Rock

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ImageAscoltato per anni in bootleg di pessima qualità, il famoso concerto di Robert Wyatt al Drury Lane di Londra (8 settembre 1974) trova infine stampa ufficiale e, almeno per la prima metà, buona qualità di suono. E’ in gran parte una riproposizione dal vivo di “Rock Bottom”, l’album che Wyatt aveva da poco pubblicato e che rappresentava il suo ritorno alla musica dopo l’incidente che gli era costato l’uso delle gambe.
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ImageRyan Adams punta al recupero del suono più autentico della sua terra, la remota North Carolina, anche se ciò non comporta affatto l’abbandono dello stile intimistico e scarno che gli è più congeniale. Jacksonville City Nights scava nel profondo della provincia americana, si addentra nei suoi sentieri notturni e impenetrabili e si appropria del languore nostalgico delle sonorità country. Ryan Adams scrive con mano incredibilmente sicura A Kiss Before I Go e The End, due brani che sembrano ispirati alla penetrante malinconia di Johnny Cash.

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ImageCome si fa a bissare il successo mondiale e milionario di un disco d’esordio (l’omonimo “Franz Ferdinand”) pieno di perfette canzoni pop aromatizzate con tutte le spezie giuste? Semplice: si incide un secondo capitolo che, tolta qualche sfumatura di suono e produzione, ricalca fedelmente quella formula. Questo fanno oggi i Franz Ferdinand di Glasgow, alfieri oramai celebri del rinascimento dei suoni spigolosi e appuntiti della new wave inglese versione ’00.

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Image“Prairie Wind” è un disco importante per Neil Young; non tanto per la musica, acustica e melodiosa come lui sa fare, quanto per la storia e il vissuto che le canzoni si portano dietro.  Mentre lo incideva, Neil ha perso il padre (che viene ricordato affettuosamente in più di un brano) e sofferto una delicata operazione per un aneurisma cerebrale, dalla quale si è però ripreso in tempi stupefacenti, anche per i medici che lo seguivano. Ed è tornato subito in studio, a finire quello che aveva cominciato, riversando negli accordi di “Prairie Wind” una suggestione e un’enfasi ancora maggiori.

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ImagePiaccia o non piaccia questo disco, è indiscutibile che John Cale non sia un musicista pacificato. Se nel precedente “HoboSapiens” aveva troppo calcato la mano sull’elettronica, in “blackAcetate” il gallese unisce con maggior misura la passione per le nacchine a un recupero delle chitarre oscure e massicce (a tratti quasi glam) di album come  “Sabotage Live” (1979) e “Honi Soit” (1981).
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ImageIl quinto volume nella Bootleg Series è la colonna sonora dell’atteso documentario di Martin Scorsese . Si apre con una delle prime registrazioni esistenti del giovanissimo Dylan, “When I Got Troubles”, 1959, per seguirne l’evoluzione fino all’esplosione del 1966, rappresentata da “Like A Rolling Stone”, dal vivo a Manchester.

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