Il Diario di Disco Club

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Diario del 23 luglio
Maratoneta sempre protagonista. Oggi è alla ricerca di un cd da comprare, chiede consiglio, gli faccio vedere un po' di caselle, quando arrivo a Crosby, Stills, Nash & Young mi sorprende dicendo che non ha niente. "Niente? Nemmeno Déjà Vu?", "No, è del 1970", "Embé?"; glissa, mi ricordo della sua abitudine di dedicare l'ascolto di un disco a una ragazza, "Ah ho capito, una ragazza del 1970 è troppo vecchia", "No, del 1970 ne conosco una, ma è antipatica", ovviamente, anche se antipatica, l'ha fotografata e me la mostra: tipica ragazza che, se fosse stata simpatica, avremmo detto 'Sì, però è simpatica'. Invece no, così Maurizio non può comprare il disco di CSN&Y., "Però..." dice, "Però?", "Una mia amica è del 1971", "E allora? Ti compri 4 Way Street che è del '71?", " No no, è dal vivo vivo", poi precisa con aria astuta, "Lei ha una sorella che è del 1970, se me la presenta ed è simpatica, zac è fatta, compro Déjà Vu". Oggi cerca un cd del 1982 da dedicare a Betta; prova a sentire sul suo smartphone Nebraska di Springsteen, ma "E' noioso noioso, bisogna sentirlo quando fa freddo a New York, -30", insomma un disco invernale da sentire a letto ben coperti; di Springsteen a lui piace un altro disco, "Questo questo è bello e non fa dormire, Human Touch", "Ma fa schifo, cosa dici, poi è del 1992", non lo colgo impreparato, "Conosco anche una del '92, simpatica simpatica". Mi perseguita fino quasi alla chiusura, poi mi porta alla cassa un espositore, "Compro questo". Quale? Nebraska, più della noia di Springsteen ha potuto la simpatia di Betta.

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Diario del 22 luglio
In questo periodo stiamo facendo un po' di prevendite dei concerti genovesi. Il problema è che sono aumentate in maniera esponenziale le telefonate (già normalmente troppe).
Telefono, "Discoooocluuuub", ovviamente anche le o e le u sono aumentate, signora, "Scusi si possono affittare da voi i biglietti per la Notte dei Tributi del 26?"; affittare? Boh, lasciamo perdere, "Nooo", ma lei, "Nemmeno via internet?".
Telefono, "Discooooooocluuuuuub", altra signora, "Sono sull'autobus che vado al mare, ho visto che voi vendete i biglietti dei Beatles in Classic, ne avete ancora?", "Sì, solo sette, ma domani me li riportano", "Me ne può tenere quattro?", "No", "Ma le do il nome e vengo domani", "No, deve venire di persona", lei, scandalizzata, "Ma io sto andando al mare!!!", "E io sono in negoziooo". Posa, ma dopo due minuti di nuovo il telefono, "Discoooooooocluuuuuuuuuub", "Sono di nuovo io (la signora bagnina), se telefono a mio marito, può comprare i biglietti via internet?", "No" (i miei dialoghi con lei non sono molto costruttivi, finiscono sempre con un mio no), lei, sempre più scandalizzata, "Perché no? Io ho comprato su internet persino i biglietti di Zucchero", "Che strano è, Zucchero c'è e i Reunion no". Lei vorrebbe insultarmi, ma in questa competizione siamo pari: anch'io vorrei insultarla. Finisce così un dialogo senza sbocco.

