Radio Disco Club 65

Mini Mono di Antonio Vivaldi

Buona domenica a tutti da Antonio Vivaldi che per Radio Discoclub65, la radio virtuale più concreta che ci sia, inaugura una nuova rubrica. S'intitola Mini Mono, ovvero piccole monografie dedicate ad artisti o generi musicali (o sottogeneri, tendenze, mode, manie..). Si inizia con un mondo sonoro a me assai caro, ovvero il folk inglese rivisitato, riveduto, corretto e scorretto. Il periodo trattato è il decennio d'oro 1965-1975, che potremmo descriver come 'british auto-invasion'. Nell'inghilterra dei secondi anni '60, mentre tutti tagliavano i ponti con il passato come se fosse l'unica scelta possibile (o quella più alla moda), qualcuno si muoveva in direzione opposta, apparentemente conservatrice, in realtà 'radicale' sotto più punti di vista. Ma intanto cominciamo con la sigla, ovvero questa chiamata a raccolta per tutti i nuovi trovatori.


STEELEYE SPAN - A CALLING-ON SONG (1970)


BERT JANSCH – STROLLING DOWN THE HIGHWAY (1965)
Il 1965 è l'anno in cui le cose nel mondo folk cambiano. Non più voci senza accompagnamento e, a volte senza intensità, ma una ricerca di idee in cento mondi diversi. Il luogo d'irradiazione sono i famosi e fumosi folk club di Soho e il bohemien eroe di quelle notti si chiama Bert Jansch. Suona bene la chitarra, canta con voce precocemente disillusa, impara dal beatnik Davy Graham accordature insolite e incide in poche ore (il 'produttore' Bill Leader s'incaricò semplicemente di far partire il registratore a bobine), un primo album epocale nella sua semplicità. S'intitola Bert Jansch ed è fondamentale per chiunque ami la musica a prescindere da generi e geografia. Discorso che vale più o meno per TUTTO quello che ascolterete dopo.

 MARTIN CARTHY – SCARBOROUGH FAIR (1965)
Altro disco epocale dell'epocale 1965 è l'eponima opera prima di Martin Carthy (anch'essa registrata in mezza giornata), accompagnato da un violinista di cui parleremo più avanti, Dave Swarbrick. Carthy è il grande padre del folk inglese, ne ha cantato i brani più celebri creando arrangiamenti nuovi. Ne è un esempio Scarborough Fair, che diventerà celeberrima nella versione di Simon & Garfunkel. Paul Simon si impadronirà dell'arrangiamento spacciandolo per suo e ringrazierà Carthy con una ventina d'anni di ritardo.

THE INCREDIBLE STRING BAND – MINOTAUR'S SONG (1967)
Il folk si occupa di musica tradizionale e, di norma, tradizione fa rima con conservazione. Nel mondo che stiamo raccontando, invece ,la tradizione viaggia con l'innovazione. Nessuno fra i suoi protagonisti dimentica di essere giovane, beatnik, sperimentale o London-swingante, ma tutti vogliono anche essere anziani e autorevoli, disporre di conoscenze antiche, avere radici così profonde da toccare il cielo all'altro capo della Terra. Insomma una rivoluzione sonica, più quieta nei toni di quella rock ma forse più reale. Basti ascoltare i freakettoni di talento Robin Williamson e Mike Heron. Al meglio la loro Incredible String Band è un caleidoscopio di suoni e situazioni fantastiche, corroborati da qualche aiutino illegale. L'album-capolavoro è The Hangman's Beautiful Daughter.

THE PENTANGLE – LET NO MAN STEAL YOUR THYME (1968)
Caleidoscopici come la Incredible, ma più 'realisti' ed eleganti sono i Pentangle. Blues, jazz, folk, una sezione ritmica swingante (Terry Cox e Danny Thompson), due chitarre scintillanti (John Renbourn e il già citato Bert Jansch) e una voce cristallina (Jacqui McShee). Il pezzo è quello che apre l'omonima opera prima del quintetto. Lo ascoltiamo in una versione live di qualità solo discreta che però è un piccolo scorcio sul mondo alternativo di quegli anni.

