Jazz

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Parte Maison Verte, e uno si immagina una di quelle giornate in cui casca una pioggerella fine, e dalla campagna verde si leva un sentore di erbe selvatiche, di funghi, di terra: e ci si domanda, ancora una volta, dove sia il segreto di certe teste e di certi cuori, che riescono a trasmettere alle mani sul pianoforte l’impulso di trovare i tasti giusti per raccontare una storia che non ha parole, ma è come se le avesse tutte, direttamente, nel puro suono. Melodie così, ad esempio, le sapeva creare Charlie Haden, Esbjörn Svensson. Non è l’unica su questo disco dolce e potente, come‘è sempre la musica che scrive e suona Claudio Cojaniz, pianista friulano che, se ci fosse un po’ più di giustizia nel mondo dei riconoscimenti pubblici, in molti metterebbero ai primissimi posti tra i jazzisti italiani che riescono a essere comunicativi e ben radicati al contempo. Questo Blue Question nasce come dedica a due piccoli grandi uomini che riuscirono a portare e organizzare il miglior jazz in terra di Calabria, e scomparsi troppo presto. Sarà l’innesco emotivo di chi lascia un ricordo troppo grande per essere fatto solo di rimpianto, sarà che Cojaniz quando ha accanto il contrabbasso risonante e saggio di Franco Feruglio trova l’incastro perfetto, ma questo disco ha una caratura emotiva superiore. E potrebbe essere una sorpresa anche per chi proprio non frequenta questo tipo di musica, o non sa da dove iniziare gli ascolti, causa offerta frastornante, ed anche parecchio snobismo.  (Guido Festinese)

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DANIELE SEPE - The Cat With The Hat

Un sentito omaggio del musicista napoletano Daniele Sepe alla musica di Gato Barbieri; più che ai brani del sassofonista argentino, la dedica è al suo personalissimo suono e all’area geografico-musicale sudamericana che Barbieri ha rappresentato. Un unico brano firmato da El Gato è presente; si tratta di Nunca Más da Chapter One:Latin America, uno dei suoi migliori dischi. Il resto varia tra La Partida,  brano strumentale di Victor Jara, la splendida Song For Che di Charlie Haden, che celebra altresì la Liberation Music Orchestra, un tradizionale napoletano di E. A. Mario, due brani di Atahualpa Yupanqui e due estratti da colonne sonore: il traditional Mná na h-Eireann, da Barry Lyndon e il Tema di Spartacus (ambedue film di Stanley Kubrick). La lunghissima lista di musicisti comprende anche nomi importanti come Stefano Bollani, Hamid Drake e Roberto Gatto. Non mancano  alcuni artisti argentini e il consueto gruppo di fidati musicisti di cui il poliedrico sassofonista si circonda. Nel libretto anche uno scritto di Enrico Rava, in ricordo della sua frequentazione con Barbieri. (Fausto Meirana)

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Si susseguono a cadenza annuale le uscite discografiche sui “live”del formidabile E.S.T. guidato dal pianista Esbjörn Svensson, scomparso tragicamente undici anni fa in un’immersione. Qualcuno potrà interpretare il tutto come mera speculazione, ma sta di fatto che la musica del trio attraversò tali e tante fasi di palpitante creatività, approdando alla fine a una sorta di riuscita costruzione sonora tra jazz e art rock, su tutto l’ombra lunga dei Radiohead,  che pubblicazioni come questa riescono a compensare, almeno in parte, l’assenza. Qui siamo nell’ottobre del 2001, ancora lontane le avventure con l’elettronica, e l’interplay tra il leader, assai evansiano nel tocco fluido e perfetto, Dan Berglund al basso e Magnus Öström alla batteria è stupefacente. (Guido Festinese)

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Doppio cd, ed è già una bella prova di coraggio. Ma non è che conti la somma dei minuti, per queste diciotto tracce equamente ripartite in due dischetti. Conta il fatto che Aldo Mella, uno dei migliori (e meno ricordati) bassisti compositori italiani, attivo da decenni – Area 2, Flavio Boltro, l’indimenticabile Mella – Allione Quartet, Franco D’Andrea -  è un musicista che non ha problemi a mostrare in musica quanto gli piace: tutto, escluse le note che non servono a nessuno perché sono brutte e inutili. Dunque aspettatevi un viaggio che sfiora la world music, il jazz rock, certo ambient jazz, le linee melodiche incantate come sapeva scriverle Metheny anni fa, la ricerca che trovate nei dischi Ecm, la melodia “italiana”, il ricordo delle sferzate hard bop, e via citando. Per farlo, complice anche un periodo di forzata immobilità, solo matita e carta da musica in mano per ragionare e concepire i brani, Aldo Mella s’è messo attorno oltre quaranta musicisti amici, che, tutti assieme, sono un bel ripasso della creatività musicale italiana delle ultime stagioni, declinata nelle forme strumentali più varie: Roberto Cecchetto, Flavio Boltro, Fulvio Chiara, Giorgio Li Calzi, Antonio Faraò, Enzo Zirilli, DJ Rocca, tra gli altri. Benvenuti a bordo per un lungo e istruttivo viaggio. (Guido Festinese)

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KEITH JARRETT - Munich 2016

L’inizio, un corrusco, magmatico affresco poliritmico in cui si agitano continui passaggi di tonalità, sino a rendere incerto e ambiguo l’intero blocco sonoro, potrebbe far pensare al Lennie Tristano gigantesco ed eroicamente solo delle ultime incisioni, dei tributi a Parker, della Discesa nel Maelstrom. E, in effetti, non è che il genio di origini italiane venga spesso ricordato come anticipatore del tocco dell’idiosincratico Jarrett. Qui però è manovra necessaria, almeno quanto il rammentare un dato storico di prima evidenza: ogni volta che Jarrett suona in “solo” in Germania per qualche misteriosa alchimia della sorte le cose sembrano funzionare al meglio. E’ successo anche in Italia, sia chiaro (ricordate i concerti di Milano e Venezia?), ma qui il dato è di concreta riconoscibilità. Col valore aggiunto di trovarsi a Monaco, nella città dove ha sede la Ecm di Manfred Eicher che se l’è sempre tenuto sotto l’ala.

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DAVE HOLLAND/ZAKIR HUSSAIN/CHRIS POTTER - Good Hope

È con il nome di Crosscurrents trio che Dave Holland, Zakir Hussain e Chris Potter nell’estate del 2018 hanno presentato la loro musica nel corso di una tournée che aveva toccato anche l’Italia. Succederà anche prossimamente, ma intanto esce questo disco in ci i nomi loro compaiono in bella vista ed è giusto così perché sarebbe davvero un peccato lasciarsi sfuggire questo ascolto. Si tratta di un vero e proprio supertrio con uno dei contrabbassisti più importanti della storia del jazz, una star mondiale delle tablas e un sassofonista che nei contesti in cui non è il l’esponente di punta, opinione ovviamente molto personale, riesce a dare il meglio di sé.

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