Radio Disco Club 65

La (mezz)ora dell'ignoranza di Diego Curcio

Qualche tempo fa è uscito un bellissimo libro per Giunti dal titolo "Storia vissuta del punk a Los Angeles" e cioè l'ottima traduzione in italiano di "Under the big black sun, a personal history of L.A. punk" del cantante degli X John Doe, insieme al giornalista Tom Desavia e con il contributo di molti protagonisti di quella scena pazzesca. Parliamo dei primi vagiti del punk, fine Settanta primissimi Ottanta, in California. E visto che ne ho parlato con l'amico Maso di recente ho deciso di dedicare l'Ora dell'ignoranza di oggi a quella scena stupenda. Partiamo rendendo omaggio proprio alla band di John Doe, gli X con "Johnny hit and run Pauline".


Dopo gli X, un'altra band di quella scena che pescava dalle radici del rock e del blues americano mescolando il tutto con il punk erano i Flash Eaters di Chris D. Un gruppo dal suono velenoso e inquietante, ma al tempo stesso irresistibile. Sono tornati recentemente in pista con un disco che non ho ancora sentito, ma di cui tutti parlano bene. Questo pezzo invece è del 1981 e si chiama "Cyrano de Berger's Back".


Erano molto più furiosi e irruenti di Deadbeats, che nel 1978 hanno pubblicato un singolo fulminante con 4 pezzi per la Dangerhouse, salvo poi inabissarsi per parecchi anni (almeno venti), senza dare alcun segnale di vita. Il singolo si chiama "Kill the hippies": un vero inno per il primo punk. E questo è il pezzo omonimo.


Gli Screamers di Tomata du Plenty erano una band incredibile. Non hanno inciso nulla di ufficiale e tutto ciò che possiamo ascoltare sono demo e registrazioni uscite fuori dai cassetti anni dopo. A loro del punk, oltre alla musica, interessava l'aspetto visivo, tanto che invece di un lp pubblicarono una vhs. Erano feroci e velocissimi, chi li ha visti ne dice meraviglie. Questo video è della canzone "Magazine love" ed è vedere oltreché da ascoltare.


Nel giro del primo punk di Lo Angeles c'erano molte ragazze (cosa che è diminuita drasticamente con l'hc, assai più macho e meno aperto). Le Go-Go's hanno iniziato dai piccoli club, per poi esplodere qualche anno dopo e diventare un gruppo di punta della new wave poppeggiante (nel senso buono) americana. Nel libro di John Doe si parla molto spesso di loro, anzi sono le stesse componenti delle band a raccontare un sacco di storie interessanti. Questo è un pezzo, per me stupendo, tratto dal loro ottimo esordio intitolato "Beauty and the beat". Il brano è "Our lips are sealed".


Venivano dal Canada, ma hanno trovato terreno fertile in California i Dils dei fratelli Kinman. Qualcuno li accostava ai Clash, perché scrivevano pezzi impegnati politicamente (erano fortemente di sinistra) e ci hanno lasciato alcuni dei brani più intensi di quella stagione. Peccato non sia mai uscito un loro album ufficiale, ma solo singoli che poi, insieme ad alcuni demo, sono finiti in raccolte molto interessanti. Dopo lo scioglimento prematuro della band, i Kinman hanno continuato a suonare buttandosi sul country e su un rock molto americano e di qualità. Questa è una ballatona, "Sound of the rain".


Un'altra band che adoro e che dimostra come il primo punk fosse una rivoluzione anche sessuale e di genere (in California ma non solo) sono i Bags, guidati dalla trascinante Alice Bag. Nel 1977 hanno pubblicato un ep corrosivo per Dangerhouse dal titolo "Survive" e questa è la title track. Anche per loro niente album, ma solo raccolte di ep e singoli.


I Plugz sono una delle poche band della scena del primo punk losangelino a non essere state degnamente ristampate nel corso degli anni. I loro dischi si trovano a prezzi piuttosto alti (magari non sempre proibitivi, ma comunque cari). Erano uno dei quei gruppi che messicano-americani (come gli Zeros) dal suono ruspante e veloce, con un ottimo tiro. Il loro primo disco, che trovate interamente su Youtube, è uno dei migliori lp del periodo e si chiama "Electrify me". Questa è "Adolescent".


Chiudo questa carrellata - a cui mancano molte band, lo so - con un classico che più classico non si può di un'altra band messicano-americana, gli Zeros, detti anche i Ramones messicani. Una band di giovinastri che amava le melodie e il rumore. La hit "Don't push me around" ha fatto la loro "fortuna", se così si può dire, negli anni a venire. Anche loro, nell'epoca d'oro, hanno pubblicato solo singoli. Cercate qualche raccolta. Tutte avranno questo super pezzo. (Ma c'è una bonus track appena finisce la canzone, quindi non andate via).


