non sorprenderà dunque che lo splendido viaggio “migrante” indicato dal titolo sia letteralmente così, nelle undici stazioni di questo splendido cd: in spagnolo, in francese, in italiano, da Brassens a Yupanqui. Apparentemente c'è da restare frastornati, alle prese con un’incisione che accosta Io te vurria vasà a Los Hermanos, Brace (cofirmata dal grande Piero Brega che molti ricorderanno nel Canzoniere del Lazio) a Alfonsina Y el Mar: ma tutto è in equilibrio, sulla voce amaramente intensa di Genovese, e sul tintinnare degli arpeggi acustici. (Guido Festinese)

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CASS McCOMBS - Mangy Love

Cass McCombs nei suoi oltre dieci anni di carriera ha inciso un pacco di dischi (una decina, a occhio e croce) percorrendo una strada laterale e quieta di cantautorato moderno. Ha fatto folk e country, rock indipendente, elettricità e corde acustiche, ballate e rare esuberanze rock. Cas McCombs è maturato in silenzio, disco dopo disco, raggiungendo ogni volta una sintesi più piena, un risultato più tondo. Mangy Love, per chi ha ancora tempo e voglia di dedicarsi a un album dal principio alla fine, è un’esperienza appagante e piena; un po’ folk, un po’ persino soul (il passo sornione di Medusa’s Outhouse), un pelo rock (Rancid Girl), con micro sfumature elettroniche (il ritmo programmato di It). Insomma, Mangy Love è un bel disco americano, laterale, quieto, denso e curato. Una cosa quasi (quasi) fuori moda. (Marco Sideri) 

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CHRISTY MOORE - Lily

Ennesimo ritorno in punta di piedi (esce solo per la Sony irlandese) per il (caro) vecchio Christy. Parlando di C Moore, sapete forse che questa recensione è più inutile delle altre. Chi conosce Christy, gli vuole bene. E aspetta ogni nuovo disco come una telefonata da un amico lontano. Non cambia la vita ma di certo scalda il cuore. Chi non lo conosce, certo non deve iniziare da Lily ma piuttosto scavare nel passato folk, o celebrare uno dei magnifici dischi dal vivo che hanno accompagnato la carriera di CM. Lily è un disco quieto, folk alla vecchia maniera, pieno di canzoni scritte bene (da altri, come costume di Christy) senza svarioni o sbandate. La voce è quella di sempre: scherzosa e profonda insieme; il repertorio viene da penna celtiche e minori, dimenticando alcuni recenti esperimenti. Certe cose, non cambiano. (Marco Sideri) 

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