Rock

Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

ImagePiù rilassato e giocoso che mai, torna in pista Matt “M” Ward, un tempo giovane promessa del folk indipendente americano (nonché allievo prediletto di Howe Gelb), oggi protagonista importante in prima persona. Matt, oltre a cantare e incidere i propri album, è chitarrista e autore che tutti vogliono e tutti cercano (basti pensare al recente tributo a John Faey, da lui coordinato, nonché ad una lista di collaborazioni ed ospitate oramai impressionante).

“Post War”, album numero cinque per Matt, è un disco corale, che si diverte a modernizzare con qualche sfumatura rock intuizioni e generi che si rifanno al dopoguerra citato nel titolo e, lontano dalla gravità dei dischi cantautorali, diverte e intrattiene con classe. Un piccolo chitarrista che, mano a mano, sta diventando un gigante. (Marco Sideri )

Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

ImageGli Oneida si danno una definitiva calmata con “Happy New Year”, dopo le esuberanza soniche, anche molto marcate, del passato, appaiono pacificati anche se non dimentichi della furia che fu. Il disco alterna un passo rock rilassato e perfino acustico a panorami isterici di chitarra elettrica e organo, il marchio di fabbrica del gruppo. Questa vena melodica rende il lavoro appetibile per chiunque e rimanda, seppur in maniera obliqua, allo spirito libero del rock psichedelico degli anni ’60. inoltre, con questi “Auguri di buon anno” gli Oneida danno l’addio al loro studio di registrazione personale in quel di Brooklyn, demolito dopo le sessions per fare posto, come in un film dozzinale, ad un gigantesco centro commerciale.

Cosa riserva il futuro a questa banda scombinata rimane, allo stato, una domanda. (Marco Sideri)

Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

ImageNei primi anni novanta, quando si esibiscono nei club alternativi del Winsconsin, i Golden Smog si configurano come una cover band di lusso. Un divertissmant lieve e gratificante per musicisti già impegnati in gruppi di punta come Wilco, Jayhawks, Soul Asylum e Replacements. 

Ma l’autonomia creativa è, da subito, a portata di mano. Another Fine Day è il secondo lavoro dei Golden Smog composto da materiale originale; una sintesi efficace e gradevole delle sonorità care agli artisti che, nel corso degli anni, si sono alternati nel gruppo.You Make It Easy, Beautiful Mind, Strangers e le altre deliziose ballate dell’album spaziano con disinvoltura tra il country, il pop e la musica della radici . Il risultato, sul piano stilistico e creativo, non potrebbe essere più convincente. (Ida Tiberio)

Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

ImageAbbiamo parlato di recente di Hal Willner, uno che è di casa dietro le quinte, a proposito del tributo/colonna sonora a Leonard Cohen, “I’m Your Man”. Torniamo a parlarne ora ma, a fare da sfondo, non ci sono più le poesie in musica del canadese errante: c’è il mare, qualche isola del tesoro, velieri e la temuta bandiera nera dei pirati.

“Rogue’s Gallery” infatti è una raccolta di ballate marinare che Hal affida ad un cast d’eccezione che comprende pesi massimi come Nick Cave, Antony, Jarvis Cocker e Stan Ridgway accanto a nomi di sicuro richiamo come Bono o Sting. L’umore dei brani spazia dal sentimentale all’ubriaco, saccheggiando il vastissimo forziere della tradizione piratesca. Il risultato è, per una volta, una compilation con forte personalità e, come i bucanieri che l’ispirano, indubbio fascino. (Marco Sideri)
Valutazione Autore
 
0
Valutazione Utenti
 
80 (1)
ImageA cinque anni da “Love & Theft” esce il nuovo disco di Bob Dylan, registrato rapidamente tra febbraio e marzo a New York dopo due settimane di prove in un teatro di provincia. Con Dylan - che lo produce - suonano solo i cinque musicisti che lo accompagnano in tour.
La sensazione di presa diretta e al contempo di affiatamento si colgono già dal primo ascolto (per esempio, in “Spirit on the Water”): con l’eccezione del canto, al quale Dylan dedica grande attenzione, ottenendo risultati di espressività superbi. Pur rendendo omaggio alla tradizione musicale americana degli anni della Grande Depressione, “Modern Times” è un disco profondamente contemporaneo, in grado di toccare punte di eccellenza (“Workingman’s Blues #2”, “Nettie Moore”, “Ain’t Talkin’”) che si misurano con la migliore produzione dell’artista. (Marina Montesano)
Valutazione Autore
 
72
Valutazione Utenti
 
0 (0)
ImageIn questo cd vengono finalmente pubblicate le session di John Martyn  per la BBC, trasmesse da Bob Harris nel ‘73 e dal grande John Peel nel ‘75 e nel ‘77-‘78. La qualità sonora  è ottima e il repertorio di grande interesse, tratto dal migliore periodo della carriera, quello tra ‘Bless the Weather’ e ‘One World’.
Il fido Danny Thompson al contrabbasso compare in alcuni brani, per il resto solo chitarra e voce di fronte al microfono. Lo stile è quello caratteristico del cantautore: nelle esecuzioni acustiche risalta il tipico fingerpicking  percussivo, mentre il cantato scivola con grande facilità tra il falsetto e i toni più bassi; quando, più raramente, Martyn si serve dell’elettrica, tra echoplex e wah-wah il contesto si fa più sperimentale e forse suona, ai giorni nostri, un po’ datato. (Fausto Meirana)

Login