FAIRPORT CONVENTION – MATTY GROVES (1969)
Qui si fa la storia. I Fairport Convention esordiscono nel 1967 etichettati come Jefferson Airplane inglesi e suonano all'UFO Club insieme ai Pink Floyd. Ma il loro bassista Ashely Hutching è irrequieto, vuole aggiungere elettricità e ritmica corposa alle ballate folk e, insieme ai compagni (incluso il già citato DAve Swarbrick che elettrifica il suo violino), ci riesce. Liege & Lief è un disco essenziale per tutta la musica rock. Un grosso contributo al suo trionfo lo dà la voce di Sandy, tonica ma suadente, che qui canta una truce "murder ballad" probabilmente tardo-secentesca.

TRAFFIC – JOHN BARLEYCORN (1970)
I Traffic con il folk c'entrano quasi niente, però questa antica canzone - che racconta in forma metaforica la distillazione del whisky – è di una bellezza davvero atemporale, cioè il massimo che il folk possa dare. E Steve Winwood forse non ha mai cantato così bene. L'album è John Barleycorn Must Die.

STEEELEYE SPAN – THE BLACKSMITH (1971)
L'irrequieto Ashley Hutchings lascia i Fairport Convention dopo Liege & Lief allo scopo di perfezionare il bilanciamento tra folk e rock (a favore del primo componente) e per tale ragione convoca il già autorevolissimo Martin Carthy facendogli suonare la chitarra elettrica! Qui siamo al secondo album Please To See The King, solenne e magnifico come il precedente e i due successivi.

SANDY DENNY – JOHN THE GUN (1971)
Dopo Liege & Lief i Fairport Convention perdono anche Sandy Denny che inizia la sua carriera solista con The North Star & The Grassman. Ottiene riconoscimenti importanti, canta nel quarto disco dei Led Zeppelin, il successo sembra a portata di mano ma non arriva mai. A volte il destino è ingiusto.

JOHN MARTYN – HEAD & HEART (1971)
Il circuito dei folk club di Londra (e di molte altre località, in particolare Edimburgo) è la palestra d'ardimento di molti musicisti non necessariamente interessati al repertorio tradizionale. Nasce lì una scuola di cantautori (molti inizialmente ispirati da Donovan) fra cui spiccano i nomi di Nick Drake, Roy Harper, Ralph McTell, Michael Chapman e John Martyn. Di tutti Martyn è il più irrequieto e sperimentale. Qui lo ascoltiamo ancora acustico e gentile (ma intrigante) in un pezzo dall'album Bless The Weather.

 STRAWBS – THE HANGMAN & THE PAPIST (1971)
Gli Strawbs sono l'anello di congiunzione tra folk e prog, visto che della formazione fa parte per un certo periodo il Rick Wakeman pre-Yes. In realtà il leader è Dave Cousins che scrive canzoni un po' barocche ma suggestive come questa che narra una trucida storia ambientata al tempo delle guerre di religione. L'album da cui proviene è From The Witchwood. Occhio al video reclamizzato come unica apparizione a Top of The Pops degli... Yes.

LINDISFARNE – WE CAN SWING TOGETHER (1971)
Oggi quasi dimenticati (salvo una loro hit di molto anni dopo insieme al calciatore Paul Gascoigne), i Lindisfarne di Alan Hull erano bravi nel fondere folk inglese e suoni americani dalle inevitabili ascendenze dylaniane. Questa ballatona dal ritornello robusto e subito coinvolgente proviene dal loro primo album, Nicely Out Of Tune.

RICHARD & LINDA THOMPSON – WHEN I GET TO THE BORDER (1974)
Un altro fuoriuscito dai Fairport Convention è Richard Thompson, chitarrista elettrico dal tocco vitale e riconoscibile (per chi scrive vale dieci Clapton) nonché compositore dall'intensissima vena dickensiana, quando non apocalittica. Lo ascoltiamo nel brano che apre il suo primo disco insieme alla moglie Linda, I Want To See The Bright LIghts Tonight.

