Rock

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ImageIl duo viennese dei Tosca, composto dal produttore Richard Dorfmeister e dal pianista Rupert Huber, arriva al 5° album con il nuovo lavoro “No Hassle”. I due sono amici dai tempi del liceo. Richard è diventato poi stimato DJ ed inarrivabile produttore grazie al seminale progetto Kruder & Dorfmeister, Rupert è un ricercato pianista impegnato anche in installazioni audio-visive. La nuova fatica dei due abbandona la struttura classica della canzone ed i grooves delle precedenti uscite, per abbracciare una nuova tessitura composta dalla commistione di suoni analogici e digitali. Come si intuisce dal titolo, “No Hassle” ovvero “Niente Confusione”, l’album è un sinfonico viaggio tra parti Ambient, eleganti trame pianistiche, Dub, Avant-Jazz e Krautrock. Il disco è quanto di più intenso, affascinante e meditativo sia mai stati concepito dal Duo.
BREVE BIO:
Il duo Tosca nasce dall’incontro del produttore Richard Dorfmeister e del pianista Ruper Huber a metà degli anni ’90, ben prima della luce abbagliante generata dal progetto Kruder & Dorfmeister. Il debutto, “Opera” risale al 1997. Nel mezzo una manciata di lavori bellissimi, tra cui ricordiamo “Suzuki” (2000) ed il doppio album “Dehli 9” (2003). “No Hassle” è il quinto lavoro dei Tosca ed esce ancora una volta tramite !K7 e GStone, quest’ultima etichetta di proprietà dello stesso Dorfmeister

CD in vendita da Disco Club a partire da giovedì 23/04/09 al prezzo di 20,30 €.

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ImageLo studio in cui registrano i Pontiak si trova nella profonda Virginia rurale ed è così contenuto nelle dimensioni da essere la causa principale del suono saturo e pieno. Crudo, diretto, vivo e senza fronzoli, tanto da costare al chitarrista Van ben due amplificatori. La musica è il frutto della loro condizione: ovvero dei fratelli cresciuti tra le asperità della vita di campagna e della vita all'aperto. Un'unica vibrazione sonora che si 'sente' più che ascoltarla, una compattezza familiare una potenza incontenuta. Rimane perfetta la loro descrizione da parte di Julian Cope : “a cavallo di una varietà sonora vastissima, che copre le latitudini meridionale della Spagna di Viaje sino alla grandezza nordica dei Black Sabbath o degli Harvey Milk passando per i Doors.”

CD in vendita da Disco Club a partire da giovedì 23/04/09 al prezzo di 17,50 €.

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ImageGli Ozric Tentacles sono uno dei più influenti gruppi emersi dalla scena dei festival del Regno Unito, con la loro musica PSICHEDELIC stratificata di AMBIENT e paesaggi eterei con escursioni nel freeform dub. Una vera e propria esplorazione aperta all’anima e alla musica. Per oltre 25 anni gli Ozric Tentacles hanno sperimentato sulla propria pelle le vicissitudini di una vita Rock’n’Roll. La band ha attraversato molti cambi di formazione, ha generato più progetti (Eat Static e Nodens Ictus), creato le proprie etichette discografiche (Dovetail &
Stretchy), fatto uscire quasi 25 album, e venduto un milione di copie in tutto il mondo. E dopo tutto questo tempo la motivazione alla base di questa band non è venuta meno. Fu un falò allo Stonehenge Free Festival del 1983 a fare da testimone alla nascita degli Ozric Tentacles. Fu lì che il tastierista ed esperto di synth Joie Hinton, inciampò sui fratelli Ed Wynne (chitarra) e Roly Wynne (basso) che suonavano in una band chiamata Bolshem People insieme al batterista Nick 'Tig' Van Gelder (Jamiroquai). Fin da quella prima jam session fu evocata una compatibilità di suoni che sarebbe poi diventato il marchio di fabbrica degli Ozric Tentacles. Un marchio musicale che miscela musica PROG dall’estetica hippy all’ELETTRONICA tipica della cultura dei rave e dei free festival, il tutto avvolto in spirali di chitarre, ondate di tastiere e campionatori midi, con la sessione ritmica a fare da motore pulsante di un’astronave sempre pronta a decollare.

CD in vendita da Disco Club a partire da giovedì 23/04/09 al prezzo di 13,50 €.

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ImageChe dire di Richard Swift?... Riesce a sfuggire a qualsiasi tentativo di affiliazione ad un genere o stile particolare. Percorsi musicali mai banali hanno portato questo eclettico songwriter californiano a toccare un po’ tutti igeneri dall’elettronica ad un indie- pop raffinato. Paragonato spesso a Van Dyke Parks e Burt Bacharach, supportato da una voce in bilico tra Damon Albarn ed Elvis Costello. Atlantic Ocean è la sua ultima fatica che non tradirà chi ha amato la sua verve allegra e scanzonata ed una energia positiva come il soul della Motown!

CD in vendita da Disco Club a partire da giovedì 07/05/09 al prezzo di 16,90 €.

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ImageIl nuovo album dei Fairport Convention è inatteso e straordinario. Inatteso perché segna il ritorno al folk-rock delle origini, dopo un periodo, durato molti anni, in cui il gruppo sembrava essere scivolato verso un rock un po' troppo facile con qualche venatura folk alimentata dal solo violino di Chris Leslie. Straordinario perché ci troviamo in presenza di una vera e propria folk-opera di fattura, come si suol dire, squisita, raffinatissima. Il merito va anche al lavoro di recording / mix / mastering di Marco Canepa: sì, perché il nuovo album dei Fairport è si può dire cresciuto a Genova, negli studi di Maccaja, dove Marco con la consueta perizia è riuscito a tirar fuori suoni meravigliosi, potenti e delicati, separati ma nello stesso congiunti in un efficace cross-over. Le composizioni sono tutte di Alan Simon, un autore bretone non poco visionario che tra il 1998 e il 2008 ha pubblicato alcuni concept-albums ispirati al primo volume della trilogia di "Excalibur". Dall'incontro di Simon e Dave Pegg, che in comune avevano l'amicizia con il chitarrista Dan Ar Braz, è nato questo importante album. (Agostino Roncallo)

 

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ImageIl ritorno del gruppo americano dal suono più inglese degli inglesi è addirittura un concept album, con tanto di preludio, intervallo e temi musicali che ricorrono durante tutta la sua durata, non c’è stacco tra un pezzo e l’altro. Il timore era che certe tentazioni prog che affioravano nel precedente “The Crane Wife” potessero assumere dimensioni straripanti; per fortuna non è così, ci sono fraseggi tipici del genere e anche degli inaspettati chitarroni hard-rock vecchio stile. Il tutto nel consueto stile dei Decemberists con un pizzico di orchestra in più, il solito saporino “XTC acustici” e ospiti importanti come Shara Worden (My Brightest Diamond), Jim James (My Morning Jacket) e Robyn Hitchcock. Il tema è quello di un amore contrastato, tra regine, fauni e libertini, ma non c’è lieto fine. E non a caso, la canzone più emozionante è quella cantata dai fantasmi dei bambini morti “The Hazards Of Love 3 (Revenge!)”. Non è un capolavoro assoluto, qualcosa si poteva limare, ma è un ottimo disco, e onore al coraggio di proporre, in questi tempi di ascolti smozzicati tra un mp3 e l’altro, un’unica suite della durata di un’ora. (Andrea Sessarego)

 

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