Radio Disco Club 65

Buongiorno a tutti e bentornati a una nuova puntata di Blue Monday, viaggio di durata variabile nell'universo della musica nera e delle sue sfaccettature. All'inizio dell'ultima puntata ho lanciato un sondaggio: meglio le puntate monografiche (su un artista, un'etichetta o uno strumento) o le 'solite' puntate che saltano con nonchalance tra epoche, stili e artisti a seconda di come mi salta il ticchio?
Ha risposto una persona sola, che non considero sufficiente a fare media...
Il che mi fa pensare: ma sta roba la legge e sente qualcuno o è Gian che cerca di ingannarmi con degli espedenti tecnologici? Insomma, alla fatidica affermazione 'non sono un robot' di solito cosa rispondete?


Tutto questo comunque mi da lo spunto per lanciare il primo brano di oggi, firmato da una vecchia conoscenza di questa rubrica...


...e visto che siamo in casa Stax proseguiamo con uno degli artisti più importanti dell'etichetta, anche lui già incontrato su queste pagine virtuali. Sto parlando di Isaac Hayes e oggi sentiamo un estratto dal suo ambizioso e raffinato 'Black Moses' del 1971:


Ruthie Foster, nativa del Texas, ha già inciso un numero considerevole di album che miscelano elegantemente blues, folk, soul e gospel, spesso con l'aiuto di ospiti illustri. E' uscito di recente un suo album dal vivo nel quale - accompagnata da una formazione 'allargata' - si diverte a riarrangiare i suoi brani e a reinterpretare vari classici più o meno legati alla tradizione (nel precedente 'Joy Comes Back' l'aveva fatto addirittura con 'War Pigs' dei Black Sabbath!). Da questo 'Live at the the Paramount' sentiamo 'Runaway Soul.


Visto che gli esempi delle puntate precedenti hanno suscitato il vostro interesse vi posto altri due esempi di 'adattamento ai trend musicali' di altrettanti giganti del blues. Anche se meno estremi dei pezzi di Muddy ed Howlin' Wolf postati in precedenza sono comunque due esperimenti degni di interesse.
Partiamo con Willie Dixon e il suo album 'Peace' inciso nel 1971 per l'etichetta Yambo e – che io sappia – mai ristampato in cd. Questa è 'You don't make sense or peace (peace?)':

 


E proseguiamo con quella che forse è stata la fusione di maggior successo (artistico? Commerciale? A voi la sentenza) tra il blues e il nascente rock: 'Hooker 'n' Heat' (1971) che vede un artista decisamente 'classico' come John Lee Hooker affiancarsi in scioltezza ai Canned Heat.


Come forse saprete è sbucata fuori a sorpresa una TERZA foto di Robert Johnson, e stavolta pare proprio che sia autentica. Ne approfittiamo per parlare nuovamente del figliastro di Johnson, Robert Jr. Lockwood.
Noto per uno stile raffinato che passa con disinvoltura da sfumature jazzate ad un virtuosistico utilizzo della 12 corde e per un carattere non esattamente facile ha più volte omaggiato l'opera dell'illustre predecessore. Ecco ad esempio la sua versione di 'Terraplane Blues':

 

E a proposito di reinterpretazioni del corpus Johnsoniano eccovene un'altra ormai considerata a sua volta un classico: la versione di 'Hellhound on my Trail' rivisitata dai Fleetwood Mac nel loro primo album omonimo (1968):

Rimaniamo in Inghilterra per parlare dei Groundhogs di Tony McPhee che nello stesso anno davano alle stampe il loro debutto, 'Scratching the Surface'. Ecco la loro energica cover di 'You don't love me':

 


'You don't love me' è da sempre associata a Willie Cobbs che l'ha scritta e incisa per la prima volta (non contando l'ovvio precedente di 'She's Fine She's Mine' di Bo Diddley). Pur non avendo avuto una carriera esattamente baciata dal successo ha continuato a incidere con buoni risultati sino alle soglie del 2000.
Questa 'Butler Boy Blues' è tratta dall'album 'Down to Earth', pubblicato nel 1994.

Chiudiamo la nostra carrellata odierna con un brano di Chuck Berry, tra i pochi autori veri e propri legati al mondo del rock'n'roll. Questa è 'Oh Louisiana', brano d'apertura del sottovalutato LP 'San Francisco Dues' del 1971.

 

Alla prossima puntata!

Dario.

