Radio Disco Club 65

La (mezz)ora dell'ignoranza di Diego Curcio

Chi l'ha detto che il punk è una roba da bianchi? Certo, questa controcultura è esplosa soprattutto tra i cosiddetti "white trash", i proletari caucasici americani, e i giovani sbandati - sempre di pelle bianca - dei bassifondi londinesi. Però poi si è estesa a macchia d'olio in tutto il mondo, arrivando anche in Sudamerica e in Africa. Inoltre essendo il punk una musica fatta da emarginati, molte minoranze (compresa quella afroamericana e in California, come abbiamo visto nella puntata precedente, quella di origine messicana) hanno abbracciato questo "movimento" facendone parte attivamente. Magari portando in dote anche qualche suono più black (con il post punk, poi, l'intreccio fra musica nera e rock bianco è aumentato sempre di più). Ma bando alle ciance, in quest'Ora dell'ignoranza ho deciso di parlare delle punk e hc band nere. Gruppi incredibili, che hanno fatto la storia di questa controcultura. Partiamo dai Death, addirittura una band proto-punk di Detroit. Per anni sono rimasti un culto per pochi, ma da qualche tempo, grazie a una serie di ristampe, sono tornati a prendersi il posto che si meritano nella storia del rock. Questa è "Keep on knocking" del 1975.

Altra band incredibile, coetanea dei Death, è quella dei Pure Hell (sempre nomi tranquilli, he). Loro erano di Philadelphia, ma si sono presto trasferiti a New York dove hanno suonato con tutte le teste di serie del primo punk della Grande Mela. Erano di casa al Cbgb's e al Max's, ma non avendo mai inciso un vero e proprio album (come i Death) sono scomparsi nel calderone delle meteore. Eppure avevano un suono pazzesco, furioso, ma al tempo stesso tecnico, con molte influenze hendrixiane. Il loro batterista era soprannominato spider (ragno) perché sembrava avesse otto braccia. Questa è "I feel bad".

Non si può parlare di "black punk" (o hc) senza menzionare i più grandi di tutti (in senso amplissimo, mica solo per questa sottocategoria): i Bad Brains. Chi non li conosce vada subito a ripassare. Venivano da Washington e hanno pesantemente influenzato la scena della Capitale poi riunita attorno alla Dischord. Sul più bello però si sono trasferiti a New York facendo altri sfracelli. Suonavano velocissimi e alternavano pezzi di hc furioso e brani reggae. Un gruppo immenso, che soprattutto nei primi 3 album ha davvero scritto la storia della musica. Questa è l'epica "Pay to cum".

Poly Styrene, cantante degli ottimi X-Ray Sex - siamo sul fronte inglese del primo punk - era di origini somale (per parte paterna). Morta purtroppo 9 anni fa è stata un personaggio cardine della scena londinese, grazie alla sua voce penetrante e alla sua fisicità davvero unica (macchinetta per i denti e travolgente tenuta del palco). Invece di mettere il classico "Oh bondage! Up yours!" ho deciso di optare per la semi ballata "Germ free adolescents" che dà il titolo al primo album degli X-Ray Spex: un disco capolavoro.

Questa volta facciamo un salto in avanti e arriviamo ai giorni nostri. Tra le punk-hc band più genuine e politiche in circolazione ci sono i miei amatissimi Downtown Boys di Providence. Il gruppo è guidato dalla cantante latinoamericana Victoria Ruiz, che in alcuni brani usa anche lo spagnolo, insieme all'inglese. Dal vivo sono una forza (li ho visti con l'amico Luca Calcagno e mio fratello) e, per certi versi, ricordano gli X-Ray Spex (forse per l'uso incredibile del sax, uno strumento apparentemente poco punk). Questa è "A wall", da "Coast of living" del 2017, che parla del muro di Trump e non solo.

I National Wake sono una seminale band sudafricana che, a fine Settanta, ha abbracciato il punk e ha lottato contro l'apartheid. Un gruppo multiculturale che mescolava rock'n'roll e musica nera, con testi impegati e un tiro micidiale. Sono durati pochi anni, fino al 1982, ma hanno lasciato un segno indelebile. Recuperate la raccolta con la loro discografia intitolata "Walk in Africa". Il pezzo che è ho scelto è "International news".