Non c'entra con la puntata oggi, ma c'entra con noi. Oggi ci ha lasciati Mirko dei Camillas. Le parole non sono sufficienti. Non ne ho. Ascoltiamo la musica. Buona notte a tutti. Ciao Mirko.


Oh Girls! di Ida Tiberio

Girls from the North Countries


Björk
La ragazza delle terre del nord più celebre, da tempo oggetto di una lunga serie di elogi e riconoscimenti? Nessun dubbio: è una piccola-gigantesca islandese di nome Bjork, musicista, discografica e attrice. Insomma, un talento geniale e multiforme. E' lei che porta i Sugarcubes, la sua band giovanile, alla ribalta internazionale e in seguito riversa la sua creatività anche nella (fortunatissima) produzione solistica. Nel 1994 vince il Brit-Award per la miglior voce femminile e il suo album d'esordio ("Debut") viene accolto trionfalmente dalla critica specializzata. In effetti, Bjork, ha una voce dalla timbrica straordinaria e una verve innovativa che la porta ad impadronirsi delle sonorità pop, folk fino a quelle elettroniche più sperimentali. Sempre con grande efficacia e originalità.


 

Ane Brun
Ane Brun (all'anagrafe Ane Brunwoll) è un'interessante chitarrista e cantautrice norvegese. I suoi primi approcci "professionali" alla musica (e anche in questo caso l'imprinting familiare gioca un ruolo importante) avvengono nella bella e colorata città di Bergen. Ma presto, Ane si trasferisce in Svezia, prima ad Upsala e poi a Stoccolma. Proprio nella capitale svedese, Ane compone, registra e incide i suoi primi album, in perfetto equilibrio tra sonorità modernissime e richiami alla tradizione folk. Il tutto, impreziosito da una voce incantevole.


 

Emiliana Torrini
Origini paterne schiettamente italiane, radici materne e "hometown" islandesi, Emiliana Torrini è l'ennesimo caso in cui il contatto con la musica ha origini familiari (il nonno materno era un jazzista) ed è precocissimo. Dotata di una grande estensione vocale, studia lirica con un certo profitto ma presto sviluppa un profondo interesse per la musica elettronica e per la canzone d'autore. La sua carriera acquisisce un "respiro" internazionale a partire dagli anni 2000, quando la giovane artista islandese si trasferisce in Gran Bretagna e pubblica per la celebre Rough Trade


 

Robyn
Robin Miriam Carlsson, sinteticamente Robyn, è una musicista svedese attratta dalla musica dance e dalle sonorità elettroniche. Anche il suo è un talento precoce visto che, come narrano le cronache, si mette in luce durante un progetto scolastico al quale dà un contributo essenziale. Da quel momento, la ragazza suscita l'interesse dei discografici, ben impressionati dalla sua disinvoltura e dalla sua presenza scenica. Ma Robyn è ancora troppo giovane per entrare nel rutilante mondo dello showbiz. Terminati gli studi, la sua carriera si consoliderà e andrà ben oltre i confini della penisola scandinava.


Anni-Frid (Frida) Lyngstad e Agnetha Fältskog. Ovvero le Abba
Ebbene sì: un doveroso mea culpa si rende necessario. Da giovane ho trattato gli Abba con malcelata spocchia. Pop risibile, suoni da discoteca, scarsi agganci con le tematiche relative ai massimi sistemi o alla complessità sonora dei miei miti d'allora. Eppure, se una band vende centinaia di migliaia di dischi, parte dalla Svezia e dilaga in tutto il pianeta, qualche spunto di riflessione avrebbe dovuto offrirlo anche ai sofisticati rocker degli anni che furono. Ma il tempo, si sa, è galantuomo, Si scopre che il pop degli Abba tanto risibile non è, e che le voci (soprattutto quelle femminili) sono di prim'ordine.


Free Fall di Danilo Di Termini

Ciao a tutti, nuova settimana per Free Fall – Jazz in caduta libera. Staremo insieme per un'ora circa ma ovviamente tutti i post rimarranno sempre disponibili su questa pagina Facebook e dalla fine della puntata sul sito di DiscoClub.

In questa puntata ascolteremo: Ashley Henry, Kokoroko, Carla Bley Band, Enrico Pieranunzi, Antonio Zambrini, Pat Metheny, Antonio Sanchez, David Bowie.

Io sono Danilo Di Termini e come al solito cominciamo con una novità. Da qualche tempo jazz inglese è tornato al centro dell'attenzione con una nuova ondata di talenti. Tra questi c'è il pianista Ashley Henry che qualche mese fa ha pubblicato il suo primo album intitolato Beautiful Vinyl Hunter. Nel jazz di Henry, che molti puristi esiteranno a definire tale, convivono molti generi, beats, hip hop, punk addirittura. Un buon esempio è questa traccia in cui colpiscono i featuring di Keyon Harrold alla tromba e gli interventi vocali di MC Sparkz: Between the Lines.

