Radio Disco Club 65

That's Folk! di Fausto Meirana

Buon pomeriggio da Fausto Meirana e That's Folk! Radio Discoclub65 è una radio che si legge, si ascolta, e si guarda come un film. Per questo i brani di oggi seguiranno un filo conduttore. La musica nei film dei fratelli Coen. Come si sa, i due sono dei grandi appassionati e il loro film cult, The Big Lebowski ne conteneva parecchia. Ascoltiamo subito la versione dei Gipsy Kings di Hotel California.

Rimaniamo su questo film, sottolineando l'abilità dei fratelli Coen nel scegliere le musiche per i loro film. In questo contesto l'utilizzo di una canzone decisamente minore di Bob Dylan come The Man In Me ( da un disco altrettanto minore come New Morning) è un discreto colpo da maestri.

Ultimo brano tratto da The Big Lebowski: Dead Flowers, la canzone dei Rolling Stones, scorre sui titoli di coda del film, in una lugubre versione del cantautore texano Townes Van Zandt. Sembra che il possessore dei diritti della canzone, il controverso Allen Klein, li abbia concessi dopo aver sentito, nel film, la famosa frase del Drugo: "Odio i fottuti Eagles"...

That's Folk! continua nell'indagine sulle colonne sonore dei Coen passando a O Brother Where Art Thou? (Fratello, dove sei?) il film del 2000 liberamente ispirato all'Odissea di Omero, ma ambientato nell'America della Grande Depressione. Nel film si vede George Clooney cantare con passione una bella versione del classico Man Of Constant Sorrow. La risentiamo qui con la voce che doppiava Clooney, Dan Tyminski ( Alison Krauss and Union Station).

Nel film che stiamo analizzando sia George Clooney che John Turturro vennero doppiati da cantanti professionisti; al contrario il buffo Tim Blake Nelson cantò le sue parti con competenza e confidenza. In un video ambientato in un carcere ascoltiamo In The Jailhouse Now, il brano del repertorio di Johnny Cash presente nel film.

Nel loro film del 2013, Inside Llewyn Davis (A Proposito Di Davis) i Coen raccontarono la scena folk newyorchese degli anni '60, ispirandosi anche alla vita di Dave Van Ronk. In questo film gli attori sono anche gli interpreti dei brani musicali. Oscar Isaac, il giovane attore protagonista, non sfigura in questa versione del traditional Queen Jane (o The Death Of Queen Jane) tratto dalla raccolta di Francis James Child.

Il prossimo brano proviene ancora dalla colonna sonora di A Proposito Di Davis, ma è colto da un successivo concerto, organizzato per celebrare la musica del film in maniera più ampia; è ancora Isaac, con l'aiuto di Marcus Mumford (Mumford And Sons) e dei Punch Brothers, a cantare Dink's Song. La canzone era un classico del repertorio live di Dave Van Ronk e di molti altri folksinger dell'epoca.

Anche nel recente La Ballata Di Buster Scruggs (2018), la musica ha un peso non indifferente. La parte del leone la fa però un certo tipo di country, come quello di Marty Robbins. Nella scena del saloon Tim Blake Nelson canta un frammento di Little Joe The Wrangler. Di seguito ascoltiamo la pimpante versione di Robbins.

The Ballad Of Buster Scruggs si apre con il solito Tim Blake Nelson che mostra le sue abilità canore, cantando e suonando la chitarra in groppa ad un cavallo! Rivediamo l'inizio del film, una scena di due minuti scarsi. Il brano è Cool Water e proviene dal repertorio "per cowboy" di Marty Robbins. Ci si rivede il primo maggio (su, coraggio!); Restate qui con il consueto palinsesto di Radio Discoclub65, un saluto da Fausto Meirana. That's (all) Folk(s)!