Old, New, Borrowed & Blue di Antonio Vivaldi

Buonasera a tutti dalla quarta puntata di Old, New, Borrowed & Blue, programma del venerdì sera della Fase 2 di Radio Discoclub65. Il programma è ancora in fase 1 nella forma, ovvero "leggi, guardi ma non ascolti", tuttavia è proiettato verso la fase 3 per quanto riguarda le nuove uscite. Per questo quarto abito da sposa musicale felice – il matrimonio è con Discoclub, ovviamente - avremo dunque canzoni vecchie, nuove, prestate (ovvero cover) e blu (ovvero tristi).
La sigla è, come ormai da tradizione consolidata, il brano folk Wedding Dress (abito da sposa) dei Pentangle

PENTANGLE – WEDDING DRESS

JOHN FOXX – EUROPE AFTER THE RAIN
Si inizia dunque con l"Old", sotto forma di una compilazione di recente uscita contenente materiale d'epoca. The Tears of Technology è la nuova antologia tematica curata per la Ace da Bob Stanley e Pete Wiggs.Copre un periodo fra il 1978 e il 1984, è collocata in Gran Bretagna, è dedicata al lato umano e malinconico dei sintetizzatori e, come i precedenti volumi, è consigliata a tutti. Il pezzo più bello è Europe After The Rain di un John Foxx che aveva da qualche tempo abbandonato gli Ultravox. Il titolo riprende quello di un angoscioso quadro di Max Ernst, ma le parole sono ricche di speranza: "È tempo di camminare di nuovo/ È tempo di riprendere la nostra strada/ Tra le piazze con le fontane / E i colonnati". Un messaggio anche per noi in questo maggio 2020.

JACK THE LAD – OAKEY STRIKE EVICTION
Per compiacere il caro leader Balduzzi, la sezione "Old" contiene sempre una menzione per un gruppo folk più o meno dimenticato. Jack The Lad furono una filiazione dei Lindisfarne più vicina alla musica tradizionale rispetto al gruppo madre. The Old Straight Track (1974) è un piccolo classico del folk-rock (in chiave solidamente nord-inglese) che avrebbe meritato maggior fortuna. Il disco è stato ristampato in cd qualche mese orsono insieme all'opera prima It's Jack The Lad.

MARIA McKEE - EFFIGY OF SALT
E siamo alla sezione "New". Sono finalmente disponibili in formato "fisico" dischi che finora avevamo ascoltato solo in forma digitale. Fra questi c'è La Vita Nuova di Maria McKee. Chi ricordava McKee come grintosa ragazza cowpunk di fine anni '80 si stupirà nel ritrovarla signora rock dalle ampie e solenni ballate che ricordano la Sandy Denny solista.

ROLLING BLACKOUTS COASTAL FEVER – FALLING THUNDER
Il 5 giugno esce l'atteso secondo album, Sideways To New Italy, degli australiani Rolling Blackouts Coastal Fever. A giudicare da Falling Thunder siamo sempre nell'ambito del frizzante pop chitarristico che tanto ci era piaciuto nell'opera prima Hope Downs. A disporre ancor meglio nei confronti della nuova uscita è il video del pezzo girato (a basso costo, si direbbe) alle Eolie e in Sardegna e "dedicato ai nostri amici in Italia".

JEFF BUCKLEY – HALLELUJAH
E ora la parte "Borrowed", ovvero "in prestito", ovvero una cover. Quella odierna è una scelta ovvia, ma anche inevitabile: il 29 maggio di 23 anni fa moriva infatti Jeff Buckley. Che questo pezzo sia stato scritto da Leonard Cohen lo sapete tutti, che quella di Jeff sia la cover più famosa (qui in versione live) è altrettanto noto. Che l'abbia registrata pure Raffaella Carrà forse si poteva non aggiungerlo.

JOHN CALE – (I KEEP A) CLOSE WATCH
Si chiude in chiave "blue", ovvero con una canzone malinconica. Jeff Buckley dichiarò (anche al conduttore di questo programma) di avere ascoltato Hallelujah per la prima volta nella versione di John Cale. Ecco allora un classico scritto dall'ex Velvet Underground, anche questo in struggente e nuda versione live.
" It's a sad and beautiful world" diceva Benigni in Daunbailò. Con questa frase adatta ai tempi attuali Antonio Vivaldi vi saluta e vi augura un buon fine settimana.

Mainstream Rock di Ida Tiberio

Brit-maintream
Back in Uk! Mods, rockers e altro ancora

KINKS
Ed eccoci nuovamente in Gran Bretagna. I fratelli Ray e Dave Davis amano il rock'n'roll e ne intercettano lo spirito popolare, trasgressivo e occasionalmente "rissoso". Ai fratelli Davis si aggregano altri musicisti (tra cui il batterista Mick Avory) e nel '64 la storia dei Kinks ha inizio. La band si fa strada con una cover di Long Tall Sally di Little Richard ma la grande popolarità arriva grazie al tour con gli Hollies. In quell' occasione, i Kinks suonano per la prima volta You Really Got Me. Ray Davis ripone molte speranze in quel "pezzo" dal suono grezzo, sensuale e travolgente e ne auspica la pubblicazione. Quando ciò avviene, le quotazioni dei Kinks salgono vertiginosamente. You Really Got Me domina le classifiche discografiche inglesi e diventa un imprescindibile standard del rock. PS: c'è chi sostiene che il celebre riff di chitarra sia opera di Jimmi Page. Ma l'interessato smentisce.