I Los Illegals avrebbero potuto trovare posto nella puntata precedente su Los Angeles. E invece eccoli qui come rappresentanti del punk non bianco, versante latinoamericano. Ruvidi e taglienti, questi quattro ragazzini dei sobborghi malfamati della Città degli angeli erano guidati dall'artista murale Willie Herron, che cantava, qualche volta anche in spagnolo. In bilico tra la prima e la seconda ondata punk californiana i Los Illegals furono pure protagonisti di un servizio della Rai italiana sulla musica della Los Angeles anni Ottanta, cercatelo su Yuotube... Questa intanto è "El-Lay" del 1981.

Anche loro chicani di Lo Angeles, ma pionieri del crossover tra punk e metal (e un pizzico di rap) i Suicidal Tendecies sono guidati da Mike Muir. Un bilico tra gang di strada e gruppo punk-hc, nel 1983 hanno esordito con un disco omonimo memoriabile pubblicato da Frontier. Suoni sgraziati e pestoni, melodie sporche e tanto furore. Solo qualche mese prima i lettori di Flipside li avevano votati come peggiore band e peggiori stronzi. Poi si sono dovuti ricredere. Questa è "I saw your mommy"

Non si può parlare di "black punk" (o hc) senza menzionare i più grandi di tutti (in senso amplissimo, mica solo per questa sottocategoria): i Bad Brains. Chi non li conosce vada subito a ripassare. Venivano da Washington e hanno pesantemente influenzato la scena della Capitale poi riunita attorno alla Dischord. Sul più bello però si sono trasferiti a New York facendo altri sfracelli. Suonavano velocissimi e alternavano pezzi di hc furioso e brani reggae. Un gruppo immenso, che soprattutto nei primi 3 album ha davvero scritto la storia della musica. Questa è l'epica "Pay to cum".

Tornando all'attualità, l'anno scorso è uscito il disco di debutto dei 1865 - data del Proclama di emancipazione - band "all black" dal tiro punk e non solo. Alla voce c'è Honeychild Coleman, un'altra donna che porta avanti la tradizione del punk nero al femminile. L'album di cui vi parlavo poco fa si intitola "Don't tread of we!" e questa è "Runaway bride".

Chiudo questa puntata dell'Ora dell'ignoranza con un gruppo parecchio ignorante ma divertente: i Manic Hispanic, una band che reintepreta - cambiando testo e titolo - grandi classici del punk in versione "messicana". E così "Sheena is a punk rocker" diventa "Creepers is a lowrider" dall'album "Mojo goes to jr. College". Nella band militano alcune "stelle" del punk americano di origine messicana, compreso il compianto Steve Soto degli Adolescents. A martedì!

La Musica di Antonio fra Acqua Santa e Demonio di Antonio Vivaldi

Quattordicesima puntata della "Musica di Antonio (Vivaldi) fra Acqua Santa e Demonio", come sempre dai microfoni virtuali e virtuosi di Radio Discoclub65. Oggi una piccola variazione rispetto al format classico. I pezzi da album di pubblicazione recente (o prossima) sono quattro. Al posto della consueta ristampa un nuovo brano importante ma uscito solo in rete. In chiusura si ritorna al solito titolo fuori sincrono'. Intanto la sigla.

SUFJAN STEVENS & LOWELL BRAMS - THE RUNAROUND
Ci sono stati gruppi formati da fratelli (Everly Brothers), da fratello e sorella (Carpenters), da tre sorelle-gemelle (Haden Triplets) da nipoti e zii (Clannad). Ma il rapporto di parentela in musica più interessante è quello fra Sufjan Stevens e Lowell Brams: figlio e patrigno. Aporia è la seconda collaborazione fra i due ed è un disco ambient, lontano dunque dallo Stevens cantautore, quello che in Italia molti hanno conosciuto grazie al film "Chiamami per nome".

SONGDOG – G-FLAT GUMBO
Caro leader Balduzzi, posso approfittare del programma per ordinarti A Happy Ending (un titolo di buon auspicio ci vuole) dei Songdog? Sono gallesi, sono arrivati all'ottavo disco e – causa il logorio della vita moderna di prima - mai mi ero accorto di loro. La domiciliarità coatta ha i suoi vantaggi.

BOB DYLAN – I CONTAIN MULTITUDES
A pochi giorni da Murder Most Foul una nuova 'emissione' solo online da parte di Bob Dylan, meno torrenziale e più melodica della precedente. Costretto a casa, senza poter fare concerti, forse Zimmy si annoia e fa uscire canzoni. Speriamo siano il preludio di un nuovo album di materiale or

MARK LANEGAN – SKELETON KEY
Torniamo alla musica 'fisica' portandoci avanti con un disco in uscita l'8 maggio, Straight Songs Of Sorrow, di uno dei nostri tenebrosi preferiti, Mark Lanegan. Che per quel giorno si possa... No, per scaramanzia non diciamo niente.