STEELEYE SPAN – ALL AROUND MY HAT (1975)
Dopo 10 anni affascinanti la storia del folk-rock finisce con un effimero fuoco d'artificio commerciale. Vestiti in stile antico-kitsch (probabilmente con grande invidia da parte dei Monty Python), gli Steeleye Span portano la simpatica ma innocua All Around My Hat al quinto posto nella classifica britannica dei singoli. Ma ormai l'intensità creativa del 'movimento' si è molto indebolita e nemmeno due anni dopo il punk comincerà a spazzare via tutto, anche chi non meritava di essere spazzato.
Un saluto e buon fine domenica da Antonio Vivaldi. E restate sempre sintonizzati su Radio Discoclub65.

That's Folk di Fausto Meirana

Buon pomeriggio da That's Folk! e da Fausto Meirana, che scrive e trasmette qui a Radio Discoclub65. Ieri l'Italia ha celebrato la Liberazione dai nazifascisti in un modo inedito e non troppo confortevole, ma molto sentito. Le canzoni che sentiremo oggi, in qualche modo, cercheranno di riferirsi alla lotta contro i soprusi e i fascismi, che purtroppo, si ripropongono con veemenza anche oggi. Una delle canzoni simbolo della Resistenza è certamente Bella Ciao. La ascoltiamo eseguita, alla TV italiana, da Marc Ribot, chitarrista già con Tom Waits e molti altri.

Uno come Billy Bragg ha sempre avuto chiaro in mente da che parte stare; con i minatori, con gli oppressi, con il sindacato. L'inno sindacale americano Which Side Are You On è una specie di dichiarazione d'intenti che lo rappresenta perfettamente.

That's Folk! Torna in Italia con una celebrazione di quindici anni fa tra gli Yo Yo Mundi e molti artisti italiani tra cui i Gang e Paolo Bonfanti; proprio il chitarrista genovese è una delle voci soliste di questa The Partisan canzone portata alla notorietà da Leonard Cohen. Il disco degli Yo Yo Mundi si chiamava Resistenza.

Avendo appena citato i Gang, ovvero i fratelli Marino e Sandro Severini, non possiamo che ascoltare Eurialo e Niso. Il brano è stato scritto dal cantautore Massimo Bubola. Il riferimento incrociato tra i due personaggi dell'Eneide di Virgilio Thats's e i valori della Resistenza è molto raffinato e poetico. Naturalmente il brano è diventato un must nelle esibizioni dal vivo, specie nel mese d'aprile.

Eddie Balchowsky, musicista, poeta e antifascista americano, perse una mano nella Guerra Civile Spagnola, combattendo contro i fascisti, ma cntinuò a suonare il piano con l'altra. In seguito il suo amico Bruce 'Utah' Phillips, leggendo della sua presunta morte (notizia infondata) scrisse per lui queste belle parole: "Una mano sulla tastiera, una sull' Ebro, ma nessun rimpianto..." Eddie's Song.

Oltre il ponte fu scritta da Italo Calvino e messa in musica da Sergio Liberovici nel 1958, quindi molti anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Tuttavia il ritratto della gioventù proiettata verso un futuro migliore è fresco come se fosse stata scritta subito dopo. Versione cantata dall'attore e musicista Moni Ovadia con i Modena City Ramblers nell'albun Appunti Partigiani.


Della Guerra Di Piero credo non occorra parlare ancora. I mille papaveri rossi e il bel giorno di primavera riporteranno sempre alle pagine della Resistenza anche se spesso la canzone è definita genericamente "contro la guerra". Naturalmente chi la canta, in TV, è un Fabrizio De Andrè del 1969...

Inghilterra 1936: il raduno dei fascisti di Oswald Mosley, nell'East Side di Londra, zona a forte presenza ebraica, causò una vera e proprio battaglia, nota come The Battle Of Cable Street. Ci furono arresti, maltrattamenti e torture dei manifestanti antifascisti da parte della polizia, comunque Mosley fu costretto a fermare i suoi e rinunciare alla parata. Gli eventi sono raccontati con passione dal gruppo inglese dei The Men They Could'nt Hang: The Ghosts Of Cable Street.

