Rock

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ImageC’era una volta la musica gentile di Shirley Collins, Archie Fisher, Ralph McTell, Bert Jansch e, naturalmente, Nick Drake. La polvere magica di quelle melodie e quei suoni si disperse nel giro di qualche anno. Si può dire che verso il 1977 non ve ne fosse più traccia. Qualcuno, da allora, non si è rassegnato alla perdita e ha continuato a sperare ne fosse rimasto qualche frammento.

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ImageIl nome sulla copertina basterà agli estimatori del singolare cantautore americano per precipitarsi ad acquistare questa sua nuova fatica discografica, mentre chi non lo conosce ancora trarrà vantaggio, per un primo approccio, dalla indubbia varietà del materiale. La galleria dei personaggi cantati da Richman, che già comprendeva Picasso, Cleopatra e i Velvet Underground, si arricchisce delle figure di Salvador Dalì e Vincent Van Gogh, mentre compaiono le consuete canzoni in altre lingue, due in francese e, udite udite, due in italiano (niente spagnolo, questa volta).

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ImageA dispetto del nome indiano, Devandra Banhart è nato in Texas. A guardarlo, sembra fuggito dal set di Woodstock per riapparire, candido e stralunato, nella turbolenta realtà di oggi.Voce intensa, temperamento anarchico, Devendra Banhart è l’autore di Rejoicing The Hands, album di sorprendente fascino pubblicato solo pochi mesi fa.
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ImageEra umano che uno dei migliori compositori britannici di oggi tentasse la carta del disco (abbastanza) commerciale. Harcourt sa articolare le melodie meglio di Coldplay e Keane ed è più incisivo anche di David Kitt e David Gray, solisti arrivati alla notorietà dopo essere stati per qualche anno figure di culto.
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ImageSe è vero che sono rimasti pochi “giganti” nel panorama musicale attuale, sempre più rivolto a generi e sottogeneri di nicchia, di sicuro i REM sono nel club. Esordienti quando ancora il rock indipendente doveva trovare un’identità precisa, hanno saputo cavalcare ad arte la linea tra successo e qualità con album e singoli oramai incorporati nel gigantesco orecchio collettivo.
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ImageA due anni di distanza da Blood Money, il maestro di Pomona  propone  un disco, come sempre realizzato con la moglie Kathleen Brennan, che se da una parte presenta tratti comuni con la sua precedente produzione, dall'altra offre spunti inattesi.
Il suono globale del disco rappresenta la novità principale, con due punti fermi: l'assenza del pianoforte, per la prima volta in un album di Waits, ed un uso assoluto della caratteristica voce, sfruttata anche come accompagnamento percussionistico.

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