Rock

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Approda anche da noi quello che la stampa, più o meno specializzata, americana ed inglese ha definito “il primo grande disco del 2007”. Perché tanto entusiasmo? Una risposta arriva immediata dando un’occhiata ai modelli (gli antenati, gli ispiratori) dell’album: mentre è oramai abituale per i dischi indipendenti riscoprire radici folk o (post) punk, qui i riferimenti sono semplicemente e banalmente “rock”. Bruce Springsteen (quello sudato di “Born To Run”) torna in mente più d’una volta mentre chitarre elettriche e tastiere incrociano il fuoco su ritmi sostenuti. E dunque colpisce con l’arma semplice dell’entusiasmo e una scrittura di buon livello, “Boys And Girls…”, lasciando per una volta da parte analisi e teoria. Non è una rivoluzione, ma un ritorno a casa comodo e spontaneo. (Marco Sideri)
CD in vendita da Disco Club al prezzo di € 17,90
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ImageEcco, no dico, nessuno che abbia il coraggio di dire le cose come stanno: abbiamo nostalgia, nostalgia di tutto. Basta un libro vecchio ma tradotto solo di recente che ci svegliamo e tutti vogliamo essere kraut. Come continuare a soffiarsi il naso e guardare il muco. Così accogliamo i nuovi giovani americani che ci raccontano quella delle Teste Parlanti e restiamo lì, come cretini, a dirci che sembrano, che ricordano, ma che, no, questa è la musica che DOBBIAMO sentire perchè è giovane, ne parlano i giornali dei (finti) giovani e noi ci becchiamo. Il bello è che ci beccano tutti e quindi ecco che esce un secondo disco che, per discostarsi dal fin troppo esplicito modello del primo, gracchia come una transistor mal sintonizzato (ascoltare il primo brano per verificare) e continuare sotto sotto a raccontare, con fare dis/sgraziato, ancora canzoni su cibo e palazzi. Comunque a prescindere da queste minchiate, venderà parecchio anche a scatola chiusa, soprattutto per quelli lì come noi. (Marcello Valeri)

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ImageJohn Mellencamp torna a incidere dopo quattro anni di silenzio con un disco che recupera il suono roots-rock del glorioso “The Lonesome Jubilee” (1987) ed è il suo miglior album dai tempi di “Human Wheels” (1993). Indiscutibilmente la presidenza Bush junior ha indotto molti musicisti americani a riconsiderare il rapporto con il proprio paese e in “Freedom’s Road” Mellencamp sembra riassumere al meglio questo processo collettivo. Melodie cupe accompagnano plumbee visioni d’ingiustizia (“Jim Crow” in duetto con Joan Baez) e disastri sociali (“Ghost Towns Along The Road”), mentre i ritmi uptempo di “My Country” e “The Americans” accompagnano il desiderio di recuperare la buona vecchia americanità perduta. Tutto molto nobile, non fosse che proprio “My Country” viene utilizzata per pubblicizzare la Chevrolet Silverado…. (Antonio Vivaldi)
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ImageNell’immaginario collettivo, Rickie Lee Jones è ancora l’attraente compagna di vita e scorribande di Tom Waits, ineguagliabile poeta della marginalità. Eppure, l’artista californiana brilla di luce propria e il suo carisma è tale che oggi può concedersi un lavoro spiazzante come The Sermon On Exposition Boulevard. L’album è la rielaborazione di un progetto di teatro-musica ispirato al Nuovo Testamento. Una repentina virata mistica, dunque? Non proprio. La scarna intensità degli arrangiamenti e la voce oscura di Rickie Lee hanno conferito un tocco di terrena inquietudine all’intero lavoro. Farsi coinvolgere dalla suggestione di Nobody Knows My Name, Elvis Cadillac e Try To Be A Man è facile. Tanto che perfino le parti in cui l’album pecca d’eccessiva ambizione diventano accettabili. (Ida Tiberio)
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Se vi piace il pop indipendente, potete star tranquilli: una delle prime uscite “importanti” del 2007 è arrivata. Se il pop non vi piace, non c’è comunque bisogno di perdere la testa: di bei dischi è pieno il mondo. Gli Shins, americani di Albuquerque, New Mexico, arrivati al terzo disco si confermano autori di gradevolissime canzoni “indie”, saltellanti e romantiche quanto basta, capaci di coniugare un tiro melodico impeccabile (almeno tre brani si imparano a memoria senza bisogno di secondi appuntamenti) con una certa fantasia nell’arrangiamento (ritmi spezzati, tastiere espanse). Non è musica audace, né particolarmente avventurosa (nonostante il successo considerevole in termini di copie vendute), ma per alleggerire l’inverno con una dose di spensieratezza e colori sgargianti, è perfetta. (Marco Sideri)

CD in vendita da Disco Club al prezzo di € 16,90
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ImageI vecchi amici, quando tornano, fanno sempre piacere, anche se, magari, non se ne escono con un capolavoro, o mancano il colpo di qualche centimetro. E così è un piacere quasi acritico risentire, in apertura di questo mini CD (23 minuti), il vocione di Mark Lanegan intonare una di quelle ballate elettriche che gli escono tanto bene. Mark, qui, è solo uno dei collaboratori dei Twilight Singers di Greg Dulli (già Afghan Whigs), un gruppo rock vecchio stampo: sporco, cattivo, blues, rock e maledetto. Passata l’euforia iniziale, i brani scivolano via in un piacevolissimo “già sentito” di elettricità d’autore: sinuosi, ispirati, giusto un pelo calligrafici. E alla fine, i convertiti gioiscono. Gli altri, se (probabilmente) non hanno visto la Luce, di certo non si sono annoiati. (Marco Sideri) {mos_sb_discuss:5}

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