Una canzone scritta da Emilio Casalini di Pontedecimo, che è il mio quartiere. Siamo I Ribelli Della Montagna, a mio parere è una delle più intense canzoni della Resistenza. Non ricordavo la versione dei Modena City Ramblers, ma la trasmetto di seguito, senza neanche riascoltarla.

That's Folk! si conclude con una fulminea versione di All You Fascist Bound To Loose di Woody Guthrie. La popolare canzone del folksinger ed attivista americano è del 1940; qui la ascoltiamo dalla cantautrice berlinese Nina Hagen. A presto da Fausto Meirana. Tra poco Antonio e il suo Mini Mono, qualunque cosa sia!

Heavy Metal Parking Lot di Dario Gaggero

Buonasera a tutti e benvenuti nel parcheggio più rumoroso del web per una nuova puntata di Heavy Metal Parking Lot.

Pronti con le richieste?
Partiamo con un grande classico:

Passiamo a qualcosa di più 'contemporaneo' con la 'Electric Man' dei Rival Sons, dall'album 'Great Western Valkyrie' (2014):

Guidati dalla voce e dalla chitarra di Dave Meniketti (bel nome!) gli Y & T hanno nella loro discografia almeno tre o quattro classici.
Peccato oggi non ne parli praticamente nessuno.
Stasera sentiamo 'Mean Streak', dall'omonimo album del 1983.

Gli Armored Saint (guidati dal corteggiatissimo John Bush che rifiutò il ruolo di lead vocalist nei Metallica e finì anni dopo a sostituire Joey Belladonna negli Anthrax) sono sempre rimasti confinati in quella 'grey zone' che sta tra l'heavy metal e il thrash, il che non ha aiutato molto la loro carriera.
Eccovi 'March of the Saints', dal loro album di debutto.

E' tempo di qualcosa di più leggero: che ne dite del video di 'Yankee Rose' di David Lee Roth?

Pronti per un altro classico transgenerazionale? Stavolta è 'Overkill' dei Motorhead!

Stasera siete particolarmente silenti. Vediamo se riesco a svegliarvi con questo pezzo dei Biohazard:

Abbandonati gli Scorpions precipitosamente dopo la pubblicazione di Tokyo Tapes Uli Jon Roth decise di creare un power trio per dare libero sfogo alle sue due passioni principali: gli assoli neoclassici e (soprattutto) Jimi Hendrix. Ci sarà riuscito? (Oddio, la voce non è che...)

Con un mordente esempio di satira politica GianPier Guspe vuole dedicare a Salvini (!) 'Episode 666' degli In Flames...

...o magari non era satira e a Salvini piacciono davvero gli In Flames (del resto gli piace De Andrè...non si può mai dire).

Proseguiamo ora con una ballata horror dell'unico, inimitabile Alice Cooper (dall'home video 'Thrashes the World', ma l'originale è nel classico 'Love it to Death')

Visto che stasera la Panzer Division sembra assente mi toccherà mettere qualcosa di pesante (capita la battuta? ehehe...) in loro vece: che ne dite di 'Baptism by Fire' dei Marduk?

E' arrivata una risposta! Salvini dedica a GianPier Guspe con tanti bacioni 'Scarred for Life' dei Rose Tattoo.

Torniamo a qualcosa di più pesante: 'Agent Orange' dei thrasher tedeschi Grinder dal LP 'Dead End' (1989)

Passiamo in Scozia con gli Heavy Pettin' e la loro 'Rock Ain't Dead' del 1985...

Siamo quasi in chiusura: eccovi lo stoner svedese degli Spiritual Beggars e della loro 'Euphoria' da 'Mantra III' del 1998.

 Dopo i tentennanti inizi con la Ian Gillan Band il lungocrinito ex-Deep Purple si mise in carreggiata con la band chiamata semplicemente Gillan. Ho scelto per voi 'Unchain your brain' dall'album 'Glory Road' con Bernie Tormé alla chitarra.

Anche stasera abbiamo finito.
Vi lascio con il solito mini brano.
Spero abbiate passato un buon 25 aprile, nei limiti del lockdown.

Ciao

Dario.

 

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