Radio Disco Club 65

La Mezz'ora dell'Ignoranza di Diego Curcio

Un bel modo per approcciare la musica punk è partire dalle case discografiche che ne hanno permesso la diffusione. E che, in molti casi, sono riuscite a compattare una vera e propria scena attorno. Un'etichetta a cui sono molto legato è la Dirtnap records di Portland, che, negli ultimi 15 anni (ma facciamo pure 20), ha tirato fuori alcuni gruppi pazzeschi sul fronte punk-rock e power-pop. Questa puntata della (Mezz)ora dell'ignoranza sarà quindi dedicata a una selezione delle band Dirtnap che mi sono piaciute di più. Partiamo dagli Epoxies, passati poi su Fat Wreak, che nel 2002 hanno pubblicato il loro esordio omonimo (ristampato dalla label di Mike). Lì era contenuta "Need more time".

Altra band del cuore che ha esordito su Dirtnap, per poi migrare in altri lidi, è quella dei Briefs. Quattro disadattati innamorati del primo punk (soprattutto inglese), capaci di scrivere pezzi veloci e melodici davvero eccellenti. Non per nulla il loro esordio del 2000 si chiama "Hit after hit". Questa è "Poor and weird"; un piccolo manifesto.

I Marked Men li ho scoperti con colpevole ritardo grazia al mitico Franz Barcella. Purtroppo si sono sciolti da tempo, anche se i loro componenti hanno formato altre super band (tipo i Radioactivity che ho avuto il privilegio di vedere l'estate scorsa). Il terzo disco del 2005 è forse il loro migliore, ma tutti gli album sono splendidi: melodici, veloci ed evocativi. "Fix my brain" è la title track.

E visto che ne abbiamo parlato, ecco i Radioactivity, che riprendono idealmente dove i Marked Man avevano lasciato, ma con un piglio meno melodico e più irruento, forse. Le coordinate punk-rock però restano le stesse. E poi c'è quella quella voce così particolare, che ti entra subito in testa. Questa è "Battered" da "Silent kill" del 2015.

La sera che ho visto i Radiocativity all'Edonè di Bergamo c'erano anche i Bad Sports, altre punte di diamante della fase più recente della Dirtnap Records. Qui il power-pop, il punk-rock e il garage trovano forse la loro quadra migliore. Ogni album della band è un gioiello di melodie rapide e contagiose. Questa è "Don't deserve love" da "Constant stimulation" del 2018.

Una vecchia band poco conosciuta del catalogo Dirtnap sono i Minds che, nel 2003, hanno dato alle stampa il loro unico album, "Plastic girls". Il loro è un garage velenoso ed eccitante, con melodie acide che mi hanno conquistato sin da subito. Ecco la title track.

Restando ai primi anni duemila, un disco davvero folgorante ma assai poco considerato – io almeno non neho sentito parlare un gran che – è "Need a wave" di Jeffie Genetic and his clones. Un album scritto, suonato e cantato dallo stesso Jeffie Genetic in perfetta solitudine, per un mix di punk devoluto e power-pop gommoso. Davvero una delizia da riscoprire. Questa è "Oh no, I've been cloned!".

Sono durati giusto il tempo di un paio di album di punk e new wave ruvida i Girls. Pochi anni (dal 2003 al 2007, direi) in cui però la band è stata capace di forgiare un suono originale, ma al tempo stesso derivativo (come quelle canzoni che ti sembra di aver già ascoltato da tempo anche se le senti per la prima volta). Il pezzo che ho scelto è "Four AM" dal primo disco omonimo del 2004.

Forse in pochi se lo ricordano ma i grandissimi Mean Jeans hanno esordito su Dirtnap Records. E il loro primo album "Are you serious?" è senza dubbio il capolavoro indiscusso della band. Ancora oggi è uno dei dischi pop-punk più belli degli anni duemila (a mio insindacabile giudizio) e purtroppo dopo quella prova targata 2009 i nostri non sono stati più in grado di ripetersi agli stessi livelli (anche i singoli del periodo sono stratosferici). Beccatevi "Slime time".

Gli Exploding Hearts avrebbero potuto diventare delle vere e proprie stelle del power-pop contemporaneo, ma un terribile incidente stradale ha stroncato la vita di tre dei 4 componenti della band: una tragedia terribile, poco dopo l'uscito del loro esordio. "Guitar romantic", il loro unico disco del 2003, è strepitoso, come dimostra "Modern kicks".

