Jazz
Sì lo sappiamo che molti, solo che a sentir nominare la parola “rap” vengono presi da attacchi di cistite fulminante, da lombo sciatalgie, orchite e malinconia acuta. C’è una generazione che viene dal rock e dal jazz, con qualche spruzzata pop, e che delle chiacchiere in rima e assonanza non vuol proprio sapere, con buona pace dello scrittore David Foster Wallace, che si prodigò, in un bel libro intitolato “Il rap spiegato ai bianchi” di avviarli a sanare la ferita. Però se il rap è di classe, non quella robaccia “gangsta”, e magari avvolto anche in sontuose panni rhythm and blues, in morbide casacche soul, in atmosfere che fanno pensare agli anni ’60 e ’70, e il tutto ve lo propongono a sua volta ben sistemato negli interstizi di una vera e ruggente orchestra jazz, con tanto di sezioni di fiati, un ascolto potete ben darcelo. E magari scoprire che tutte quelle voci che intarsiano un tessuto strumentale febbrile e magnificamente arrangiato funzionano: non è rap, non è soul music, non è jazz. E’ tutto assieme. Arrivano da Los Angeles, li guida un direttore sveglio come R. W. Enoch, Jr. Provate a sintonizzarvi. (Guido Festinese)
Pubblicato in vinile per il Record Store Day's Black Friday e in cd nel gennaio del 2018, lo storico concerto del 27 marzo 1965 al Théâtre des Champs-Élysées a Parigi esce finalmente nella sua interezza, con i titoli corretti (i due volumi della BYG, poi ristampati dalla Affinity, erano infatti incompleti) e con un audio impeccabile, frutto della collaborazione della Resonance record con l’Institut National de l'Audiovisuel, e di una rimasterizzazione direttamente dai nastri originali. Il gruppo, allestito praticamente per il tour europeo, è composto da Harold Mabern al pianoforte, dal contrabbassista Arthur Harper, dal batterista Jimmy Lovelace e ospita in tre brani il meraviglioso sax tenore di Johnny Griffin. Montgomery è in un momento di grazia e affronta il suo repertorio (“Four on Six”, “Jingles”) come gli standard (“Here's That Rainy Day”) o un gioiello come “Impressions” di Coltrane, con una grazie e una leggerezza inarrivabili. Quando poi arriva Johnny Griffin ("Full House", "'Round Midnight" and "Blue 'N Boogie/West Coast Blues") verrebbe voglia di salire sul palco e abbracciarli tutti. (Danilo Di Termini)
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