Radio Disco Club 65
| 26 Aprile 2020
Mini Mono di Antonio Vivaldi
Buona domenica a tutti da Antonio Vivaldi che per Radio Discoclub65, la radio virtuale più concreta che ci sia, inaugura una nuova rubrica. S'intitola Mini Mono, ovvero piccole monografie dedicate ad artisti o generi musicali (o sottogeneri, tendenze, mode, manie..). Si inizia con un mondo sonoro a me assai caro, ovvero il folk inglese rivisitato, riveduto, corretto e scorretto. Il periodo trattato è il decennio d'oro 1965-1975, che potremmo descriver come 'british auto-invasion'. Nell'inghilterra dei secondi anni '60, mentre tutti tagliavano i ponti con il passato come se fosse l'unica scelta possibile (o quella più alla moda), qualcuno si muoveva in direzione opposta, apparentemente conservatrice, in realtà 'radicale' sotto più punti di vista. Ma intanto cominciamo con la sigla, ovvero questa chiamata a raccolta per tutti i nuovi trovatori.
STEELEYE SPAN - A CALLING-ON SONG (1970)
BERT JANSCH – STROLLING DOWN THE HIGHWAY (1965)
Il 1965 è l'anno in cui le cose nel mondo folk cambiano. Non più voci senza accompagnamento e, a volte senza intensità, ma una ricerca di idee in cento mondi diversi. Il luogo d'irradiazione sono i famosi e fumosi folk club di Soho e il bohemien eroe di quelle notti si chiama Bert Jansch. Suona bene la chitarra, canta con voce precocemente disillusa, impara dal beatnik Davy Graham accordature insolite e incide in poche ore (il 'produttore' Bill Leader s'incaricò semplicemente di far partire il registratore a bobine), un primo album epocale nella sua semplicità. S'intitola Bert Jansch ed è fondamentale per chiunque ami la musica a prescindere da generi e geografia. Discorso che vale più o meno per TUTTO quello che ascolterete dopo.
MARTIN CARTHY – SCARBOROUGH FAIR (1965)
Altro disco epocale dell'epocale 1965 è l'eponima opera prima di Martin Carthy (anch'essa registrata in mezza giornata), accompagnato da un violinista di cui parleremo più avanti, Dave Swarbrick. Carthy è il grande padre del folk inglese, ne ha cantato i brani più celebri creando arrangiamenti nuovi. Ne è un esempio Scarborough Fair, che diventerà celeberrima nella versione di Simon & Garfunkel. Paul Simon si impadronirà dell'arrangiamento spacciandolo per suo e ringrazierà Carthy con una ventina d'anni di ritardo.
THE INCREDIBLE STRING BAND – MINOTAUR'S SONG (1967)
Il folk si occupa di musica tradizionale e, di norma, tradizione fa rima con conservazione. Nel mondo che stiamo raccontando, invece ,la tradizione viaggia con l'innovazione. Nessuno fra i suoi protagonisti dimentica di essere giovane, beatnik, sperimentale o London-swingante, ma tutti vogliono anche essere anziani e autorevoli, disporre di conoscenze antiche, avere radici così profonde da toccare il cielo all'altro capo della Terra. Insomma una rivoluzione sonica, più quieta nei toni di quella rock ma forse più reale. Basti ascoltare i freakettoni di talento Robin Williamson e Mike Heron. Al meglio la loro Incredible String Band è un caleidoscopio di suoni e situazioni fantastiche, corroborati da qualche aiutino illegale. L'album-capolavoro è The Hangman's Beautiful Daughter.
THE PENTANGLE – LET NO MAN STEAL YOUR THYME (1968)
Caleidoscopici come la Incredible, ma più 'realisti' ed eleganti sono i Pentangle. Blues, jazz, folk, una sezione ritmica swingante (Terry Cox e Danny Thompson), due chitarre scintillanti (John Renbourn e il già citato Bert Jansch) e una voce cristallina (Jacqui McShee). Il pezzo è quello che apre l'omonima opera prima del quintetto. Lo ascoltiamo in una versione live di qualità solo discreta che però è un piccolo scorcio sul mondo alternativo di quegli anni.
