Rock

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JOHN CALE - Shifty Adventures In Nookie World

Esistono i dischi belli e mal riusciti? E i dischi brutti riusciti bene? Certo che sì, la memoria musicale collettiva ne è piena e, spesso, sono gli episodi cui si affezionano i fan dei musicisti di lungo corso. Non sappiamo dell’affezione (futura) dei fan, ma Shifty Adventures… di certo può considerarsi parte della banda. È un album imperfetto, dove il vecchio Cale si lascia trasportare da una sbornia sintetica di ritmi pestati e drum machine. Sotto seppellisce canzoni pop, alcune più riuscite, altre meno, che spaziano dalla ballata al brano più rock. È il disco synth-pop di John Cale, quello teoricamente moderno e nei fatti demodé. È una mezza sconfitta per un musicista abbastanza scafato per non curarsene, e una mezza vittoria di una personalità (musicale) di prim’ordine in mezzo a suoni un po’ goffi. Un bel modo per stare in terza età. (Marco Sideri)

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MUMFORD & SONS - Babel

Personaggi come gli U2, i Coldplay o Antonio Cassano si recensiscono con la scrittura automatica: un paio di consolidati luoghi comuni e ogni loro performance è commentata in un attimo. Mumford & Sons sono riusciti  nell’impresa di raggiungere il medesimo status di ovvi e famosi in soli tre anni e due album. Vengono criticati aspramente, talora persino derisi, ma Marcus Mumford e i suoi compagni neppure se ne curano - hanno trasformato il banjo in uno strumento sexy e, grazie all’efficace strategia della semplicità campagnola applicata alle complicazioni cittadine. hanno venduto una caterva di dischi. Con tutto questo peso sovrastrutturale addosso, Babel  è difficile da giudicare con serenità: se la scrittura è a tratti monocorde o di modesta articolazione, almeno un paio di pezzi  (Reminder, Hopeless Wanderer) sono davvero coinvolgenti. Indiscutibile è invece il fatto che il folk del XXI secolo ha trovato le sue prime star generaliste. (Antonio Vivaldi)

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JOHN HIATT - Mystic Pinball

Passato indenne attraverso una lunga serie di traversie esistenziali, John Hiatt sa come dar voce alle emozioni più profonde. Il song-writer del mid-west è un autentico maestro nel narrare storie capaci di portare alla luce ciò che intimo, di scavare negli abissi del cuore senza remore né ipocrisie. Oggi, i tempi oscuri e laceranti che, paradossalmente, hanno reso memorabili album come Bring The Family e Turning Point sono lontani. Mystic Ball è comunque un lavoro di grande lirismo e di notevole qualità musicale. Le chitarre elettriche graffiano con spietata abilità brani come We’re alright Now e Bite Marks e My Business, intrisi di sonorità blues e d’energia. Il richiamo alla solitudine e alla sensazione, mai del tutto superata, di spaesamento e confusione esistenziale torna ad insinuarsi in No Wicked Game e Blues Can’t Even Find Me: due meravigliose ballate acustiche che vanno ad inserirsi di diritto nel miglior repertorio di John Hiatt. (Ida Tiberio)

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FRANK TURNER - Last Minutes And Lost Evenings

Il nuovo fenomeno Folk-Punk proveniente dal Regno Unito: FRANK TURNER. Last minutes and lost evenings contiene 15 canzoni scelte personalmente da Frank Turner tra la sua produzione mentre il DVD contiene un suo concerto tenutosi a Wembley , quasi due ore di musica davanti ad una folla di suoi fans che cantano in coro le sue canzoni.

CD in vendita da Disco Club a partire da martedì 9 ottobre 2012 al prezzo di 15,50 €

vedi sotto video

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BOB MOULD - Silver Age

Dopo l’uscita delle ristampe dei suoi lavori solisti e con gli SUGAR, Bob Mould torna con un nuovo album. L’album è stato anticipato dal singolo ‘The Descent’, per il quale è da poco stato diffuso anche un bel video. Per coloro che da sempre seguono la carriera di Bob Mould – dai suoi fantastici esordi dei primi anni ’80 con gli Hüsker Dü, passando ai suoi lavori solisti in bilico tra cantautorato, elettronica e rock, sino all’esperienza pop-rock con gli Sugar – verrà spontaneo immaginare il nuovo album “Silver Age” come un riflessivo ed oscuro seguito dell’ultimo disco “Life and Times” (2009)...niente di più sbagliato. “Silver Age” è un intenso e compatto lavoro composto da dieci brani che rimandano alle trame punk-alternative-rock degli Hüsker Dü. Dice lo stesso Mould: “è molto tempo che mi passa per la testa l’idea di realizzare un nuovo lavoro pop-rock più tirato, soprattutto con l’avvicinarsi del 20esimo anniversario di Copper Blue.” Non sorprende quindi sentire “Silver Age” riflettere l’euforia e l’entusiasmo con cui Bob e la sua live band lo hanno registrato.

CD in vendita da Disco Club a partire da martedì 2 ottobre 2012 al prezzo di 17,90

vedi sotto video

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AMANDA PALMER & GRAND THEFT ORCHESTRA - Theatre Is Evil

Diciamolo subito: questa recensione non può essere del tutto positiva, forse perché il terzo capitolo solista di Amanda Palmer, co-fondatrice dei Dresden Dolls insieme al musicista Brian Viglione, è stato caricato di una forte aspettativa mediatica ancor prima della sua uscita. Ad attirare l'attenzione è stata la cifra da capogiro raccolta dalla cantante attraverso il sostegno dei fan che hanno finanziato il progetto. Il risultato è un disco che l'autrice definisce "epico" – il che magari è un'esagerazione, ma sicuramente si tratta di un lavoro che va oltre la scenografia da cabaret per concentrarsi di più sulla musica e sulla voce, con un chiaro omaggio a Captain Beefheart passando per atmosfere che a tratti ricordano PJ Harvey e sfiorano – senza raggiungerla – l'intensità emotiva di Patti Smith. Alcuni brani sono davvero validi e coinvolgono il pubblico fin dal primo ascolto: Killing Type e Do It with a Rockstar promettono di piantarsi nella mente e non mollarti più mentre le due anteprime che erano state fornite alla stampa (Want It Back e Trout Heart Replica) sono tra le canzoni più ambiziose concepite dalla Grand Theft Orchestra. Bischoff, Raines eMcQuilken sono tre strumentisti molto versatili che spaziano dal banjo all'ukulele, dagli archi ai sintetizzatori spingendo la band in territori vicini a Siouxsie and the Banshees. Il lato dark e la voglia di stupire non sono dimenticati ma sbocciano in composizioni complete, che non sfigurerebbero in un album dei Muse. Tuttavia c'è qualcosa che non convince completamente e la seconda metà di Theatre is evil sprofonda in un intimismo che non trova sbocchi e lascia dubbiosi, in attesa che di scoprire un culmine sonoro che però non arriva. (Elena Colombo)

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