PEARL JAM – DANCE OF THE CLAIRVOJANTS
Dopo Mark Lanegan ecco altri musicisti nati con il grunge, ma che poi hanno vissuto una vita decisamente più agiata. Gigaton è stato l'album con i Pearl Jam hanno interrotto un silenzio discografico durato sette anni. Il suono è sempre quello potente e amato dai fans. Qualche piccola novità in chiave quasi pop la offre questa" Danza dei chiaroveggenti".

MAZZY STAR – FADE INTO YOU
Il 24 febbraio ci ha lasciato David Roback, uno dei grandi della seconda ondata psichedelica statunitense: Rain Parade, Opal, Mazzy Star i gruppi da lui guidati. L'ho intervistato due volte, a distanza di molti anni l'una dall'altra, sempre insieme a Hope Sandoval, sua compagna di vita e arte nei Mazzy Star. Dire che fosse un cordialone sarebbe una forzatura, ma ormai non è così importante. Un saluto da Antonio Viva

That's Folk! di Fausto Meirana

Buongiorno da Fausto Meirana e Radio Discoclub65. La puntata odierna di That's Folk! correrà leggermente più libera dal tema fisso, al contrario di quanto avvenuto nelle ultime puntate. Ci saranno comunque, qui e là, collegamenti tra i brani tramite categorie già usate come artisti scomparsi precocemente, usciti temporaneamente dal gruppo o personaggi che riescono a catalizzare l'attenzione del pubblico con quattro note di chitarra. L'inizio è affidato a Joey Burns e i Calexico in un'esibizione dove manca addirittura il co-fondatore e batterista John Convertino. Il brano è Miles From The Sea.

That's Folk! continua con una bella canzone, piena di nostalgia, di Neil Young. "Da Hank (Williams) a Hendrix, ho camminato con te, con questa vecchia chitarra, facendo ciò che so fare", questa è l'introduzione del brano; una perfetta descrizione della vita artistica del burbero e talvolta contraddittorio cantautore canadese. La versione di From Hank To Hendrix viene dal suo famoso e riuscito Unplugged.

Apriamo ora, collegandoci a Hank Williams e Jimi Hendrix, una piccola serie di omaggi ad artisti scomparsi troppo presto. Il primo è Chris Cornell, già leader dei Soundgarden e poi frontman degli Audioslave. Ascoltiamo di seguito uno dei brani più belli dal repertorio dei Soundgarden, Black Hole Sun, in una versione acustica.

La miniserie nera di That's Folk! continua adesso con un personaggio decisamente minore, Gavin Clark; cantautore dalla voce intensa, leader di due gruppi piuttosto sfortunati come i Sunhouse e i Clayhill, quindi vocalist con il collettivo UNKLE. Gavin Clark è morto a per le conseguenze dell'alcolismo nel 2015. Dalla sua collaborazione con Ted Barnes per il notevole film Somer's Town di Shane Meadows ascoltiamo When We Had Faces.

Nelle prossime due selezioni torniamo ad un tema già visto, gli ''usciti dal gruppo". Evan Dando è stato il leader dei Lemonheads (e magari lo è ancora...) ma spesso ha agito come solista. In questa veste lo vediamo eseguire alla chitarra acustica un famoso brano del gruppo, It's About Time. Notiamo che lo suona dal terrazzo, dimostrando una certa preveggenza...

Continuiamo con un gruppo fittizio; sotto il nome di Azteca Camera si è nascosto per anni il cantautore scozzese Roddy Frame. Probabilmente nel decennio '80/'90 era sconveniente o "fuori moda" presentarsi come solista. Di certo il gruppo, almeno per i primi tre album, ha avuto un buon successo, almeno in Gran Bretagna. Al contrario la carriera solista di Frame non è mai decollata del tutto. Ecco quindi una versione live di Oblivious, dal primo album degli Aztec Camera, High Land, Hard Rain.

 Siamo giunti alla fine della puntata di oggi. Mi piace finire con un fuoriclasse come Jonathan Richman. Dategli una chitarra, un pubblico e una canzone in una lingua qualsiasi (italiano compreso) e aprite le orecchie. La canzone che vediamo in un brevissimo video (con John Cale spettatore) è Vincent Van Gogh, uno dei tanti ritratti di personaggi famosi disseminati nella sua discografia. Chapeau a Jonathan! Un saluto da Fausto Meirana, restate in linea con Dario, poi Antonio e più tardi Diego, sempre su Radio Discoclub65.

 

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