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Diario del 20 luglio
Dramma sfiorato per il Maratoneta. Quando arriva, ancora sulla porta, ci dice. "E' andata bene bene", non capiamo e lui, "Ieri, vedi lo zaino, questa cerniera aperta aperta. Il portafoglio rubato rubato. Ho fatto una corsa dai carabinieri (nessuna fatica per un maratoneta) carabinieri per fare la denuncia. Loro mi hanno detto di guardare nei giardini giardini di Brignole. Sono andato, ho cercato bene e..." si ferma e tira fuori giulivo il portafoglio "...eccolo! L'ho trovato trovato", io, "Sì, ma ti avranno fregato i soldi". Eccolo lanciarsi in un gesto che gli procura sempre molta gioia, braccio destro interrotto all'altezza del gomito dalla mano sinistra, "Tiè, non c'era niente. Li avevo dati tutti a te". E' vero mi aveva dato un euro e settantacinque centesimi, "Quindi devi ringraziarmi, se no te li fregavano", "Sì, sì, anzi tieni tieni" e mi passa sessantacinque centesimi, non si sa mai.
Telefono. "Discooocluuuub", ragazza, "Le telefono per conto della nostra associazione. Noi organizziamo eventi e cerchiamo sponsor", vorrei bloccarla già di partenza, sono allergico alla parola 'sponsor', ma lei è lanciata, "Adesso stiamo organizzando un concerto di Albano", mi sfugge un gemito, lei si blocca e io ne approfitto, "Non ci interessa" e poso di corsa, prima che mi proponga anche Pupo.
Telefono. "Discoooocluuuub", "Senta, quelli di Feltrinelli (grazie ragazzi) mi hanno detto che lei può aiutarmi, sto cercando musica per la respirazione olotropica", "Olo, che?", "Tropica", "Mi spiace non teniamo musica per nessun tipo di respirazione".
Coppia non troppo giovane, anche loro mandati da Feltrinelli (di nuovo grazie ragazzi), lui è già timoroso di partenza e attacca con "Siamo di nuovo qui a rompere le scatole. Già due volte le abbiamo chiesto se ha cd di Al Ventura, sa come si scrive? Ventura e il nome Al, anche se si legge Il". Questa non la sapevo, interessante, quindi anche Al Capone si leggeva Il Capone? Lo deludo anche questa volta, potrei dirgli che forse sbaglia nome, Ventura, il sassofonista, si chiamava Gil. Belin, ripensandoci, ecco perché lui pensava che si leggesse Il, perché in realtà si chiamava Gil. Che casino. Se torna, lo mando dai ragazzi di Feltrinelli a cercare qualche cd di Ventura Gal, che si legge Gil.

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Diario del 18 giugno
Telefono, "Discooocluuuub", femmina "Ciao, hai il nuovo dei Red Hot?", "Certo", "Vengo a prenderlo stasera alle 7:30", "Non ci sono, alle 7 in punto chiudo", "Dove ti trovo?", "Nello stesso posto dove sono da 50 anni e, domani, 6 mesi", "Ahahah, io non ci sono mai venuta". Belin, da come parlava credevo fosse una mia amica.
Maurizio, mio vecchio cliente un po' flippato, compra Spectrum di Billy Cobham e commenta "Grandissimo, il suo bassista fa cose turche"; poi mi chiede un McCoy Tyner, non si trova e lui "Peccato, il suo bassista fa cose turche". Dal che ho dedotto che in Turchia ci deve essere una grande scuola di bassisti.
Telefono, "Discoocluub", un fastidioso bip bip bip, poi una voce, "Hai l'ultimo cd di Locasciulli", bip bip bip, "Ci guardo", bip bip bip, "Sì, c'è", bip bip bip, "Bene, me lo tieni?", bip bip bip, "Scusa, ma da dove telefoni? Sei su un sommergibile?", bip bip bip, "No, sono in macchina, ma non ho voglia di mettermi le cinture di sicurezza", bip bip bip.
Telefono ancora, le o e le u incominciano ad aumentare, "Discooocluuuub", "Ciao, sono Tiziano", eccolo tornato il fan veronese degli Europe, era un po' che non si sentiva e infatti mi chiede, "Scusa, sono un po' rimbambito (lo avevo capito), non mi ricordo più come ti chiami", "Giancarlo", "Ah giusto (effettivamente ho indovinato), avevo riconosciuto la tua voce sempre dolce e gentile (ahi ahi ahi, ogni giorno duri colpi per la mia fama di cattivo). Senti, ho visto qui all'Arena il concerto dei Duran Duran, bravissimi", s'interrompe e si rivolge alla mamma, "Mamma non urlare, vai in un'altra stanza, sto parlando col mio amico dei dischi di Genova e non mi fai capire niente. HAI CAPITO? VAI VIA", lui sì che è un vero duro, ricomincia, "Senti Giancarlo, se mi trovi il cd dei Duran 'Wedding Present', mi avvisi? Telefonami, ma mi raccomando sempre a quest'ora, alle 17:30". Chissà se alle 17:31 mi risponderà.
Ultima telefonata, "Discoooooocluuuuuuub", "Ciao sono Gino, questa mattina ho comprato il vinile di Clapton, ma dimmi va a 33 o a 45 giri?", "Perché scusa?", "Guarda, la musica può anche andare, ma la voce è troppo roca", "Sì, ma sopra il disco cosa c'è scritto?", "45". Va bene che Clapton è slowhand, ma se lo sente a 33 è troppo slow e la voce diventa tipo Mario Biondi.

