Rock
Cominciamo a dire un cosa semplice ma purtroppo mai scontata come dovrebbe essere. Non esiste jazz senza blues, non esiste rock senza blues, rhythm & blues e jazz. Come dire che senza Robert Johnson e Charlie Christian non avremmo avuto un Jimi Hendrix o che in mancanza di un T-Bone Walker e un B.B. King staremmo ancora aspettando un David Gilmour o ancora che prima di Mick Jagger e Keith Richards sono esistiti i Chuck Berry, i Little Richard e i Bo Diddley: l’elenco potrebbe andare avanti a lungo, portando innumerevoli esempi su e giù per la scala del tempo che ha scandito i percorsi affascinanti della musica popular. Quando Dave Swarbrick e Richard Thompson confezionavano per l’indimenticabile voce di Sandy Denny ballate epocali come Crazy Man Michael erano ben consci di tutto questo. L’intento era quello di unire alle estetiche del rock e del blues la tradizione del folk inglese per valorizzarla e renderla più viva senza vuoti conservatorismi. È una lezione mutuata dalla storia del jazz, musica il cui DNA ha sempre previsto la costante reinvenzione della tradizione, come da antiche logiche di derivazione africana.
In questo sito si è già parlato in una recensione brillante di Joanna Newsom e di Ys, il suo ultimo lavoro discografico uscito lo scorso autunno. Riteniamo, però, utile soffermarci ancora sull’argomento, data la strabiliante originalità e arditezza del progetto di questa giovanissima arpista, qui solo al secondo disco di un percorso artistico che appare già luminoso e in grado di stupire ad ogni tappa. Difficile trovare nel panorama pop internazionale qualcosa cha abbia il sapore della sorpresa, del mai udito e allo stesso tempo così in grado di intrecciarsi profondamente con tutto quanto lo ha preceduto. Come dire che tutto si tiene e tutto scorre. Piacere sinestesico, perché anche la copertina, come conviene ai grandi dischi, per quanto manieristica possa sembrare cattura per sensualità, magia e magnetismo. Sembra un quadro di Leonardo Da Vinci o uno dei tanti autoritratti di Joni Mitchell, o una scena di Funny e Alexander di Bergman, o la copertina di un qualsiasi disco del folk rock inglese che fu (ci viene in mente Bridget St. John) o la Baccador del Signore degli Anelli che flirta con il John Barleycorn dei Traffic e molto altro ancora, senza temere accuse di eccessiva visionarietà.
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