Un altro esempio di questo nuovo movimento britannico (peccato siano fuori dall'Europa!) sono i Kokoroko che per adesso hanno inciso solo un paio di EP. Sono otto giovani musicisti inglesi, tra cui spiccano la band leader, la trombettista Sheila Maurice-Grey, la sassofonista Cassie Kinoshi e la trombonista Richie Seivwrigh. Il loro riferimento musicale è sicuramente l'afrobeat, Fela Kuti su tutti, ma riaffiorano continuamente anche tracce della tradizione jazz e funk. Kokoroko, in lingua urhobo (dialetto nigeriano) significa "essere forti". Vediamoli e ascoltiamoli in Colonial Mentality

Anche oggi il bollettino dei musicisti scomparsi a causa del Covid 19 deve purtroppo aggiornarsi: è deceduto a soli 64 anni Hal Willner, grandissimo produttore americano. Oltre ad essere stato il coordinatore musicale del Saturday Night Live, produttore per Marianne Faithfull e Lou Reed, Willner è famoso per aver assemblato cast di artisti per tributi che dovrebbero trovarsi negli scaffali di ogni appassionato di musica. Mi riferisco alle riletture delle opere di Thelonious Monk, Charles Mingus o Kurt Weill, affidati ad artisti di primissimo piano, da John Zorn a Tom Waits, da Lou Reed a Bill Frisell. Il primo di questi tributi fu nel 1981 Amarcord Nino Rota, dedicato alla musica da film del compositore italiano. Scegliamo un brano eseguito dalla Carla Bley Band che comprendeva all'epoca Steve Swallow, David Sharpe, Joe Daley, Arturo O'Farrill, Gary Windo, Gary Valente, Michael Mantler, Earl McIntyre oltre che la leader alla conduzione e all'arrangiamento del tema tratto da 8½.

Salutiamo Hal Willner e rimaniamo nel meraviglioso mondo di Federico Fellini con uno dei pianisti italiani più affermati, anche (o forse soprattutto?) all'estero e sto parlando di Enrico Pieranunzi. Tra i suoi innumerevoli dischi - difficile sceglierne uno, sono tutti bellissimi – c'è anche un omaggio al regista di Rimini che si intitola proprio Fellini Jazz-Amarcord. Registrato dal vivo a Roma nel 2003 con una band stellare che comprendeva Charlie Haden al contrabbasso, Paul Motian alla batteria, Kenny Wheeler alla tromba, Chris Potter al sax.

Un altro pianista che ci piace molto è che da sempre è molto attento al mondo della celluloide (ma c'è ancora qualcuno che parla così?) è Antonio Zambrini. Anche lui ha dedicato un album alla musica di Nino Rota, ma uno dei suoi ultimi lavori è invece sulla musica di Pinocchio del grande Fiorenzo Carpi. Noi lo ascoltiamo invece in un altro Pinocchio, quello disneyano, con la reinterpretazione di When You Wish Upon A Star con Paolino Dalla Porta al contrabbasso e Manu Roche alla batteria.

Abbiamo trovato un filone e non lo abbandoniamo così presto: andiamo da Ennio Morricone, uno dei più grandi compositori di musica tout court e non solo di colonne sonore. Lo ascoltiamo nella rilettura di un grandissimo trio, quello di Pat Metheny con Christian McBride e Antonio Sanchez in un'esibizione dal vivo al bel festival Jazz in Marciac del 2003. Il tema è talmente famoso che quasi non la presenteremmo: Nuovo Cinema Paradiso

Antonio Sanchez non poteva non condurci ad uno dei più bei film del 2015 e cioè Birdman di Alejandro González Iñárritu, vincitore di ben 4 premi Oscar. La cosa curiosa è che Sanchez non potè entrare in nomination perché la sua musica originale fu ritenuta una "non colonna sonora". Infatti il batterista messicano appariva nelle scene di raccordo del film improvvisando con la sua batteria.
Vediamo come ha lavorato per quel film insieme al regista suo connazionale.

Torniamo da Pat Metheny per ascoltarlo anche come autore di colonne sonore. Nel 1985 scrive, insieme a Lyle Mays, le musiche per Il Gioco del Falco di John Schlesinger con Sean Penn. In un brano che diventa un singolo di grande successo fa ricorso addirittura alla voce di David Bowie. Prima di ascoltare This is Not America vi ricordiamo che Free Fall con Danilo Di Termini torna giovedì e che oggi hanno suonato per noi Ashley Henry, Kokoroko, Carla Bley Band, Enrico Pieranunzi, Antonio Zambrini, Pat Metheny, Antonio Sanchez, David Bowie. Alla prossima, ciao.

Login