Rock

Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
BRIAN ENO - Lux

LUX è il primo disco solista di Brian Eno su Warp Records e il primo da Another Day On Earth del 2005. LUX vede Brian Eno elaborare i temi e le texture che hanno reso storici album come Music For Films, Music For Airports e Apollo: Atmosphere And Soundtracks. Brian Eno considera questo album la continuazione del progetto Music For Thinking, che include gli album Discreet Music (1975) e Neroli (1983) LUX è uno dei progetti più ambiziosi di Brian Eno: una composizione di 75 minuti divisa in 12 sezioni, tutte derivanti da un’installazione attualmente visitabile presso la Galleria Grande della Reggia di Venaria Reale, nei pressi di Torino.

CD in vendita da Disco Club a partire da martedì 13 novembre 2012 al prezzo di 16,90 €
Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
MARK EITZEL - Don’t Be A Stranger

Negli ultimi tre anni la vita di Mark ha avuto alti e bassi, diciamo momenti di sfortuna e fortuna ecco. Mentre stava lavorando al nuovo materiale per il disco degli American Music Club, Mark se l’è vista molto brutta dopo un attacco di cuore che lo ha costretto a fermarsi per molti mesi. Nel frattempo, iniziò a rendersi conto che il materiale che stava preparando forse era più adatto ad un album solista invece che un nuovo lavoro degli American Music Club. Poi un colpo di fortuna. Un amico, fresco vincitore di un ricco premio ad una lotteria, regala a Mark la possibilità di registrare il suo nuovo album in uno studio degno di questo nome, con tanto di produttore. Il produttore in questione è il brillante Sheldon Gomberg (Rickie Lee Jones, Ron Sexsmith). Con queste nuove carte in tavola “Don’t be a stranger” risulta essere il primo disco solista prodotto con una certa attenzione ai dettagli sin dai tempi di “The Invisible Man” del 2001. L’album è stato registrato on il contributo di Pete Thomas alla batteria (The Attractions), di Vudi, direttamente dagli American Music Club, alla chitarra, e di una ricca sezione d’archi.

CD in vendita da Disco Club a partire da giovedì 8 novembre 2012 al prezzo di 14,50 €

vedi sotto video

Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
CRIPPLED BLACK PHOENIX - No Sadness or Farewell

La fenice dell'odierno prog psichedelico torna con una sorta di nuovo demo, contenente solo (si fa per dire) quarantacinque minuti di musica, che in qualche modo cerca di proseguire nella faticosa ricomposizione delle macerie disintegrate della classicità del rock. Il passo è cadenzato, la natura floydiana sempre in evidenza, caratterizzata dalle suggestive e (a momenti) calligrafiche chitarre gilmouriane di Justin Greaves e Karl Demata; il tono (a tratti) sembra essere quello ossessivo millenaristico dei Godspeed You! Black Emperor, ovviamente non in chiave punk progressiva. La sensazione è che il gruppo indugi su un sentimento di generale e irrimediabile perdita: "What Have We Got To Lose?" si chiede la desolata voce di Miriam Wolf, persa in una baluginante nuvola di tastiere d'epoca di banksiana memoria; e in "Hold On (So Goodbye to All Of That)" è addirittura un coro antemico alla "you never walk alone" dei tifosi del Liverpool, già immortalato nel floydiano "Meddle", a salutare sconsolatamente il mondo, come avrebbe fatto Pink da oltre il muro. Sicchè il titolo del lavoro, quel "nessuna tristezza o addio", sembra avere una valenza più ironica che svolgere la funzione di fiero incitamento a risollevarsi con coraggio da ceneri fuligginose. E però la cattedratica e imperiosa chiusura di "Jonestown Martin", proprio da arrabbiato "albero del porcospino", seguita da una sorta di rutilante "inno" all'indipendenza ("Long Live Indipendence"), miscuglio tra le urla ruggenti di Roger Waters dentro il megafono e certo tambureggiante punk jazz alla Bobby Previte, sono la testimonianza di una mai doma capacità di resistenza. Lodevolmente recalcitranti. (Marco Maiocco)

Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
CLAUDIA BRUCKEN - The Lost Are Found

Fin dai giorni nei Propaganda o negli Act, e con Andrew Poppy, oppure recentemente nelle musiche per L.A. Noire, un hit mondiale tra i videogame, la torch singer in chiave electro Claudia Brucken ha sempre dimostrato una naturale propensione nell’interpretare scoppiettanti e fantasiose versioni di brani altrui. Lavorando con il noto produttore Stephen Hague (New Order, Pet Shop Boys, OMD, Robbie Robertson), la Brucken ha messo insieme un’intrigante collezione di brani, con un’atmosfera davvero intensa, di altri artisti che intende celebrare il mood, la maestosità ed il mistero della grande canzone pop. Un viaggio lungo un’immaginaria linea costiera di una terra immaginaria, una colonna sonora per gettare lo sguardo verso il mare aperto cercando d’immaginare cosa si trova al di là. Così la Brucken, con la complicità di Hague, ci propone versioni inaspettare di brani davvero molto conosciuti di Bowie, the Band, Bee Gees ed Electric Light Orchestra, canzoni che Claudia sembrava destinata a cantare da sempre - Pet Shop Boys e Julee Cruise – e canzoni meno conosciute che secondo la nostra eroina meritavano maggior fortuna Dubstar, Lilac Time and Stina Nordenstam. “The Lost Are Found” è una brillante antologia di pop malinconico, cantata da una delle interpreti più personali ed ingegnose degli ultimi decenni e prodotta da uno dei più grandi produttori pop.