FAIRPORT CONVENTION – MATTY GROVES (1969)
Qui si fa la storia. I Fairport Convention esordiscono nel 1967 etichettati come Jefferson Airplane inglesi e suonano all'UFO Club insieme ai Pink Floyd. Ma il loro bassista Ashely Hutching è irrequieto, vuole aggiungere elettricità e ritmica corposa alle ballate folk e, insieme ai compagni (incluso il già citato DAve Swarbrick che elettrifica il suo violino), ci riesce. Liege & Lief è un disco essenziale per tutta la musica rock. Un grosso contributo al suo trionfo lo dà la voce di Sandy, tonica ma suadente, che qui canta una truce "murder ballad" probabilmente tardo-secentesca.
TRAFFIC – JOHN BARLEYCORN (1970)
I Traffic con il folk c'entrano quasi niente, però questa antica canzone - che racconta in forma metaforica la distillazione del whisky – è di una bellezza davvero atemporale, cioè il massimo che il folk possa dare. E Steve Winwood forse non ha mai cantato così bene. L'album è John Barleycorn Must Die.
STEEELEYE SPAN – THE BLACKSMITH (1971)
L'irrequieto Ashley Hutchings lascia i Fairport Convention dopo Liege & Lief allo scopo di perfezionare il bilanciamento tra folk e rock (a favore del primo componente) e per tale ragione convoca il già autorevolissimo Martin Carthy facendogli suonare la chitarra elettrica! Qui siamo al secondo album Please To See The King, solenne e magnifico come il precedente e i due successivi.
SANDY DENNY – JOHN THE GUN (1971)
Dopo Liege & Lief i Fairport Convention perdono anche Sandy Denny che inizia la sua carriera solista con The North Star & The Grassman. Ottiene riconoscimenti importanti, canta nel quarto disco dei Led Zeppelin, il successo sembra a portata di mano ma non arriva mai. A volte il destino è ingiusto.
JOHN MARTYN – HEAD & HEART (1971)
Il circuito dei folk club di Londra (e di molte altre località, in particolare Edimburgo) è la palestra d'ardimento di molti musicisti non necessariamente interessati al repertorio tradizionale. Nasce lì una scuola di cantautori (molti inizialmente ispirati da Donovan) fra cui spiccano i nomi di Nick Drake, Roy Harper, Ralph McTell, Michael Chapman e John Martyn. Di tutti Martyn è il più irrequieto e sperimentale. Qui lo ascoltiamo ancora acustico e gentile (ma intrigante) in un pezzo dall'album Bless The Weather.
STRAWBS – THE HANGMAN & THE PAPIST (1971)
Gli Strawbs sono l'anello di congiunzione tra folk e prog, visto che della formazione fa parte per un certo periodo il Rick Wakeman pre-Yes. In realtà il leader è Dave Cousins che scrive canzoni un po' barocche ma suggestive come questa che narra una trucida storia ambientata al tempo delle guerre di religione. L'album da cui proviene è From The Witchwood. Occhio al video reclamizzato come unica apparizione a Top of The Pops degli... Yes.
LINDISFARNE – WE CAN SWING TOGETHER (1971)
Oggi quasi dimenticati (salvo una loro hit di molto anni dopo insieme al calciatore Paul Gascoigne), i Lindisfarne di Alan Hull erano bravi nel fondere folk inglese e suoni americani dalle inevitabili ascendenze dylaniane. Questa ballatona dal ritornello robusto e subito coinvolgente proviene dal loro primo album, Nicely Out Of Tune.
RICHARD & LINDA THOMPSON – WHEN I GET TO THE BORDER (1974)
Un altro fuoriuscito dai Fairport Convention è Richard Thompson, chitarrista elettrico dal tocco vitale e riconoscibile (per chi scrive vale dieci Clapton) nonché compositore dall'intensissima vena dickensiana, quando non apocalittica. Lo ascoltiamo nel brano che apre il suo primo disco insieme alla moglie Linda, I Want To See The Bright LIghts Tonight.
STEELEYE SPAN – ALL AROUND MY HAT (1975)
Dopo 10 anni affascinanti la storia del folk-rock finisce con un effimero fuoco d'artificio commerciale. Vestiti in stile antico-kitsch (probabilmente con grande invidia da parte dei Monty Python), gli Steeleye Span portano la simpatica ma innocua All Around My Hat al quinto posto nella classifica britannica dei singoli. Ma ormai l'intensità creativa del 'movimento' si è molto indebolita e nemmeno due anni dopo il punk comincerà a spazzare via tutto, anche chi non meritava di essere spazzato.
Un saluto e buon fine domenica da Antonio Vivaldi. E restate sempre sintonizzati su Radio Discoclub65.
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