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Diario del 17 giugno
E' già un po' che non avevamo new entry tra gli svitati di Discoclub. Ed eccolo qui uno mai visto prima, vestito tutto d'azzurro, forse si prepara per la partita pomeridiana della nazionale. Lo vedo passare davanti alla porta, proveniente dal bar Verdi, e parlare con qualcuno davanti alla vetrina, esco a guardare, no, non c'è nessuno, sta parlando direttamente con la vetrina. Rientra al bar. Dopo una mezzora eccolo da noi, "Dammi quel disco dei Guns 'n Roses in vetrina", "Non ci sono dischi dei Guns in vetrina", "Come no? C'è il loro primo, Lies, vieni fuori a vedere"; vado fuori e confermo "Non c'è", lui "Dieci minuti fa c'era, lo avrai venduto adesso"; lui si è innervosito, ma io ancora di più, "Non era in vetrina dieci minuti fa, ma ventotto anni fa", ma lui "Eccolo, te lo dicevo io" e mi indica il cd 'Wilko Johnson Presents: The First Time I Met The Blues', "Guarda che c'è scritto Blues e non Lies", finalmente se ne accorge anche lui, però "Se lo guardi bene, hanno gli stessi colori". Torno in negozio, torna al bar. Non me ne libero, rientra, "Hai i primi cd di David Bowie, quando suonava tutti lui gli strumenti?", "Bowie???", lui, indeciso, "David Mobie?", "Facciamo Moby, senza David", lui, giulivo, "Ecco proprio lui, quelli vecchi". Gli trovo Play, ma lui, "No, voglio quelli più vecchi, quelli di 10 anni fa", "Questo è di 17 anni fa". Lo compra e minaccia di tornare 'con una lunga lista'. Sono solo in negozio (Dario è in trasferta a Rovigo per un concerto insieme ai Big Fat Mama al Delta Blues), e alle 13:30 finalmente riesco ad andare a mangiare qualcosa al Verdi. Dico alle ragazze, Daiana e Veronica, "Abbiamo un nuovo matto, quello che entrava ed usciva dal bar", "Quello con la maglia azzurra?", "Sì, lui", "Non parlarmene, si è scolato quattro Negroni". Allora è giustificato, con quattro Negroni in corpo prima di mezzogiorno è facile confondere Blues con Lies.
L'assenza di Dario mi dà la possibilità di ritornare ai vecchi metodi. Mentre sto servendo il Panzone, entra un altro nuovo cliente che si affianca a Paolo il Pompiere davanti al bancone. Pronti via e parte subito con "Tocca a me?", senza contare i tre clienti che erano davanti a lui, lo guardo con occhi da Hannibal, "Sto facendo un conto". Faccio il conto e saluto il Panzone. Dario avrebbe detto al nuovo arrivato "Posso esserle utile", io no, sono più essenziale, "Adesso dica", cerca di scusarsi con "Ho messo la vespa nel posto degli handicappati", io "Il posto giusto", lui non afferra, "Mi dia qualcosa dei Gypsy Kings", Dario avrebbe detto "Mi dispiace, non abbiamo niente", io "Non ne ho"; lui è sorpreso, con un gesto indica tutto il negozio, "Con tutti questi cd non ne ha nemmeno uno dei Gypsy Kings?", Dario avrebbe detto "Purtroppo no, li abbiamo finiti, ma se vuole glieli posso ordinare e martedì li avrà", io, "E' un genere che non teniamo". Se ne va demoralizzato. Continuo a non capire, ma perché a Dario subito una lettera anonima di insulti? Porca miseria, prima o poi qualcuno la manderà anche a me una lettera anonima?!?!?

