inside-amoeba-recordsNella scorsa puntata della rubrica abbiamo parlato dei negozi di dischi dell’ex-avita meta Londra, mettendo anche in rilievo l’approccio poco ‘swingin’’ e talora supponente dei ‘commessi’, approccio che è ben altra cosa rispetto allo stile  burbero ma (quasi) benefico del nostro caro  leader Balduzzi (v. puntata ‘A volte rientrano’). Come promesso, trasferiamoci ora oltreatlantico, anzi sulle sponde del Pacifico, per parlare dei negozi di dischi di San Francisco. Al contrario della ryanairizzata Londra, la città di Grateful Dead, Jefferson Airplane e così via, necessità di tempo e denaro per essere raggiunta. Questo crea anche nel discofilo più navigato che si trovi a percorrerne le celebri vie a saliscendi  quel senso di attesa tra lo stuzzicante e l’ansioso che era stato chiuso nei cassetti giusto dai vent’anni della prima visita a Londra. Insomma, si resiste per un po’ in versione turista ‘normale’ (i tram storici, Fishermans’ Wharf, il Golden Gate), dopodiché si dice ai compagni di viaggio: “Va bene, ci vediamo fra tre ore” e via verso Amoeba Records. Il negozio di dischi forse più famoso al mondo deve la sua leggendaria nomea sia alla collocazione (Haight-Ashbury, quartiere simbolo dell’hippismo trionfante e poi di quello più deteriore – ora turistico-alternativo-retrò) sia alle dimensioni: in base alla nostra principale unità di misura spaziale è, infatti, circa quaranta (!)  volte Disco Club.

Il senso di immensità discografica che si prova entrandoci  per la prima volta è davvero stordente. Una volta ritrovata la lucidità, il concetto di un Disco Club quarantuplicato fa nascere una drammatica domanda; ci saranno qui quaranta  pluriespulsi per ciascun tipo di cliente ‘classico’ di Disco Club? Di conseguenza, ci saranno anche quaranta espulsori tipo Brigate Balduzzi armati di polistirolo con anima di ferro? Per un attimo questa immagine a metà fra Paura e delirio a Las Vegas (anzi San Fran) e Rollerball fa vacillare la mente, dopodiché ci si getta a capofitto negli scaffali dell’usato dai prezzi davvero competitivi e ci si dimentica di tutto il resto. Un attimo di pausa e, sollevando gli occhi dai Garland Jeffreys  in vinile a  3 dollari o dai Bright Eyes in cd a 5, si può notare che al classico cinquantenne o giù di lì, cultore (ovviamente) di classic rock, si associa una clientela più giovane ma curiosa del vecchio. Clamoroso il caso di due ragazze sulla ventina impegnate a far incetta (il termine è riduttivo) di vinili di un certo tipo di musica che è la peggiore prodotta dal rock nel corso degli ultimi quarant’anni: Journey, Foreigner e Reo Speedwagon. C’è da sperare che non siano davvero appassionate di quella roba, che quei  vinili servano  per la scena di un film ambientato nel 1978, per una festa trash, per le nozze d’argento dei genitori… tutto, ma non per il desiderio di ascoltarli . Varebbe davvero la pena studiare meglio i frequentatori del negozio, anche perché quel tipo con gli occhiali e i capelli un po’ radi che esamina un cofanetto di Buddy Holly somiglia, neanche a farlo apposta, al mitico  Carlo A di Disco Club. Magari anche Amoeba ha un suo Charles A, grande cultore  di cofanetti e di edizioni ‘delac’….  Ma ora basta distrazioni antropologiche  perché  fra poco recinteranno, causa show-case, la zona dei vinili folk. Sarebbe un disastro non potervi accedere dopo avere atteso anni per vederla; viene in mente la storia di quegli antropologi che arrivano con un giorno di ritardo nel luogo di una  cerimonia della pioggia  che si svolge una volta ogni dieci anni. Lì una seconda chance ce l’hai, qui quel lp  Jesse Winchester in condizioni perfette a 5.99 magari già domani non ci sarà più. Quanto al personale, quello di Amoeba pare certamente più rilassato rispetto alla media londinese. Alla cassa, un giovanotto biondo osserva una ristampa dei R.E.M. e poi, con aria estasiata,commenta: “I love these   guys”. Varrebbe la pena fare due chiacchiere sull’argomento, ma il tempo sta scadendo ed è già quasi ora del rendez-vous con gli amici. E, ridiscendendo in fretta Haight, fra giovani banjoisti trad-noise (cioè scordati)  e negozi di magliette  d’arte (cioè care) il pensiero è:  “Mi ero dimenticato proprio dimenticato quanto pesano i vinili”.  (Antonio Vivaldi)

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