Rock

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pit er pat"Ascoltare Pit er Pat è come ascoltare l'opera di Robert Wyatt e Brian Wilson " THE WIRE
Nuovo disco per la band di Chicago, ridotta nel frattempo a duo (Fay Davis-Jeffers, tastiere e voce; Butchy Fuego, batteria, voce) dopo la dipartita del bassista Rob Doran, un album dove l'elettronica si prende una gran bella fetta di spazio e mostra un cambio di rotta rispetto ai precedenti lavori . The Flexible Entertainer è inaspettatamente un album di electro-pop con influenze hip-hop e dubstep e un briciolo di drum'n'bass levigato, ma con sempre quell' ispirazione tutta nordeuropea per la ricerca che li ha sempre contraddistinti nonostante la loro origine americana.

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CD in vendita da Disco Club a partire da venerdì 26/02/10 al prezzo di 17,50 €

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THE ALBUM LEAF - A Chorus Of Storytellers

The Album Leaf è il progetto sonoro di Jimmy LaValle, menestrello del primo post-rock originario di San Diego. Ben lungi da essere un novello delle sonorità dilatate e sospese (attivo fin dal 97 con la sua band Tristeza), giunge al suo quinto lavoro come Album Leaf completando un percorso creativo lungo più di dieci anni. A Chorus of Storytellers, come dice appunto il titolo, è una chiamata alle armi dei vecchi compagni di avventura, radunati per l’occasione sotto il segno di un equilibrio sottile tra l’elettronica onirica alla Sigur Ros e la completezza sonora di una band cantautoriale. Curato nei dettagli e finemente rifinito, il suono di LaValle sta a metà tra i più solari Red House Painters e il più spensierato Coconut Records, rivelandosi in punta di piedi, poco alla volta. (Giovanni Besio)

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ARTISTI VARI - Mavis

Sembra che ai due produttori Ashley Beedle e Darren Morris, l’idea di questo disco sia venuta nel corso di una serata passata ad ascoltare Mavis Staples. Non è dato sapere cosa i due avessero bevuto, certo è che nel ricordo il gospel venato di rhythm and blues della cantante di Chicago si è trasformato in undici brani leviganti e suadenti, tutti con ospiti diversi; fanno eccezione “Nemesis required” cantata da Cerys Matthews e “Revolution”, non a caso interpretata da Candi Staton. Nei restanti titoli le atmosfere sono decisamente anni ’80 (o forse anni ’10 e noi non lo sappiamo), tra Art of Noise (“Gangs of Rome” con Kurt Wagner dei Lambchop) e Paul Weller versione “Council”. Detto questo, ascoltare Ed Harcourt nella malinconica “Puzzles & Riddles” o Edwyn Collins in “Feeling Lucky” è puro piacere. (Danilo Di Termini

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hold-this-ghostI titolari del progetto Musée Mécanique, Sean Ogilvie e Micah Rabwin, si conoscono e condividono interessi sin da bambini. Tra le loro affinità c'è l'interesse per la collezione di giochi a gettone vintage, le pianole, i pianoforti e l'oggettistica varia stipate appunto al Musée Mécanique di San Francisco. Così come le registrazioni di "Hold This Ghost" le macchine del museo sono un ibrido di tecnologia ed umanità: meccaniche per natura ma animate con una maestria scrupolosa che rivela i pregi e difetti della personalità di ognuna. Eccitato dalla storia dell'album e dalle sue canzoni, il produttore Tucker Martine (The Decemberist, Laura Veirs) ha mixato l'album con una visione creativa che rispecchia a pieno quella dei suoi creatori.

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CD in vendita da Disco Club a partire da venerdì 19/02/10 al prezzo di 17,50 €

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EMMA POLLOCK - The Law Of Large Numbers

Già figura di punta dei Delgados, Emma Pollock continua il suo cammino artistico in perfetta e consapevole solitudine. Dopo il primo album, Watch The Fireworks, la musicista scozzese realizza un lavoro svincolato dalle sonorità indie-folk e dall’impostazione melodica del passato. The Law Of Large Numbers fluttua in un magma sonoro fatto di jazz, pop e sofisticate riletture della tradizione folk britannica. In questa prova discografica piuttosto complessa e discontinua, si percepisce un corroborante senso di libertà e un’energia creativa alquanto apprezzabile. Ma i risultati più convincenti, Emma Pollock li ottiene nei brani in cui la sua bella voce evocativa si inserisce in uno scarno giro di chitarra (Thje Child In Me, Chemistry Will Find Me) o nella magnetica introduzione strumentale Hug The Piano. Saggiamente ripresa nel finale. (Ida Tiberio)

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LAURA VEIRS - July Flame

Forse per l’aspetto da perenne studentessa Laura Veirs continua a far pensare a una nuova artista e invece è sulla scena da oltre dieci anni.  Se non proprio una veterana, la si può dunque considerare una battistrada per le ragazze musiciste di oggi, da Laura Marling ad Alela Diane. Dopo i lavori incisi per la Nonesuch, July Flame riporta la cantautrice di Portland  in ambito indipendente e in un contesto  meno rock rispetto al passato, mentre resta inalterato il melange testuale di introspezione e metafore natural-ambientaliste. I suoni più tenui aiutano a percepire un’inalterata finezza compositiva che solo qualche volta sfocia nel sorriso buono e un po’ ovvio (Good Time Blues), mentre altrove sceglie modalità oblique per giocare con la tradizione (Where Are You Driving, alla Gillian Welch) o un tono trasognato per affrontare i sempre scivolosi percorsi intimisti (Little Deschutes). Unico momento davvero corposo del disco è la title-track , che fa curiosamente pensare a Kate Bush. (Antonio Vivaldi)

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