Rock
Singolare tributo alla musica e alle interpretazioni dei fratelli Everly, meglio conosciuti come Everly Brothers, ad opera del poliedrico e instancabile cantautore statunitense Will Oldham, in arte Bonnie "Prince" Billy. Un Will Oldham originario anche lui, come lo stesso Don Everly (il compositore fra i due fratelli), della rigogliosa terra del bluegrass, il prativo Kentucky, e che questa volta ritroviamo in collaborazione con la misteriosa e certo non subalterna Dawn McCarthy, cantante dalla voce diafana e profonda, fondatrice dei Faun Fables, da qualche tempo dinamici animatori della scena indie californiana. Un'idea non peregrina e decisamente interessante, la loro, perché in effetti gli Everly Brothers, sul finire degli anni '50 del secolo scorso, furono tra coloro che in qualche misura, piu o meno consciamente, posero le premesse per le successive e rivoluzionarie innovazioni che interessarono la popular music negli anni '60 e oltre, contribuendo alla nascita del vorticoso e frullante beat e in qualche modo allo sviluppo di tutta l'odierna pop music.
La storica e prestigiosa etichetta di Memphis votata alla soul music, pubblica questa collaborazione di lusso tra il prodigio del soul rock blues degli ultimi vent'anni Ben Harper e la leggenda vivente dell'armonica blues Charlie Musselwhite. I due si sono conosciuti una decina d'anni fa, durante le registrazioni di un disco di John Lee Hooker (la personificazione del blues), alle quali entrambi hanno avuto il privilegio di partecipare. A partire da quel momento, Harper e Musselwhite, sulla scorta di una già preesistente stima e di una trovata intesa, hanno cominciato a coltivare l'idea di poter suonare insieme. Ci sono voluti però (appunto) dieci anni, perchè potessero realizzare questo loro intento, non riuscendo a trovare il modo, in tutto questo lasso di tempo, di far coincidere rispettivi impegni e responsabilità: "Get Up!" è finalmente il risultato di tanta attesa. Il disco è in realtà ufficialmente un lavoro di Ben Harper, che firma tutte le composizioni ed è accompagnato dai Relentless 7, la bruciante giovane band che ormai da tempo lo sostiene al meglio nel suo infuocato soul rock. Mussellwhite, con le sue spettacolari incursioni all'armonica amplificata, satura di elettricità e splendidamente impastata alle chitarre in gioco, si limita (si fa per dire) a far da commento o controcanto alla musica del talentuoso chitarrista cantante. Dieci tracce in tutto, che sono un buon compendio degli svariati stili del blues e del rock blues: si parte con "Don't Look Twice", che rimanda immediatamente all'antico country blues di Skip James; per proseguire con "I'm In I'm Out And I'm Gone", specie di riarmonizzazione della celebre "Hoochie Coochie Man" di Muddy Waters, con il quale Charlie Musselwhite ha suonato per un lungo periodo, facendo letteralmente la storia; si passa poi alla più delicata "We Can't End This Way", vera e propria ballata folk blues, e alla zeppeliniana "I Don't Believe A Word You Say", con il batterista Jordan Richardson che sembra davvero un John Bonham redivivo; procedendo poi a rapidi balzi in avanti, ecco che ci si imbatte (prima) nell'ancor più hard rock "Blood Side Out" e (poi) nella psichedelica title track "Get Up", segnata da una sorniona e implacabile linea di basso e da una "interminabile" coda finale; chiudono la raccolta la beatlesiana "She Got Kick", dalla vena rock 'n' roll, sorta di nuova "Dizzy Miss Lizzy", e l'acustica e soffusa "All That Matters Now", suonata sostanzialmente in duo, salvo poche note di pianoforte, con Musselwhite e Harper che ricordano molto da vicino le sortite di Buddy Guy e Junior Wells. Insomma, come già detto, pur all'interno di un genere ben definito, quello del blues elettrico e le sue varianti, il cd offre una lodevole ampia gamma stilistica. Manca solo una maggior dose di originalità e profondità, in grado di traghettare "Get Up!" dalla sfera dei buoni dischi, per certi versi seriali, ma senz'altro apprezzati dagli appassionati, a quella dei memorabili: la statura dei due protagonisti in causa in qualche modo lo esigeva. (Marco Maiocco)
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