Rock

Valutazione Autore
 
73
Valutazione Utenti
 
0 (0)
ELI "PAPERBOY" REED - Come And Get It

Se ti capita di essere un soul man (o brother) non è che tu ci possa fare molto. Anche se nasci con 50 anni buoni di ritardo; se quello che suoni e canti pare una ristampa anche se è nuovo di zecca; se, inevitabilmente, i nomi a cui chiunque paragonerà le tue canzoni sono quelli di giganti storicizzati e inarrivabili (Sam, Marvin, Otis & C). Se ti capita di essere un soul man (o brother) devi cantare il soul. E questo fa Eli P Reed. “Come and Get It” è il suo terzo disco. E come per il precedente “Roll…”, accantonata la spinosa questione dell’autenticità. Rimangono canzoni scritte con un piglio ammirevole: ritornelli da mandare a memoria, giochi di parole, un paio di ballatone per chiudere il cerchio. Un disco, se passate l’espressione, puramente impuro. E migliore, persino più sincero, di molte commistioni (new) soul che, magari, vanno per la maggiore. (Marco Sideri)

vedi sotto video

Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
JAILL - That's How We Burn

Se avete superato i trent'anni da un pezzo e ascoltate ancora il pop obliquo e nervoso di quando ne avevate venti “That’s How We Burn” è il disco perfetto da ascoltare mentre vi recate al lavoro in una calda mattina di agosto e avete bisogno di una raccolta di chicche indiepop per affrontare la giornata. In trentadue minuti e undici tracce il quartetto di Milwaukee (Wisconsin) riesce a condensare il meglio del pop indipendente americano degli ultimi due decenni fino a disorientarvi e farvi sentire come se foste alla fine anni ’90 o durante la proiezione di un film di qualche giovane regista al Sundance Festival. Tre canzoni in evidenza sono “Thank Us Later”, psychopop alla Shins, “The Stroller”, con reminescenze new wave, e “That’s How We Burn”, tutto ritmo e melodia sbilenca. (Francesco Fossa)
vedi sotto video

Valutazione Autore
 
78 (2)
Valutazione Utenti
 
0 (0)
ARCADE FIRE - The Suburbs

Per gli Arcade Fire il “terzo difficile disco” era difficile davvero dopo la gran botta iniziale di Funeral e la cupezza un po’ sfocata di Neon Bible. The Suburbs sceglie la via del cambiamento nella continuità ed esce abbastanza bene dalla prova: i suoni sono indie-pop  da manuale con le molte ascendenze soniche (da Bowie ai Mercury Rev)  amalgamate in modo fluido e impeccabile;  i testi sono,ancora una volta, legati da un filo comune, quello dell’adolescenza e della prima età adulta in una periferia residenziale dai connotati vagamente post-catastrofici.Detto che l’album cresce a poco a poco e che dopo un paio di ascolti emergono diversi momenti coinvolgenti (Ready To Start, Rococo, Suburban War),  è altresi vero che 16 pezzi sono troppi  e che gli episodi pensati come diversivo veloce rispetto al mid-tempo dominante (Month Of May e Sprawl I, buffo clone di Heart Of Glass di Blondie) risultano scialbi esercizi di stile.  In una diversa dimensione sonora l’effetto è all’incirca quello provocato da High Violet dei National, altro lavoro bello, sostanzioso, intelligente  e meditato ma senza guizzi destabilizzanti di rabbia o d’amore. (Antonio Vivaldi)

vedi sotto video

Valutazione Autore
 
68
Valutazione Utenti
 
0 (0)
MARK OLSON - Many Colored Kite

L'ex leader dei Jayhawks torna e, con 'Many Coloured Kite', pubblica una manciata di canzoni venate di una malinconia autunnale un po' in anticipo sui tempi, confermata peraltro dalla veste grafica della confezione: colori spenti e alberi spogli che contrastano con l'aquilone multicolore del titolo. Lo stesso Olson nella foto di copertina sfoggia un gilet d'antan che ricorda parecchio quello del nonno Luigi. Ascoltando le canzoni però un brivido fresco rianima questo agosto assolato, spostando l'attenzione all'ormai imminente cambio di stagione. Gli arrangiamenti per archi di Michele Gazich, già collaboratore di Massimo Bubola, sono assai felici e confortano le esili melodie delle canzoni, due delle quali vedono la partecipazione di Vashti Bunyan e Jolie Holland ai controcanti. L'apporto femminile continua per tutto il disco con la limpida voce della percussionista Ingunn Ringvold che da tempo accompagna Olson, assieme a Gazich, nei suoi frequenti tour di qua e di là dell'oceano. Per far buon peso inoltre, una buona metà dei brani è impreziosita dai sapienti ricami delle chitarre di Neal Casal, apprezzato cantautore e collaboratore di Ryan Adams and the Cardinals. (Fausto Meirana)

vedi sotto video

Valutazione Autore
 
88
Valutazione Utenti
 
0 (0)
OTIS REDDING - Live On The Sunset Strip

Basterebbero i dieci minuti della versione di “"Papa's Got A Brand New Bag" (con omaggi a Wilson Pickett e Sam & Dave), più lunga di otto rispetto a quella del vecchio “In Person at Whiskey a Go-Go” (tutto racchiuso in questo doppio cd), per convincere all’acquisto. Se non fosse sufficiente, vi segnaliamo che il 9 e 10 aprile 1966 un ventiquattrenne (!) Otis Redding onorò anche i Beatles di “A hard day’s night” e i Rolling Stones di “Satisfaction”, oltre a proporre tutti i suoi hit, da "These Arms Of Mine" a "I've Been Loving You Too Long (To Stop Now)", da “Respect” a “I Can't Turn You Loose“. Registrazione sufficiente (con la band di nove elementi un po’ troppo sullo sfondo), note di Ashley Kahn (con i ricordi di Taj Mahal che insieme a Ry Cooder aprì le serate) e una voce inarrivabile. (Danilo Di Termini)

Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
FENNESZ/DANIELL/BUCK - Knoxville

Christian Fennesz, David Daniell e Tony Buck sono tre dei più conosciuti e rispettati musicisti della musica sperimentale mondiale.Nel 2009 partecipano assieme al Big Ears Festival di Knoxville, questo album documenta la loro esibizione tenutasi il 7 febbraio del 2009 a Knoxville. Fennesz (chitarra e elettronica), Daniell (chitarra) e Buck (batteria) convogliano la loro energia collettiva per creare atmosfere cupe, elettronica minimalista e sinfonismi noise.
Christian Fennesz è noto anche per aver collaborato con Ryuichi Sakamoto, Keith Rowe, David Sylvian, Sparklehorse, e Mike Patton.
David Daniell recentemente ha esordito su Thrill Jockey con Sycamore l’album che lo vede protagonista assieme a Douglas McCombs dei Tortoise.
Tony Buck è uno dei batteristi più noti della scena avant-garde, minimalista e jazz avendo collaborato con Branford Marsalis, Ernie Watts, Otomo Yoshihide, John Zorn, Tom Cora e Peter Brotzmann.

CD in vendita da Disco Club a partire da martedì 7 settembre 2010 al prezzo di 17,50 €

Login