Small Faces
Tra la fine degli anni cinquanta e i primi anni sessanta, in Inghilterra si fa strada la cultura mod. Vedremo tra poco chi ha saputo celebrarla con maggiore efficacia, ma di sicuro gli Small Faces di Steve Marriott rientrano a pieno titolo in quel connubio di musica, comportamenti sociali e look tipici dei giovani mod. La band nasce a Londra nel '65 e realizza una serie di canzoni dal suono grintoso e originale. Gli Small Faces hanno anche la capacità di creare ottime armonie vocali, cosa che facilita il successo di canzoni come quella che stiamo per ascoltare


Troggs
Nel '65, grazie all'assidua frequentazione dei club londinesi, si fa strada un gruppo nome curioso: Troglodytes. Suono "sporco", testi abbastanza sensuali (a volte decisamente espliciti), la band segue il consiglio del produttore Larry Page e abbrevia il nome il Troggs. Il cantante e autore Reg Ball, diventa Reg Presley (in nomen omen!) e nel '66 interpreta una cover del cantautore americano Chip Taylor che porterà ai Troggs un'immensa fortuna. Il pezzo, interpretato la dovuta sfrontatezza, sale vertiginosamente le classifiche e da quel momento il successo della band è assicurato. Almeno per alcuni anni.

Hollies
A partire dal '64, gli Hollies si configurano come un'autentica e pacifica macchina guerra in grado di produrre, per almeno tre anni, una bordata di singoli che dominano le classifiche inglesi. Allan Clark e Grahm Nash, i personaggi chiave della band, amano le cover di brani d'oltreoceano (uno dei loro primi successi è Searching dei Coaster) e scrivono pezzi originali semplici ed efficaci. Le harmonies vocali sono perfette e molto apprezzate dal pubblico giovanile. Qualcuno sostiene che senza il travolgente fenomeno Beatles, la band avrebbe ottenuto una visibilità ancora maggiore. Nel '68 Grahm Nash abbandona la band e si trasferisce negli Stati Uniti. Ma questa è un'altra, celebre e amatissima storia. PS: il brano che stiamo per ascoltare, scritto da Albert Hammond e Mike Hazlewood, è posteriore all'epopea Nash, ed è una delle più belle cover degli Hollies

The Who
Per cominciare, una conclamata ovvietà: se c'è una band inglese alla quale il binomio genio e sregolatezza calza a pennello è proprio quella denominata Who. Chitarre sbattute sul palco fino alla distruzione, camere d'albergo messe a ferro e fuoco, cultura mod interpretata ad uso e consumo dell'estro geniale e incontenibile di Peter Townshend, Roger Daltrey, John Entwistle e Keith Moon. Gli Who sono gli implacabili e perfetti interpreti dell'inquietudine della "loro" generazione, quella che auspicava (per fortuna con raro, rarissimo successo) di morire prima di compiere trent'anni. Ma in primo luogo, gli Who sono autori di canzoni che hanno un posto di grande rilievo nella storia del rock e di un paio di album (Tommy e Quadrophenia) a forte richiamo cinematografico. Del primo si occupa da par suo il regista Ken Russel, il secondo, realizzato nel'79 da Franc Roddam, diventa la celebrazione amara e spietata, dell'epopea mod.

Led Zeppelin
Ancora in Inghilterra, ancora nelle fertili terre sonore degli anni sessanta. Quando gli Yarbirds terminano la loro gloriosa esperienza musicale, il giovane, ultimo acquisto della band, il chitarrista Jimmy Page prende contatto con altri musicisti britannici. Si tratta del il fascinoso cantante Robert Plant, del bassista John Paul Jones e del batterista John Bonham. Leggenda vuole che il nome della neocostituita band, Led Zeppelin, sia stato suggerito da Keith Moon. Il gruppo si esibisce al Marquee di Londra e il loro sound travolgente si rivela un successo. A partire dal '69, i Led Zeppelin realizzano alcuni degli album più apprezzati della storia del rock. E questo è certamente uno dei brani più sensuali e provocatori della storia di cui sopra. Con l'evidente ispirazione di Muddy Waters e Willie Dixon.

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