stamateasOggi ho letto sul sito di Repubblica la recensione di un libro appena uscito e che recita: "Sul lavoro, in famiglia, persino tra gli amici si annidano individui la cui personalità è per noi «tossica». Lo psicologo e life-coach Bernardo Stamateas ti propone 13 tipi di persone da tenere alla larga. Per vivere felici. Dei tredici profili individuati da Stamateas, qual'è quello che rovina le nostre giornate? Una volta individuato il disturbatore rimane però il problema: come liberarcene? «Spesso lasciamo entrare nella nostra cerchia più intima i pettegoli, gli invidiosi, gli autoritari, gli psicopatici, in una parola i rompipalle. Si tratta di persone tossiche che potenziano le nostre debolezze e ci riempiono di ansie e frustrazioni» chiarisce lo psicologo. Per capire come liberarcene, bisogna partire da una domanda: quante volte hai detto sì mentre avresti voluto dire no? Il fatto è che abbiamo paura delle conseguenze negative dei nostri No. «Il No è necessario e dobbiamo imparare a dirlo tranquillamente. Dire No molte volte è sinonimo di salute. Bisogna dare valore ad ogni parola che pronunciamo: non diciamo sì quando in realtà vogliamo dire no. Non dobbiamo temere di perdere, né di non essere più accettati o tenuti in considerazione per essere stati in grado di dire un no sicuro ed efficace» continua Stamateas."
Evidentemente io non lo sapevo, ma questo Stamateas deve essere un mio cliente (e mi ha rubato il metodo). Sì, perchè il sistema di cui lui parla "il no è necessario" è da me applicato da anni e questo mi ha permesso di evitare "le ansie e le frustrazioni", anzi di ribaltarle sul rompipalle in questione. Basta vedere come si è andata evolvendo la famosa classifica dei rompipalle negli ultimi anni.

Il primo vincitore, il simil De Mita, è stato allontanato con i continui no alle sue richieste di cd di Claudio Villa e di dvd di John Wayne ("non ce l'ho e non posso ordinarteli" il ritornello di risposta).

Il secondo, Claudio Social D, è stato limitato dalla mia imposizione di presentarsi solo al sabato pomeriggio: "Posso spostare il giorno di visita?", "No" la secca risposta, e siccome non sempre è libero quel giorno, le sue presenze in negozio si sono molto diradate.

Le classifiche dei successivi anni hanno avuto un dominatore unico, il biondo, con una fitta schiera di rompipalle dilettanti che invano hanno cercato di scalfire la sua posizione. Che fine hanno fatto?

Col biondo (un vero professionista dell'arte di rompipalle), devo riconoscerlo, è stata veramente dura: mi ci sono voluti due lustri prima di averla vinta. Per dieci anni ho risposto no a tutte le sue richieste di prenotazioni di cd, o direttamente, o cancellando l'ordine appena lui usciva; "sono sfigato" diceva agli altri clienti "i cd che mi interessano non arrivano mai". Alla fine la mia vittoria è stata schiacciante. Sinceramente ho provato anche un po' di rimorso l'ultima volta che l'ho visto, è veramente ridotto in un brutto stato psicofisico e non vorrei che questo sia dovuto anche ai miei rifiuti.

Il "no" che riguarda Ottavio è semplice. Lui è il rompipalle telefonico per eccellenza; una volta registrati i numeri dai quali mi chiamava, non ho più risposto e se vuole vedere se ci sono i cd che gli interessano deve venire di persona (a proposito, oggi primo gennaio sono sceso un attimo in negozio, c'era una telefonata persa; sapete di chi? Sì, proprio di lui, il mitico Ottavio).

Per il Puzzone, il no mi è costato anche qualche sofferenza e qualche raffreddore: quando lo intravvedevo in arrivo, mi piazzavo sulla porta (anche in pieno inverno con temperature rigide) e gli facevo capire che il negozio "no, non è aperto". Ormai è sparito da qualche mese (dopo anni di visite quotidiane): lo vedo transitare dall'altra parte della strada, ma tira dritto.

Per l'ex-taxista dal taxi giallo, il no è simile a quello del sunnominato Claudio: anche per lui una limitazione nelle visite, "per piacere accumula gli ordini e vieni un giorno solo alla settimana", "ma non posso almeno due", "no". Per un po' ha continuato a passare, ma poi (evidentemente non sapeva cosa fare gli altri cinque giorni) si è trasferito dalla Feltrinelli ad allietare le giornate di Fabio con i suoi interminabile foglietti.

Per il cliente sordo non mi è servito nemmeno usare il "no". Le mie risposte sottovoce lo hanno scoraggiato e lui si è trasferito alla Fnac.

Rimane il gobbo di Notre Dame, con lui è più dura. I miei no riguardo alla richiesta di sconti (spesso di cd che costano sei euro), alla presenza in negozio di dischi (che magari in negozio ci sono, ma la mia risposta rimane "no"), alla possibilità di tenere da parte cd, hanno allentato un po' le sue visite; lui non si è trasferito molto lontano, ha girato semplicemente l'angolo trasferendosi nel reparto usato, ma sicome i ragazzi del retro non sono molto mattinieri, mentre lui arriva all'alba "nel sole, nel vento, nel sorriso, nel pianto", ogni tanto me lo ritrovo davanti: "scusi sa mica...", "no".

Qualcuno mi chiede: "e per Pazzi non fai niente?". Il fatto è che per lui il problema è diverso; non rompe le palle a me, ma agli avventori di Disco Club, che siano un colaboratore non retribuito, Roberto, dandogli del comunista, o una cliente, vicina di negozio, dandole della stupida, o un vu cumprà, dandogli del negro. Non so dove piazzare il "no" che lo allontani dal negozio, anche perchè, se dovessi mettere in vetrina un cartello con scritto "vietato l'ingresso a Pazzi", ho paura che perderei metà dei clienti....

 

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