Jazz

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ImageVa dato merito ad una major come l’Universal di mostrare grande attenzione nei confronti del jazz italiano: diciannove dischi prodotti ad oggi tra cui il Bollani di “Carioca”, il brillante esordio di Chat noir, il disco di Roberto Gatto. Ora arriva anche il batterista Fabrizio Sferra (con Enzo Pietropaoli sia nello Space Jazz Trio di Enrico Pieranunzi che nel fortunato Doctor3 con Danilo Rea) e il merito diventa plauso: perché il trio (la rivelazione Giovanni Guidi al pianoforte, attualmente impegnato nel nuovo quintetto di Enrico Rava, Francesco Ponticelli al contrabbasso) sceglie di proporre solo composizioni originali, in cui i tre membri dialogano alla pari, scambiandosi il ruolo di leader, con un’energia e un desiderio di ricerca ormai rari nel jazz contemporaneo e non solo italiano. (Danilo Di Termini)

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ImageAl di là dell’ispirazione alle teorie del matematico e premio Nobel per l’economia John Forbes Nash jr., il disco del chitarrista genovese Massimo Sammi è una delle più limpide sorprese del 2009 jazzistico. Inciso negli Stati Uniti, dove ha studiato, prima alla Berklee e poi al New England Conservatory, con un gruppo che comprende George Garzone, il bassista John Lockwood (i due terzi del troppo misconosciuto gruppo Fringe), il batterista Yoron Israel e la cantante Dominique Eade in due brani, “First day” incrocia magneticamente il jazz da camera di Jimmy Giuffre e l’intenso free di John Coltrane: merito certo del potente e raffinato Garzone, con pochi rivali tra i sassofonisti contemporanei, ma anche della luminosa discrezione della chitarra di Sammi e della sua sicura vena compositiva. (Danilo Di Termini)

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ImageQuesta volta diamo un semplice consiglio spassionato, quello di procurarsi in edicola l’ultimo numero di Musica Jazz. Alla rivista di questo mese, infatti, è allegato un cd davvero interessante (che non può sfuggire) prodotto da Verdearancio e dalla Itinera Records di Pomigliano d’Arco, etichetta sempre molto attiva nel promuovere un colto e meditato jazz di ricerca come nel caso (ad esempio) del recente The Gray Goose, un lavoro denso e complesso a nome del “genovese” Claudio Lugo e di altri illustri sodali tra i quali il grande percussionista dell’Art Ensemble of Chicago Famoudou Don Moye. Il cd in questione è un intelligente, intrigante e appassionante omaggio alla musica di Miles Davis e in particolare al suo seminale album In A Silent Way a 40 anni dalla prima pubblicazione. Il progetto è intitolato About A Silent Way e nasce da un idea del percussionista, compositore e musicista elettronico Maurizio Martusciello, in arte martux_m. L’intento non è quello di reinterpretare per l’ennesima volta le musiche del carismatico trombettista di Saint Louis, ma semmai quello di ricostruire un mood, un sound, un approccio, quel particolare atteggiamento e metodo di lavoro con cui Davis riuscì, in una fatidica, fervente e frenetica stagione, a traghettare il jazz verso un infuocata elettricità e un più generale ampliamento dei suoi orizzonti proprio a partire da In A Silent Way. Martusciello ha per l’occasione messo insieme un quartetto d’eccezione con Fabrizio Bosso alla tromba, Francesco Bearzatti al sax tenore, Eivind Aarset (già smaliziato chitarrista di uno dei più celebri epigoni davisiani: il trombettista norvegese Nils Petter Molvaer) alla chitarra, e Aldo Vigorito al contrabbasso.

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ImageSulla scena da più di trent’anni, praticamente con la medesima formazione (David Harrington e John Sherba, violino, Hank Dutt, viola e Jeffrey Zeigler, violoncello, l’unico membro non originale), il Kronos quartet ha mantenuto inalterata la capacità di stupire e attrarre con la sua musica, sia essa una rilettura di Bill Evans o Monk, un’opera di Terry Riley, una cover di Jimi Hendrix o Blind Willie Johnson. Per il nuovo album hanno rivolto lo sguardo a Oriente: brani che arrivano dalla Palestina (“Tashweesh” con l’elettronica dei Ramallah Underground), dal Libano (“Wa Habibi”), dall'India (“Raga Mishra Bhairavi: Alap”), dalla Serbia (con i ventuno minuti dell’epica “Hold Me Neighbour In This Storm”). Uno straordinario connubio fra tradizione e modernità, struggente e sublime. (Danilo Di Termini)

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ImageFin dalle prime note di “Lady B”, sinuoso tema che apre il secondo disco di Fly (Mark Turner, sax tenore e soprano,
Larry Grenadier, contrabbasso e Jeff Ballard, batteria), la sensazione più immediata è di non trovarsi al cospetto di un gruppo come gli altri. Più che ai trii senza pianoforte di Sonny Rollins e Albert Ayler, il pensiero corre allo straordinario ensemble da camera formato da Jimmy Giuffre, Paul Bley e Steve Swallow negli anni ’60, pur con le debite differenze di strumentazione e di stile. Ogni componente è contemporaneamente vertice e anche uno dei lati su cui poggia un triangolo assolutamente paritario. Nove brani originali (tre di Ballard, quattro di Turner e due di Grenadier), tra i quali scegliamo, per grazia e bellezza, “CJ” e “Anandananda”, pressoché indimenticabili. (Danilo Di Termini)

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ImageCon Kenny Garrett al sax, Christian McBride al basso e Vinnie Colaiuta alla batteria, Chick Corea e John McLaughlin, insieme dopo trent’anni, hanno allestito un vero e proprio supergruppo. La dimensione live - quattro brani oltre i venti minuti, altri tre sopra i dieci, assoli tecnicamente perfetti ed estenuanti - farà felici i fan del genere, un jazz-rock spesso tracimante in fusion. Gli altri dovranno accontentarsi di un grande Kenny Garrett, di un secondo disco tra Weather report (“In a Silent Way/It's About That Time“) e Miles Davis (c’è anche “Dr. Jackie“ di McLean, dal periodo Prestige) e di uno splendido duetto finale piano - chitarra, praticamente silenzio dopo il fragore che lo precede, sulla disneyana “Someday My Prince Will Come”.  (Danilo Di Termini)

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