La (mezz)ora dell'ignoranza di Diego Curcio

Bentornati a una nuova Ora dell'ignoranza, così ignorante che dura mezzora. Per questa puntata ho deciso di parlare di quelle band o di quei musicisti che, partendo dal punk e dall'hc, sono approdati al rap, con alterne fortune. Casi sporadici o vere e proprie nuove carriere, non fa differenze. Perché tra il punk e il rap, secondo me (ma direi che lo pensano in tanti), ci sono parecchi assonanze. Soprattutto attitudinali. Partiamo da un nome di peso come quello del compianto Dee Dee Ramone che nell'89 mollò i Ramones per incidere un disco solista rap col nome di Dee Dee King. L'album si chiama "Standing in the spotlight" e questa è "Emergency", coverizzata una ventina di anni dopo dai Manges.

Anche in Italia, all'inizio degli anni Novanta, un pezzo di scena punk-hc si spostò sul rap, travolta dal movimento delle posse che aveva soppiantato il punk e l'hc nei centri sociali. Fra i migliori "transfughi" c'è senza dubbio Neffa, che con il nome di Jeff Pellino aveva suonato la batteria nell'ultimo periodo di vita dei Negazione. Neffa ha iniziato negli Isola Posse alla Star partecipando al seminale "Stop al panico", poi ha fondato con alcuni di loro i Sangue Misto, la band più importante del rap italiano, e in seguito è passato a una fortunata carriera solista. Questi sono i Sangue Misto e questa è "La porra", 1994.

Parlare di hc e rap senza citare i Beastie Boys è come mettere la panna nella carbonara (o nel pesto). I ragazzini terribili di New York, dopo aver mosso i primi passi nella scena hc della Grande Mele, restano letteralmente flashati dalla cultura hip hop e dalla serie di concerti newyorkesi dei Clash al Grip Casino, che vedono alternarsi sul palco, prima della band inglese, il meglio del rap cittadino. Il resto è storia, visto che i BB sono una delle band più influenti degli ultimi 35 anni. Questo è un classicone: "No sleep till to Brooklyn" da "Licensed to ill" del 1986.

Tornando all'Italia uno dei rapper che amo di più è senza dubbio Chef Ragoo, che sin da ragazzino ha sempre "militato" nella scena punk hardcore della Capitale (ha suonato negli Anti-You e oggi è il batterista degli ottimi Greve). Lo Chef però (vero nome : Paolo Martinelli) è anche un grande rapper e sin dagli anni Novanta ci ha deliziati con ottimi lavori (anche se i dischi pubblicati sono pochi, purtroppo). Da più di un anno deve uscire il suo nuovo album, "Novecento", di cui si trovano alcune tracce su Youtube. Questa è "La mia scena", con il feat. di Kento. Speriamo che il disco arrivi presto!

Andando alle radici dell'hardcore italiano degli anni Ottanta, una scena particolarmente florida ed eclettica era quella toscana, ribattezzata Granducato Hc. Da lì vennero fuori moltissime band incredibili, tra cui gli I Refuse It!, una sorta di hardcore progressivo ed evoluto, che rappresentava un unicum in tutta la scena italiana (e non solo). Degli I Refuse it! faceva parte Stefano Bettini che dai primi Novanta, facendosi chiamare Generale, ha sfornato alcune perle di rap e ragamuffin. Questa è l'epica "Non ci vengo (a pisciare)".

Un punk che si è convertito, seppur brevemente e direi per un unico pezzo al rap, è Adam Ant. Partito con un dark punk davvero intenso e poi sempre più spostato verso il pop (ma di classe), il buon Adam, otto anni prima di Dee Dee, ha pubblicato un brano folle e divertente dal titolo un po' didascalico, "Ant Rap", contenuto nell'album dell'81 "Prince Charming".

Chiude l'Ora dell'ignoranza una perla del primo hip hop italiano: l'unico disco di Dee Mo', artista poliedrico e molto attivo nella scena hc italiana degli anni Ottanta (sono sue alcune splendide illustrazioni per volantini e copertine di dischi, tipo Upset Noise). Dopo aver partecipato all'Isola Posse All Star, insieme a Gruff incide un 12" spettacolare con questa "Sfida al buio" del 1992. A venerdì!

