Rock

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ALESSI'S ARK - The Still Life

Per certi versi la ‘cantautrice folk’ rappresenta una categoria temibile quanto il ‘gruppo roots-rock’. Come a dire che  dietro a Laura Marling e ai  Fleet Foxes spesso ci sono trendisti di poca sostanza con in più l’aggravante del ‘lo faccio per la buona musica’. Il caso di Alessi Laurent-Marke poteva risultare persino più indisponente: ragazza di buona e colta famiglia che decide di fare, appunto, la cantautrice e trova subito il contratto buono e, per il primo album, il produttore preferito, Mike Mogis. Oggi la ventitreenne Alessi è arrivata al terzo album e tocca ammettere che è propria brava, anzi sembra migliorare con il tempo e l’esperienza: i pezzi hanno tutti un certo piglio anche quando suonano pensosi e nei casi migliori (Big Dipper, Pinewoods) assumono un’aria trasognata che li rende amabilmente fuori dal tempo. (Antonio Vivaldi)

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YEAH YEAH YEAHS – Mosquito

Guidati dalla personalità magnetica della cantante Karen O, con i primi tre LP (Fever To Tell, Show Your Bones e It's Blitz) gli Yeah Yeah Yeahs hanno inanellato una sequenza di successi e belle canzoni difficili da eguagliare, proponendosi fra le rock-band più rilevanti a venir fuori dalla New York di questi ultimi anni, probabilmente più degli Strokes. Per questo il nuovo Mosquito ha lasciato perplessa una parte della critica: eppure è un disco lontano dalla mediocrità, dove brani come Sacrilege, la claustrofobica Subway, Slave, Despair assicurano momenti di qualità. Nell'insieme manca l'esplosività di canzoni come Maps e Heads Will Roll, perché la band prova a privilegiare le atmosfere sulla potenza, quasi volesse entrare in una fase nuova e più matura della propria storia. Un disco di transizione, come forse indica la collaborazione (riuscita in parte)  con Dr. Octagon in Buried Alive, ma da parte di una band cui il talento non manca. (Marina Montesano)

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JAMES BLAKE – Overgrown

All'inizio dell'anno il singolo Retrograde aveva annunciato il nuovo LP di James Blake, talento inglese del dubstep, lasciando sperare per una conferma del livello qualitativo dell'esordio di due anni fa. Fortunatamente, non soltanto Overgrown non delude, ma anzi rappresenta un passo avanti, prima di tutto sotto il profilo della qualità delle canzoni: perché di canzoni si tratta, è opportuno sottolineare per quanti ancora dovessero pensare che si tratti di electro, dance e dintorni. Canzoni animate di soul e di gospel, ma eseguite con strumentazioni e con un trattamento della voce originali (e digitali), che sono ormai un marchio di fabbrica di Blake. Digital Lion si avvale della partecipazione di Brian Eno, Take A Fall On Me di quella della mente del Wu-Tang Clan, RZA: sono entrambi momenti di grande spessore, ma è difficile enucleare singoli brani da un disco che fa della compattezza dell'ispirazione il suo pregio maggiore. (Marina Montesano)

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STEVE EARLE & THE DUKES  (& DUCHESSES) - The Low Highway

Con questo disco e la sua denominazione ‘antica’ di Steve Earle & the Dukes, ci si aspettava un deciso ritorno alla dimensione elettrica da parte del folksinger texano, ma l’aver appiccicato ‘& duchesses’ al nome del gruppo, per correttezza ‘politica’, già suonava un po’ stonato… Per fortuna invece, nonostante la virata rock non si sia stata completata, si tratta  senza dubbio del miglior disco di Earle da un bel po’ di tempo a questa parte e le tre o quattro ‘prove di forza’ come ‘Calico County’,  ‘Down the Road part II’ e la springsteeniana “21st Century Blues’ rappresentano  efficaci e solidi contrappunti alla generale dimensione folk che domina l’album. D’altronde, l’ iniziale ‘The Low Highway’ non fa che riproporre l’infinito ripasso della lezione di Woody Guthrie mentre la recente esperienza a New Orleans deposita evidenti tracce e ritmi in ‘That all you got’ e ‘After  Mardi Gras’;  nel finale, invece, c’è lo spazio per il fulminante bluegrass di ‘Warren Hellman’s Banjo’ mentre a chiusura del disco è posta una pregnante e austera ballata come ‘Remember Me’. (Fausto Meirana)

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DEAD CAN DANCE - In Concert

L’atteso album dal vivo dei DEAD CAN DANCE, un concerto di 90 minuti registrato nel corso della tournèe mondiale che hanno intrapreso per l’uscita del loro ultimo album Anastatis che ha già venduto oltre 150.000 copie in tutto il mondo.

TRACKLISTING: CHILDREN OF THE SUN - ANABASIS - RAKIM - KIKO - LAMMA BADA -  AGAPE - AMNESIA - SANVEAN - NIERIKA - OPIUM - THE HOST OF SERAPHIM - ALL IN GOOD TIME - UBIQUITOUS MR. LOVEGROVE - DREAMS MADE - FLESH - SONG TO THE SIREN - RETURN OF THE SHE KING

CD in vendita da Disco Club a partire da venerdì 19 aprile 2013 al prezzo di 18,90 €

vedi sotto video

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STEVE EARLE & THE DUKES (& DUCHESSES) - The Low Highway

Ecco finalmente disponibile il seguito dell’acclamato, e nominato per un Grammy Award, album del 2011 “I’ll Never Get Out Of This World Alive” ed il primo album ad essere realizzato con il moniker Steve Earle & The Dukes (& Duchesses) dal 1987 ad oggi (“Exit 0”). I 12 brani che compongono l’album sono stati realizzati appunto con la band che è solita accompagnare Earl dal vivo che consiste di Chris Masterson, Eleanor Whitmore, Kelley Looney, Will Rigby and Allison Moorer; l’album è stato co-prodotto da Earle e Ray Kennedy (questa partnership di produzione, chiamata “Twangtrust” è stata anche responsabile del capolavoro di Lucinda Williams “Car Wheels On A Gravel Road”). “The Long Highway” è il quindicesimo album di Steve Earle dal debutto del 1987 “Guitar Town”. Il brano “Calico County”, tratto dall’album, è già disponibile in streaming da rollingstone.com. Tra il brano d’apertura e la chiusura riflessiva di “Remember Me” si capisce chiaramente che questo per Earle è l’album della strada, un album che ha visto miglia e miglia. Come lo stesso Earle scrive nelle liner notes : “Sono stato su ogni autostrada interstatale di quarantotto stati dell’unione fino ad adesso e non mi sono mai stancato della vista. Ho anche visto buona parte del mondo terraqueo ed il mio passaporto è molto conosciuto oltre ad essere uno dei miei possedimenti più preziosi, ma per me non c’è niente come la prima notte di un tour nordamericano; tutti, la band e la crew, affollano la sala dell’hotel mangiando pollo piccante alla maniera di Nashville ed il famoso formaggio casalingo al pimento di Betty Herbert, scambiandosi le solite vecchie storie di guerra già mezze gridate nello sferragliamento del bus sull’autostrada. E sono sempre l’ultimo a gridare la buona notte all’autista Charlie Quick prima di arrampicarmi nel mio letto a castello perché per me è come se fosse la notte di Natale quando ancora credevo in Babbo Natale. Dio, amo tutto questo!”.

CD in vendita da Disco Club da giovedì 18 aprile 2013 al prezzo di 16,50 €

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