Rock

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Image Ci si può a ragione domandare se i Cage The Elephant, giovane quintetto del Kentucky, potrebbero essere considerati i nuovi Red Hot Chili Peppers, grazie al loro suono fatto di p-funk, echi hip-hop, riffs granitici e hooks in quantità. Non male per un disco d'esordio, che tuttavia ha trovato un riscontro maggiore in Gran Bretagna piuttosto che nella terra d'origine, grazie anche a performances incensate dal New Musical Express. Il sound dei Cage The Elephant è eterogeneo pur non mancando di personalità, e spesso strizza l'occhio anche al miglior rock inglese degli ultimi anni, Arctic Monkeys in testa: a questi ultimi sembrano almeno in parte ispirarsi, per esempio, Lotus, forse il brano migliore del disco, e l'ottima Judas, mentre il singolo Ain't No Rest For The Wicked rallenta il ritmo con un andamento che richiama la Loser di Beck.  (Marina Montesano)

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Image The Shaky Hands provengono da Portland, Oregon e si sono formati nel 2003. Dopo essere cresciuti ed aver suonato in lungo ed
in largo nella California del Nord e nell’ Ohio approdano finalmente anche in Europa Il loro sound è un misto di 60’s rock inglese, con molte influenze di Kinks e The Who, unito alla tradizione folk-rock americana con un risultato piacevolissimo che possiamo ritrovare nel loro secondo disco Lunlight.

CD in vendita da Disco Club a partire da venerdì 19/12/08 al prezzo di € 16,90.

 

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Image Dicono che il tre sia il numero perfetto, e Ray Lamontagne pare confermare la cosa. Gossip in The Grain, il terzo album, è sicuramente il suo miglior prodotto, e non solo per esoterici motivi. Sommando le sonorità più tradizionali del suo debutto, Trouble, a quelle più intimiste e cupe del successore Till the Sun Turns Black, Lamontagne ha ottenuto un disco country/folk originale e sincero in cui gli è permesso anche osare, affrontando nuove e nere sonorità, come il soul di You Are The Best Thing e il blues di Hey Me, Hey Mama. Anche la poetica è maturata e con essa le situazioni descritte, come si nota nella bellissima Winter Birds, guadagnando così una sicurezza che prima pareva altalenante e che ora rafforza lo scopo del disco: trasportare l’ascoltatore nei soffici paesaggi che lo abitano e affascinarlo quanto basta. (Mattia Meirana)

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A volte capita che nella disperazione generale si affondino le oreccchie in qualcosa che ci familiarizza con un passato più fausto, che non con l'incerto presente. A volte capita anche che certe gemme debbano essere scovate o che da sole emergano da anfratti sonori e si traducano in solidi supporti e non solo più liquidi file. I Parallel Worlds sono un duo elettronico, se vogliamo anche molto teutonico, usano Korg Poli800 e sequencer come non capitava più di sentire da tempo, creano distorsioni temporali (nel senso letterale del termine, basta ascoltare i tuoni sintetici di Running By The Storm) e originano seduzioni tra il Low Bowiano e i krauti più elettronici in White Rocks. Trovano una energia alla Human League in Force Divine e citano Martin Gore in Solar Mystique...Che altro dire, io li ho nel walkman (che è la versione sony del più fighetto Ipod) e non mi stanco di sentirli e vi garantisco che di motivi per essere stanco di tutto ne ho un sacco. (Marcello Valeri)

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Image Dopo tanti progetti il bassista Ashley Hutchings arriva in Italia per avviare una collaborazione col produttore e giornalista Ernesto De Pascale. Ne nasce un disco con 13 composizioni, registrate a Chesterfield, Firenze, Londra e Milano, nel lungo arco di 6 anni. Collaborano alla realizzazione di questo album circa 40 musicisti: da Clive Bunker ex Jethro Tull a Peter Zorn della Richard Thompson band, dai cantanti Graziano Romani, Marian Trapassi, Kellie While, Jo Hamilton, Vin Garbutt, Ken Nicol fino ai musicologi Stefano Pogelli, Emiliano Licastro e Riccardo Marasco. Da menzionare inoltre la bravura della ventitreenne violinista fiorentina Giulia Nuti. Tra i brani proposti spicca la splendida "No Juliet Dreaming" ma non bisogna dimenticare "The Lion of Higbury" con la voce del mitico Nicolò Carosio in sottofondo. La suggestiva grafica di copertina è opera di Phil Smee. Il lavoro è stato masterizzato con attrezzature provenienti dagli storici studi Abbey Road da Paschal Byrne della Audio Archiving Company. Il CD è distribuito in Italia dalla Audioglobe. (Agostino Roncallo)

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Image Questa volta il vecchio Neil ha pescato ancora più a fondo nel suo baule e ci ha trovato, ben nascosta, un'esibizione del novembre 1968, giusto quarant'anni fa; aveva appena lasciato i Buffalo Springfield ed era chiaramente alla ricerca di un suo pubblico. Il concerto, all'ascolto di questo documento, sembra essersi tenuto in una piccola sala, con il pubblico attento alle parole del cantautore canadese durante le non brevissime introduzioni alle canzoni. Oltre al parlato tra i brani, anche il caratteristico fruscio del nastro è stato mantenuto per testimoniare l'impronta filologica dei Neil Young Archives. Circa metà del repertorio è riservata ai brani dei Buffalo Springfield, con preziose versioni spoglie di 'Broken Arrow' e 'Expecting To Fly,' mentre la versione di 'Sugar Mountain' è quella già ascoltata in 'Decade'. Il resto delle canzoni provvederà a formare l'ossatura di 'Neil Young' con le pietre miliari rappresentate da 'The Loner' e 'The Old Laughing Lady', di quest'ultima colpiscono i ripetuti colpi di tosse provenienti dalla sala e l'annuncio che sarebbe stata composta ben quattro anni prima (ricordo che siamo nel 1968!). Il DVD unito alla confezione contiene solo la versione audio e pochi contenuti speciali.(Fausto Meirana)

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