Il mondo visto da Disco Club
| 04 Agosto 2011
Sembrava una giornata come tante altre. Nell'atmosfera umida e greve del negozio, Giancarlo chiacchierava con un cordiale corriere sudamericano che aveva appena consegnato il cosiddetto pacco "Giucar" (quest'estate non avrebbe fatto nemmeno un giorno di ferie; probabilmente anche lui, come il nostro Presidente del Consiglio, duramente messo alla prova dal crollo delle Borse). Io e B., unici avventori, ci lanciamo ad aprirlo, nella falsa speranza di trovare il disco che avrebbe dato un significato alla nostra presenza. In fondo, ecco apparire uno scatolone enorme, bianco, con la scritta Beatles, fasciato nel bollicinato e poi in un cellophane liscio. Che cos'è? domandiamo all'unisono. "Ah" - risponde Gian distrattamente - "un box vuoto dove si mettono tutti i cd dei Beatles con un bel libro e tutte le copertine riprodotte a grandezza originale. Ci vorrebbe Carletto". Già, rispondiamo insieme, ci vorrebbe C., se non si fosse auto-espulso ormai dal 28 maggio. Da allora non entra più, offeso per essere stato pesantemente redarguito dopo aver toccato per l'ennesima volta gli lp prenotati (questa è la sua versione; se chiedete a Gian vi parlerà invece di un cofanetto di Elvis ordinato e poi acquistato incautamente dalla concorrenza; ma non è questa la sede per accertare la verità).
| 03 Agosto 2011
Billy è un vecchio cliente che, a causa di un grave incidente motociclistico, non si vede per un lungo periodo in negozio. Quando riappare si fa notare per via di un suo pallino: vuole solo dischi coi fiati. In che senso? Nel senso che nel cd deve esserci almeno un pezzo suonato con tromba o sax o clarinetto, insomma un qualsiasi strumento a fiato. Quanto dura l'inciso non ha importanza, quello che conta è che ci sia. La sua fissazione arriva al punto che, se anche un disco gli piace, non lo prende se non c'è almeno questo pezzettino con fiati.Qualche anno fa stavo ascoltando l'ultima uscita dei Walkabouts, quando entra Billy attratto dalla musica che si sentiva all'esterno "Bellissimo questo pezzo" dice e incomincia a sfogliare il libretto. So già cosa cerca e lo anticipo "Non ci sono strumenti a fiato"; lui non si rassegna "Magari non l'hanno scritto, ma c'è: prova ad andare avanti".
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I miei clienti odiano sopra ogni cosa i bollini Siae. Le case discografiche sembra che facciano apposta a piazzare il famigerato bollino nei punti meno adatti: sulla faccia del cantante, sopra i titoli del cd e dovunque ci sia qualcosa di interessante. Anch'io ho questo obbligo per i dischi in arrivo dall'estero: cerco di metterlo nei punti meno fastidiosi, ma questo non è sufficiente per non beccarmi gli insulti dei clienti: non tutti però. Parodi (nome generico genovese, il più presente nei vecchi elenchi telefonici della città) fa eccezione. Una volta mi ero dimenticato di bollinare un dvd ordinato dall'Olanda, lui se ne accorge, lo guarda e riguarda, poi trova il coraggio di farmi la domanda "Come mai non c'è il bollino Siae?", "Il pacco è appena arrivato e mi sono dimenticato di metterlo sul tuo dvd, tieni te lo do", "No, attaccamelo tu". Cosa che faccio piazzandoglielo (in questi casi divento un po' dispettoso) esattamente sopra i titoli. Da allora la cosa si ripete ogniqualvolta gli arriva un dvd (ovviamente metto i bollini su tutta la merce meno che sul suo dvd).
Mi ricordo perfettamente la data perchè era il giorno del mio compleanno: martedì 23 giugno 2009. Quella mattina erano in negozio con me Giuse (il mio dottore) e u megu. Stavamo parlando del più (calcio) e del meno (berlusca), quando entra in negozio un tipo con l'aria da artista. Ed artista si rivela o quanto meno si dichiara, quando agganciandosi a una parola sentita nei nostri discorsi parte con una filippica "Pagliaccio (questa era la parola), sapete chi è un pagliaccio: Michael Jackson. Sì prroprrio lui (accento francese); sapete cosa mi ha fatto? E' venuto a vederrmi ballarre a Parrigi, poi è sceso a farrmi i complimenti, dicendo che erro brravissimo (che stress questa r!) e che mi avrrebbe invitato a farr parrte del suo spettacolo. Poi è sparrito e non si è più fatto sentirre, ma quando ho visto il suo video, mi sono accorrto che mi ha copiato i passi di danza, quello strronzo! Ma i più strronzi sono i dottorri, che lo rriempono di medicine e lo rrimbabiscono. Anche a me sapete cosa hanno fatto? Vogliono convincerrmi che sono gay, ma io voglio sposarrmi e averre dei figli. Li amazzerrei tutti questi dottorri!". Dicendo questo mi guarda con occhi da assassino. Io mi salvo indicando al ballerrino (no scusate "ballerino", adesso sono io che parlo) italofrancese Giuse e u megu (che nel frattempo si sta defilando avviandosi con passi da pantera rosa arrotondata verso l'uscita) e dicendogli "Loro sono medici!" (volevo dire quegli assassini dei medici, ma mi sembrava eccessivo). Il ballerino sposta su di loro i suoi occhi furiosi e chiede "Psichiatrri?". "No, no" - è pronto a parare il colpo Giuse – "generico" e di seguito u megu "Io faccio i prelievi".
Chi mi conosce sa che una delle mie passioni è Simenon, tanto nella versione romanzi, quanto in quella "Maigret". E proprio del nostro commissario avremo bisogno per risolvere due casi avvenuti a Disco Club.
Per anni abbiamo dovuto "subire" la presenza davanti alla vetrina di tutta la tribù metallara di Genova.