E' difficile incasellare una band come gli Spits. Diciamo che sono dei matti da legare che suonano un punk lo-fi, sporchissimo e al tempo stesso irresistibile. Autori di una serie di album omonimo, hanno tra i loro estimatori Fat Mike dei NOFX, tanto che la band ha diviso con loro un eccellente split. Dal disco omonimo del 2003 (primo su Dirtnap) ecco "I'm a nuclear bomb", che per titolo e sound ricorda gli Weirdos.

Chiudo questa (Mezz)ora dell'ignoranza con gli Steve Adamyk Band dal Canada. Pop-punk allo stato puro, sei dischi pubblicati in dieci anni e un'attitudine davvero unica. Dal vivo sono una furia (ve li consiglio appena sto casino finisce). Il brano che vi cuccate è "When i was gone" dall'album "Paradise" dell'anno scorso. A martedì, bestiacce!

Blue Monday di Dario Gaggero

Buonasera a tutti e bentornati all'appuntamento del lunedì con 'Blue Monday'!
Dopo le due puntate monografiche su Little Richard (che mi pare siano state apprezzate) torniamo ad una puntata 'libera' che saltabeccherà in lungo e in largo nell'universo della musica nera
(e non solo).

Che formato preferite? Lo pseudo-rigore delle monografie o la schizofrenica miscela delle puntate tradizionali?
Fatemi sapere e cercherò di accontentarvi.

Partiamo con Sam Baker, sfortunato soul singer del Mississippi che non è mai riuscito a ottenere l'attenzione che meritava
nonostante gli ottimi dischi pubbblicati su Sound Stage 7.
Eccovi la sua 'I can't break away', dai sottili riferimenti gospel:

E parlando di gospel, eccovi la versione originale di 'Got My Mojo Working', incisa da Ann Cole.
Anche se la versione rimasta nella storia è quella interpretata da Muddy Waters quella della Cole ha giàtutti gli ingredienti giusti, compreso il ritmo che sembra preso di peso da una funzione religiosa battista ed una voce aggressiva ed espressiva allo stesso tempo. Sfortunatissima (incise per prima anche la 'Easy Baby'
resa celebre da Magic Sam) terminò la sua sua carriera discografica all'inizio degli anni '60, in seguito ad un drammatico incidente stradale.

Qualche puntata fa abbiamo parlato del tentativo della Chess Records di 'attualizzare' il suono dei propri artisti di punta alla soglia degli anni '70. Di Muddy Waters abbiamo già parlato ma stasera vi regalo altri due esempi: la svolta rock blues di Bo Diddley
(dal LP 'The Black Gladiator', del 1970)..

...e l'improbabile ibrido psichedelico di Howlin' Wolf (da 'The Howlin' Wolf Album', 1969).
(Come vi sarà facile immaginare questi album non riuscirono a trovare un nuovo pubblico e scontentarono il vecchio, quindi l'esperimento ebbe vita decisamente breve)

Silas Hogan cominciò la sua carriera discografica alla soglia dei 50 anni, accasandosi con la Excello di J.D. Miller.
Cresciuto in un'isolata regione a nord di Shreveport (Louisiana) e veterano di juke joints e feste rurali dalla metà degli anni '30 Hogan mantenne uno stile ricco di arcaismi, pur se adattato all'utilizzo di strumenti elettrici.
Eccolo in un raro filmato:

Un altro artista emerso quando era già sullacinquantina è Jimmy Johnson: fattosi le ossa a Chicago come accompagnatore di grossi nomi come Otis Rush, Buddy Guy, Albert King e Magic Sam
arrivò al debutto solista vero e proprio alla fine degli anni '70 , con album improntati ad uno stile marcatamente west side.
Questa 'Ashes in my Ashtray' è tratta da 'Jimmy's Whacks' (Delmark, 1979):

 Visto che li abbiamo citati e che spesso mi si accusa di mettere solo artisti semisconosciuti colgo l'occasione di deliziarvi con alcuni classici dei miei (e immagino vostri) prediletti.
Eccovi 'Blues Power' di Albert King (registrata dal vivo al Fillmore East nel 1970)...

 ...e a proposito di commistioni con il rock eccovi Buddy Guy accompagnato da una sezione ritmica quanto meno bizzarra!

 Concludiamo questa puntata con un rock'n'roll, visto che siete orfani di Little Richard.
Eccovi il misterioso Bunker Hill con la sua devastante 'The Girl Can't Dance' che fa della distorsione una forma d'arte (e non parlo di CHITARRE distorte :) ).

Ci vediamo in negozio,
Dario.

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