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Diario del 11 giugno
Arrivo presto, sono le otto e un quarto quando apro il negozio, stranamente, per un sabato mattina, il tavolino del bar Verdi vicino alla nostra entrata è già occupato; sono due signore tra i 60 e i 70, sigarette in mano, caffè e brioches. Accendo la luce, il computer, la cassa e la voce di quella più vicina rompe il silenzio della tranquillità mattutina di via San Vincenzo, "E' un pensiero continuo, pensa sono sveglia dalle tre, non riesco a dormire...", ha una voce acuta e fastidiosa.
Entra una strana coppia di giovani, sembrano grebanotti, mi aspetto una richiesta di liscio o simili, invece, il ragazzo, "Ha qualcosa dei L-I-T-F-I-B-A?", lo dice proprio così, per farmi capire bene le lettere di questo gruppo (secondo loro) ai più sconosciuto; glieli mostro e lui, "Cercavo qualcosa che costasse un euro".
"Secondo me hanno usato Graziella solo per avere un figlio", ancora lei la signora al bar, mi affaccio, sono sempre lì, altra sigaretta, altro caffè (del resto se non ha dormito, le serve per rimanere sveglia).
Mattinata di malmessi. Ragazzone, fan dei Pink Floyd, "Mi dai Division Bell?", "Eccolo, 15,90€", mi da 20€ e chiede, "Quindici?", io "Quindici?", "Se mi fai quindici, io con cinque ci mangio, sono disastrato", "Quindici".
"Ai miei consuoceri interessa solo il loro figlio e il nipote", sono le 8:40, è una colazione lunga, ma ecco una speranza per me, "Andiamo a prendere le sigarette", vana perché la socia, "Le ho io" e ne accendono un'altra, così lei può continuare e farci sapere che era una dottoressa, da poco in pensione.
Per fortuna entrano dei clienti amici. Con loro l'argomento del giorno è la lettera anonima versus Dario. Si cerca di fare l'identikit dell'autore, Guspe propende per una donna "E' il loro stile", altri per un nemico già dai tempi della Fnac, io non riesco proprio a vedere Dario nella veste di un orangotango e per giunta maleducato, in mia presenza non ha mai dimostrato questa inclinazione, a meno che nelle due ore di mia assenza per il pranzo non si scateni e prenda a elasticate i clienti (come gli ho insegnato io). Un episodio ci sarebbe. E' successo mercoledì. Ottantenne, appena passa la soglia si rivolge a Dario, "Musica anni 60 o 70", così, secco, Dario, "Sì, ma che genere?", quello, già irritato, "Come che genere, anni 60 o 70", Dario, un po' in difficoltà, "Mi dica un artista come esempio", lui, "Iva Zanicchi, anni 60 o 70", Dario, addolorato, "Mi spiace, non abbiamo niente", vede che quello s'inferocisce e ci mette una pezza deviandolo da Fabio, "Guardi, potrebbe esserci qualcosa nel nostro reparto usato", l'altro, alzando la voce, ed entrando finalmente del tutto in negozio, "Dov'è?", Dario, sulla difensiva, "No, non qui, venga che glielo mostro" e lo accompagna nel negozio dietro l'angolo. Non facciamo in tempo a commentare che il vecchietto torna indietro e si avventa su Dario, schiamazzando, "Poteva anche dirmelo!", Dario, confuso, "Che cosa?", lui, "Che poteva anche ordinarmelo un disco della Zanicchi, me lo ha detto il suo collega", Dario, ringraziando in cuor suo la solidarietà del collega, fa la ricerca, appaiono a video un po' di titoli, alcuni ordinabili, "Non so però se ci sono i titoli che vuole lei", niente da fare, non demorde, "E ci guardi, no?", io passo dietro a Dario e gli sussurro, "Digli che non si può ordinare niente", Dario, grato per l'autorizzazione, lo congeda, "Non c'è niente", l'altro finalmente ci lascia, ma poco convinto della buona volontà di Dario, "E va bene, se non si può, me ne vado". Sarà stato lui?
"Mi sono espressa male, ti disturba, faremo in modo, aperto la mente, ecco, gli ho detto, non è giusta la tua reazione verso una sedicenne, il messaggio che mandiamo è importante", spezzoni di conversazione che giungono da fuori, sono le 9:18 e la colazione continua a suon di sigarette e caffè, la voce sempre più acuta e fastidiosa.
Arriva Angelo, lo Strinato fan delle ugole femminili, "Gian, fammi un po' sentire quella lì che hai in vetrina, The Shires. Metto su il disco su spotify e lo sparo a volume abbastanza alto anche all'esterno. Mi avvicino alla porta e sento che le voci delle disturbatrici del bar s'interrompono, poi la solita riparte, "Andiamo via che qui con questa musica non si può parlare tranquille e alle 9:26 abbandonano il campo. Si può proprio dire che questa volta lo Strinato è stato il mio Angelo salvatore.
p.s. Se lo avessi saputo invece dei tranquillissimi Shires avrei messo prima il nuovo live dei Motorhead.

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