CD in vendita da Disco Club a partire da martedì 6 novembre 2012 al prezzo di 13,90 €
Valutazione Autore
 
75
Valutazione Utenti
 
0 (0)
MAIRI MORRISON & ALASDAIR ROBERTS - Urstan

Mairi Morrison e Alasdair Roberts si sono conosciuti nel 2009 presso il Centre for Contemporary Arts di Glasgow, nel quale è attivo, a partire dal 2006, il Ceòl 's Craic ("Music and Banter"), una sorta di club, un punto di aggregazione, quasi un laboratorio, espressamente dedicato alla "coltivazione" della lingua e della cultura gaelica in tutte le sue forme e articolazioni. Un'iniziativa forse un po' in controtendenza rispetto alla linea di un polo culturale, ci riferiamo al centro stesso, rivolto essenzialmente alla divulgazione di tutto ciò che è espressione artistica d'avanguardia. E però in Scozia, da diverso tempo, la riscoperta, in qualche modo la riattualizzazione, e di conseguenza l'attenzione al possibile nuovo sviluppo dell'antica cultura gaelica di stampo celtico è diventato un sentire sempre più diffuso nella popolazione scozzese, soprattutto tra i giovani, e quindi un aspetto attuale e decisamente contemporaneo tutto da valorizzare. Mairi Morrison è una cantautrice, ma anche attrice, la cui voce morbida e duttile, anche se dal registro non così esteso, è spesso protagonista in animazioni per bambini. Nata e cresciuta sull'isola di Lewis, estremo nord ovest della Scozia, in pieno territorio gaelico, propaggine insulare delle leggendarie Highlands, i verdi altipiani scozzesi del nord, Mairi si esprime in gaelico da molto prima di aver imparato a pronunciare una sola parola d'inglese. Alasdair Roberts, invece, nonostante sia nato in Germania (sua madre era della Bavaria, suo padre, Alan, un rinomato musicista popolare scozzese), proviene dalla cultura dei "bassopiani" del sud e dell'est del paese, le cosiddette Lowlands. Cresciuto in un villaggio nei pressi di Callander, piccola e sperduta cittadina a nord di Glasgow, Roberts è ormai attivo come apprezzato chitarrista cantante da oltre un decennio sulla scena musicale della capitale scozzese; un vero e proprio folk singer, magistrale reinterprete, con il suo canto "sbilenco", malinconico e commosso, del repertorio tradizionale delle sue terre, appannaggio di quello che i britannici chiamano lo scottish english. La loro collaborazione, frutto anche della reciproca vocazione etno-musicologica, è la rappresentazione di uno straordinario incontro tra le due culture e lingue attraverso un notevolissimo folk progressivo di sintesi, dall'incedere spesso cameristico. Accompagnati dal raffinatissimo violinista Alasdair Caplin, determinante in alcuni arrangiamenti, il bassista Stevie Jones e il batterista Alex Neilson, la Morrison e Roberts rielaborano con gusto ed eleganza una serie di suggestivi traditional gaelico-scozzesi, spesso scovati all'interno di antichi canzonieri, custoditi negli archivi della Scuola di Studi Scozzesi dell'Università di Edinburgo. Questa sorta di "concertino", il nucleo di musicisti appena delineato, è attorniato e corredato da una serie di altri strumentisti, dal fare discreto e sapiente: sono presenti un trombone, una tromba, un violoncello, un organetto, un armonica, flauti e piccole cornamuse, come nella migliore tradizione del nuovo folk britannico, nel quale jazz, folk, rock, musica da camera e quant'altro, trovano il modo di coesistere in perfetta armonia. L'album è uscito a marzo, ma in effetti pare più adatto alla stagione autunnale in corso. Una meraviglia. (Marco Maiocco)

Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
GREEN DAY - ¡Dos!

 

Seconda parte della tanto annunciata trilogia. Il primo album, ¡UNO!, è entrato direttamente alla posizione più alta della classifica di vendita ed il singolo “Oh Love” è stato un successo sia radiofonico che di critica.Con così tanto ottimo materiale, la cosa più difficile è proprio scegliere i singoli. In ogni album c’è solo l’imbarazzo della scelta. Dopo “Oh Love” si è passati a “Kill the DJ”, ma solo con “Stray heart” ci possiamo immergere nel mood di ¡DOS!, così diverso da ¡UNO! ma anche così legato ad esso, tanto da esserne la naturale conseguenza. Mentre il primo album era caratterizzato da tutti brani da party, in questo secondo le canzoni sono più differenziate, con ballate quasi acustiche a brani più tirati. Quello che è certo è che non ci si annoia mai ad ascoltare un album dei GREEN DAY.

CD in vendita da Disco Club a partire da martedì 13 novembre 2012 al prezzo di 19,50

Login