Rock

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JOHN MURRY  - The Graceless Age

Questo è un disco dove tutto è extralarge: la durata della gestazione, l’intensità dei sentimenti  espressi, la profondità della messa a nudo interiore, la lunghezza di molti brani e persino il fisico dell’autore. Se l’album  di murder ballads inciso nel 2008 con Bob Frank (“World Without End”) regala ancora  oggi ottimi ricordi, pessime memorie sembrano aver lasciato in Murry gli anni da allora trascorsi, una sorta di tunnel vissuto fra miserie da eroinomane e strazi da marito abbandonato. Di queste cose parla The Graceless Age e una materia umanamente così pesa viene trattata in modo artisticamente magistrale lungo canzoni dove pathos e brutalità vengono strutturati in forma di melodie commoventi e, volendo, lenitive e rassicuranti. Sperando che rassicurato si senta, infine, anche il loro autore. (Antonio Vivaldi)

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BOBBY WOMACK - The Bravest Man In The Universe

 

Compositore di successo (per Wilson Pickett, Rolling Stones, Janis Joplin, George Benson), grande voce black degli anni '70 (sua la canzone dei titoli di testa del blaxploitation “Across 110th street”, ripresa da Tarantino per “Jackie Brown”), Bobby Womack non pubblicava materiale originale dai tempi di “Resurrection”, 1994, l'album con cui ritornò alla musica dopo i pesantissimi problemi di salute e di droga. Prodotto da Damon Albarn per l'etichetta dell'ultimo Gil Scott-Heron (che appare in un cameo di 22 secondi) “Bravest man” è un disco crepuscolare, il racconto di un vecchio e stanco soulman finito per sbaglio a parlar di musica a casa di Moby; ma quanta classe, se funziona anche un improbabile duetto con Lana Del Rey. E il gospel di " Deep River” per voce e chitarra graffia il cuore. (Danilo Di Termini)

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CAT POWER - Sun

 

Sono passati sei anni dall'ultimo album di inediti per Chan Marshall; in mezzo una session per iTunes, un album e un doppio EP di cover; e ce ne sono voluti tre per scrivere e suonare ogni strumento di questo disco registrato tra Malibu, Miami e Parigi. Nel frattempo la scoperta dell'elettronica, in forma di sintetizzatori e drum machine non proprio dell'ultima generazione (la ballad “Nothin But Time”, dove fa capolino addirittura la voce di Iggy Pop, sembra uscita da “Heroes”) e il rimpianto verso il passato (la conclusiva “Peace and love”, con citazione di Nina Simone, “is a famous generation”). Non mancano brani vecchio stile (il singolo “Cherokee”), ma poi fa anche capolino una stanca dance (“Real life”). Dovrebbe essere il disco della rinascita, ma forse è solo un disco di transizione. (Danilo Di Termini)

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JAMES YORKSTON - I Was A Cat From A Book

Cantautore schivo e dalla vita appartata (vive nelle highlands scozzesi, dopo una breve parentesi edimburghese), James Yorkston con I Was A Cat From A Book ritorna al caldo focolare del folk dopo le (misurate) contaminazioni dei lavori più recenti. Lo fa con undici ballate quiete e avvolgenti, con melodie che si insinuano piano nelle orecchie per lasciare un segno gentile. Non mancano episodi più giocosi (Border Song) ma la cifra dell’album è pensosa e melodica, con piccole variazioni (un duetto, un’ombra elettronica) a movimentare il panorama. Ci vuole tempo, o perlomeno calma, per apprezzare a fondo questo disco. Ma il (piccolo) sforzo è ampiamente ripagato dal talento di un cantautore oramai maturo e perfettamente a suo agio nella propria musica, lontana dall’affanno e dall’isteria dei tempi moderni, tutta roba da gente di città. (Marco Sideri)

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DYLAN LeBLANC - Cast The Same Old Shadow

Ci sono dischi onesti. Lavori competenti e coinvolgenti, senza esagerare. Spesso i dischi onesti arrivano dalla metà in avanti di una carriera. Altre volte, prima. Dylan LeBlanc esordiva nel 2010 con Pauper’s Field, un album sorprendente, considerata la giovane età dell’autore. A neppure 20 anni riusciva a evocare desolate atmosfere country soul, con una scrittura sicura e suoni essenziali. Questa seconda prova è una conferma e insieme un piccolo “ma”. Gli arrangiamenti si gonfiano e il suono si fa più corposo, strutture pop vanno a braccetto con l’estetica sudista delle ballate, fiati e archi riempiono gli spazi, un tempo vuoti. L’umore è spesso malinconico (l’iniziale Part One: The End, giuliva fin dal tiolo) e sempre ordinato (questo non è un disco “indie”). Manca una scrittura forte. Il che rende il disco, potenzialmente molto buono, onesto. (Marco Sideri)

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RY COODER - Election Special

l nuovo album di Ry Cooder, Election Special, è un campanello d'allarme in vista delle prossime elezioni americane in autunno. "oggi abbiamo bisogno di qualcosa di diverso se vogliamo fare qualcosa contro gente come Charlie e Dave. Quelli come loro sono tipi sfuggenti, sono tutti diaconi della High Church of the Next Dollar. Dobbiamo essere più furbi, più rapidi. Il mondo è pieno di studenti che arrivavano a mala pena alla sufficienza e ora sono ai comandi e ogni giorno salta fuori qualche novità. Non essere uno di questi." Ecco cosa ha da dire Cooder sulle canzoni dell'album (vedi sotto)

 CD in vendita da Disco Club a partire da martedì 28 agosto 2012 al prezzo di 18,90 €

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