Jazz
Tra gli ultimi dischi di Stefano Bollani c’è un Gershwin con l’orchestra sinfonica, un duo di pianoforti con Chick Corea, uno con Irene Grandi e l’originale omaggio a Zappa: a cercare di classificarlo c’è da perdere la testa. Lui, imperturbabile, afferma di riconoscersi pienamente nel progetto appena ultimato. In questo caso un disco in solo quasi interamente dedicato al Fender Rhodes con tre brani cantati (non è la prima volta, anzi), ma composte interamente da lui. E allora se si vuole comprendere fino in fondo il suo universo musicale, bisogna aver pazienza e ascoltare. Una volta per rimanere sorpresi o perplessi, una seconda per ritrovarsi a cantare il refrain di “Microchip” e della canzone che dà il titolo all’album, una terza per concentrarsi sulle trami musicali che prendono spunto da “Quando, Quando Quando” o da “The Preacher” di Horace Silver, da “Matilda” o da “You Don’t Know What Love Is”. Se cercate la presunta purezza del jazz, girate al largo, altrimenti questo è il disco per voi. (Danilo Di Termini)
Si dice che quello che fa la differenza, nel jazz (e nella gran parte delle musiche che trovano ombra sotto il fogliame della gran pianta afroamericana del suono), sia la personalizzazione del suono da un lato, e la capacità di adattamento ai contesti più diversi. Enrico Rava, nei suo luminosi e leggerissimi settant'anni ha tutte e due, in una misura che per molti colleghi è una specie di miraggio. Una nota dalla sua tromba costruisce già un mood, e ti viene subito da dire “E' Rava”. In più, Enrico Rava continua ad avere una lucida e mobilissima intelligenza che lo porta a collaborare anche e soprattutto con chi ha diversi decenni meno di lui. Come qui, in questo ennesimo piccolo capo d'opera accreditato al suo Quartetto e assieme all'ospite Gianluca Petrella al trombone. Francesco Diodati alla chitarra elettrica , Enrico Morello alla batteria, Gabriele Evangelista al contrabbasso: un gruppo che lavora come un'entità viva e guizzante. Si parte con una versione di Diva, lo struggente tre quarti ondivago più volte proposto da Rava, in una versione di attonita bellezza, si prosegue con episodi via via languidi, ruggenti, teneri, feroci, riservando anche un succoso spazio a un brano che si commenta da solo: Improvisation. Con molto respiro per la musica, e larghi spazi di silenzio. Un altro centro, un altro disco da ascolti col “replay”. (Guido Festinese)
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