Rock

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TRACEY THORN - Love And His Opposit

Terzo album solista per la cantante di Every Thing But The Girl! L’album è prodotto da Ewan Pearson (Cortney Tidwell, Seelenluft, Ladytron, Depeche Mode, The Rapture, Goldfrapp, The Chemical Brothers) contiene un duetto con Jens Lekman nella cover del brano di Lee Hazlewood's "Come on Home to Me" e come ospiti troviamo membri di Hot Chip and the Invisibile e la cantautrice americana Cortney Tidwell. Love And Its Opposite segna anche il ritorno di Tracy ad un etichetta indipendente , la Strange Feeling , che è stata fondata dall’altra metà di Every Thing But The Girl : Ben Watt.

CD in vendita da Disco Club a partire da venerdì 21 maggio 2010 al prezzo di 16,90 €

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AVI BUFFALO - Avi Buffalo

Avi Buffalo è la band di un giovanissimo cantautore Californiano che risponde al nome di Avigdor Zahner-Isenberg. Coadiuvato da Aaron Embry (già con artisti quali Elliott Smith,Daniel Lanois, Emmylou Harris e Beth Orton) e dalle ex compagne di college Aarin Fazio e Rebecca Coleman (tra l’altro, per gli amanti del gossip, una delle due è l’oggetto del desiderio delle liriche di alcuni dei brani dell’album), Avi crea dieci gemme pop, con una buona dose di “elettricità”, nei quali la sua voce, che per particolarità può ricordare quella di Ben Bridwell dei Band of Horses o di James Mercer di The Shins, duetta con quella di Rebecca in un tripudio di melodie azzeccatissime. Già in tour con i chiaccherati Beach House, i Nostri ci presentano un disco di esordio maturo, completo ma soprattutto fresco e spontaneo; garantisce Sub Pop!

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NATALIE MERCHANT - Leave Your Sleep

Per raccontare questo album è utile una premessa. Leave Your Sleep (due CD per due volumi, in una lussuosa edizione annotata dall'autrice) è un album classico. Niente trovate, innovazioni, colpi gobbi, remix. Astenersi ascoltatori audaci. Detto questo, Leave Your Sleep è un album di rara bellezza ed eleganza. Sono poesie e vecchie ballate riadattate da Natalie (già voce nei 10.000 Maniacs) ai modi di moltissimi folk (celtico, ebraico persino caraibico, anche jazz e medievale) interpretate con una voce (la solita) che (al solito) toglie il fiato. Una voce forte, decisa, sfumata,lontana dallo standard di svenevole chanteuse odierna. Gli ospiti non mancano ma la sostanza è una: un album vero e proprio, con un capo e una coda, coerente e fascinoso. Non una raccolta di canzoni slegate. Non riceverà l'attenzione che merita. Ma del resto, non c'è da stupirsi. Con la confusione che c'è. (Marco Sideri)

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LALI PUNA – Our Inventions

Paladini dell’indietronica, attivissimi all’inizio del millenio, i Lali Puna hanno brillato per il loro approccio innovativo nell’interpretazione dell’indiepop in chiave elettronica. Non a caso, nel pieno della loro creatività compositiva, sono approdati alla Morr, fucina di sonorità digitali mitteleuropee. Tutto ciò però avveniva più di cinque anni fa, quando certi suoni e certi tipi di ricerche erano assolutamente interessanti e per certi versi innovativi. Oggi tutto ciò non stupisce più e fa un po’ tenerezza vedere una band come i Lali Puna tornare sulla scena per riproporsi sinceramente e in maniera assolutamente trasparente, senza trucchi e senza inganni. Our Inventions suona bene e scorre con una facilità e una piacevolezza ammirevoli, ma nasce già datato. Forse sarebbe stato bello stupirci con nuovi spunti e nuove idee, sapendo leggere i tempi odierni e avendo coscienza di tutto ciò che è accaduto da Faking the books ad oggi. (Giovanni Besio)

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ROKY ERICKSON WITH OKKERVIL RIVER - True Love Cast Out All Evil
Quello che poteva essere un disco da ascoltare con rispetto e/o curiosità anche un po’ morbosa (nel primo pezzo suona la chitarra un probabile pazzo criminale), si rivela invece affascinante tout-court, ovvero anche senza sapere alcunché della triste vicenda umana di Roky Erickson.  Eroe psichedelico con i  13th Floor Elevators nei secondi anni ’60, rinchiuso dal 1969 al 1972 in un manicomio criminale in seguito a stupefacenti (in tutti i sensi) vicende, da allora Erickson è rimasto sempre a un millimetro dal baratro del non ritorno psichico fino all’odierna  ‘stabilità’ sotto tutela (della moglie e dl figlio-manager) nella natia Austin. Nella città texana vive anche uno dei nomi più significativo del rock indipendente contemporaneo, Will Sheff degli Okkervil River,  musicista con una tendenza all’enfasi visionaria e  da sempre affascinato dalle storie di vita problematica (Tim Hardin, Jobriath).
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CHAPELIER FOU – 613

Il debutto discografico, in termini di lunga durata, del cappellaio matto si presterebbe facilmente a generalizzazioni e banalizzazioni per i ben evidenti punti di riferimento musicali e compositivi. Ma il lavoro del polistrumentalista d’oltralpe è molto più robusto e acuto di quanto possa apparire a un primo ascolto. Con delicatezza ed estro giocoso ecco che prendono forma ballate glitch sul cui sfondo scorrono paesaggi folk della campagna francese; quadretti melodici tipici del miglior Tiersen vanno a braccetto con atmosfere rarefatte e intangibili uscite direttamente dai territori indie più oscuri (su tutti Melodium e Matt Elliott). 613 è un disco completo e ben bilanciato tra la tradizione e l’elettronica. Ricco di sfumature e di piccoli dettagli scintillanti, l’esordio di Chapelier Fou è da assaporare piano piano, con piacevole lentezza. (Giovanni Besio)

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