Oh Girls! di Ida Tiberio

Bad girls...e non solo
Ragazze votate alla trasgressione e, qualche volta, alla sobrietà.

Bella, di grande presenza scenica, vorace di musica e cultura, Chrissie Hynde abbandona il nativo Ohio al termine degli studi presso la (tristemente) celebre Kent State University. Nei primi anni settanta si trasferisce a Londra, la città ideale per la sua indole irrequieta e curiosa. Trova lavoro nella redazione di una delle più prestigiose riviste musicali del mondo, Il New Musical Express, ma il giornalismo non è nelle sue corde. L'incontro fatale è quello con futuro il deus ex-machina del fenomeno punk, Malcom McLaren che la assume nello stravagante negozio d'abbigliamento gestito da lui e Vivian Westwood. Di lì a poco, l'onda punk dilaga. Christie entra in contatto con Sid Vicious e Mick Jones ed è pienamente coinvolta dalla verve trasgressiva e anarcoide della loro musica. Ne farà tesoro quando diventerà la straordinaria front-woman dei Pretenders, una band tra le più celebri dei tardi anni settanta. E anche oltre.


Nina Hagen. Da Berlino Est a Londra. Dal rigore intellettuale austero e solenne della sua famiglia alla carica trasgressiva che farà di lei una delle artiste più stravaganti e innovative dell'epopea punk. Nina Hagen è una ribelle eclettica e geniale, e inevitabilmente trova terreno fertile nella rutilante Londra dei tardi anni settanta. Ha una voce ruvida e graffiante, canta in tedesco e in inglese e l'energia del punk le offre un veicolo espressivo ideale. Quando torna a Berlino (Ovest, questa volta) contatta i componenti del suo gruppo giovanile, costituisce la Nina Hagen Band e pubblica due album ben accolti dalla critica specializzata. Ma la vera svolta arriva col trasferimento a New York, dove incide il suo primo lavoro in qualità di solista: Nunsex Monk Rock: un incandescente, distorto e trasgressivo delirio sonoro che consoliderà la sua fama.


Lene Lovich. A proposito di ragazze trasgressive: è impossibile non inserire, in questo "wild bunch" stravagante e vivace, il nome di Lene Lovich. Nata Detroit da madre inglese e padre serbo, Lene non fa in tempo a godere i fasti sonori della Motown perché la famiglia si trasferisce in Russia. La permanenza dura pochi anni e la madre di Lene, stanca delle intemperanze del marito, porta i figli a Londra. L'incontro col chitarrista Les Chapell e con i fermenti musicali della capitale inglese sono decisivi per l'eccentrica ragazza americana. Lene è attratta dal punk, dalla libertà espressiva che offre e dal look eccentrico e colorato dei suoi protagonisti. Questi elementi sono ideali per la sua personalità inquieta e marchiano a fuoco la sua carriera di punk-rocker irriverente.


Questa volta niente velleità trasgressive. Tanita Tikaram, eccellente cantautrice inglese d'origini indiane e malesi, ha altre frecce al suo arco. Quali? Una voce sofisticata e suadente, un'ottima preparazione musicale (è una brava chitarrista nonché una pianista di buon livello) e una precocissima vocazione al songwriting. Già durante l'adolescenza si esibisce nei club di Londra e quando pubblica il suo primo album, Ancient Heart ha soli 18 anni. In seguito, la sua attività musicale prosegue e si consolida. All'insegna della sobrietà.



Ann "Annie" Erin Clark, in arte St. Vincent, è una delle figure più interessanti del panorama indie rock. La ragazza è una valida polistrumentista, ha una solida preparazione musicale che le deriva da alcuni anni di frequenza del prestigioso Berklee College of Music ed è attratta dalle sonorità elettroniche e, palesemente, da quelle indie. Dopo aver collaborato con Sufjan Steven e David Byrne (due nomi di tutto rispetto), ha avviato una carriera discografica di grande spessore artistico che procurerà anche un Grammy Award

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