spillersPoiché l'estate è la stagione dei viaggi e dei sogni, lasciamo per una volta Via S. Vincenzo 20r e i mirabolanti personaggi che lo frequentano (v. le tre puntate precedenti) e proviamo a parlare del 'mondo visto da posti come Discoclub'. Per ogni appassionato di musica e dischi rock (e affini) i luoghi del mito sono essenzialmente due: Londra e 'l'America'. Lì si trovano i negozi che fanno dire: "Appena dentro mi sono sentito/a quasi male: c'erano TUTTI i dischi che volevo" (chi scrive ha sentito pronunciare la frase, quasi parola per parola, da almeno tre persone e ha avuto il medesimo pensiero in un paio d'occasioni).

Cominciamo da Londra (anche se quello nella foto a destra si trova a Cardiff ed è il negozio di dischi più vecchio del mondo - 1894). Va detto che in anni recenti le tariffe aeree low-cost hanno reso la capitale britannica molto più vicina sia come tempi e costi di percorrenza sia come 'concetto'. La maggiore facilità di raggiungimento ha significato però la perdita di gran parte dell'allure mitica della città.

Un posto dove puoi pensare di 'fare il weekend' come fosse Firenze o Torriglia non è più quello che negli anni '70/'80 si raggiungeva in 18-20 ore di viaggio. Eppure quel viaggio così lungo era parte integrante ed emozionate dell'esperienza, più vicino come idea e durata a un tratto di Grand Tour del 1820 che a un Ryanair del 2011: il Napoli Express notturno fino a Parigi, il traghetto da Calais verso le bianche scogliere di Dover (quasi sempre con la pioggia), l'arrivo a Victoria Station alle 5 di pomeriggio. Il tempo di depositare i bagagli e poche ore dopo, o la mattina seguente prestissimo, si era già da Virgin (R.I.P.), HMV o dal Rough Trade di Portobello con foglietto zeppo di titoli strettto in mano. Non esisteva la possibilità di andare Gian e vedere se era "arrivata l'Olanda" con i dischi ordinati via pc, non c'era Amazon e non c'erano nemmeno i download, ovviamente. Chi amava la musica folk, ad esempio, entrava da Colletts' o Dobells' (R.I.P. pure loro, ma questo è un altro discorso) con la lista dei desiderata irreperibili in Italia e li trovava quasi tutti. E non mancavano mai le scoperte, quelle che ti facevano sentire più figo quando tornavi in Italia: la vetrina di Rough Trade che pubblicizzava il primo album dei Lambchop come "un incrocio fra Leonard Cohen e Lee Hazelwood" (e ascoltandolo scoprivi che era vero) oppure un commesso che proponeva un ancora sconosciuto Elliott Smith.
recordstoreEppure la Londra dietro l'angolo del cielo è ancora un posto dove si può passare un'intera giornata a cercare vinili e cd e dove resistono i piccoli negozi moooolto specializzati. Così ti può capitare di entrare in un posto piccolo e strapieno di roba punk e hardcore e vedere il negoziante che mette su un 45 giri con un pezzo dall'attacco piuttosto informe e, osservando il giradischi, invita la musica a prendere corpo con un ansioso "Go, go , goooooooooo!". L'atmosfera da negozio old-style si respira anche in un posto piuttosto grosso come Sister Ray con usato e novità fianco a fianco e un unico problema: i commessi sfoggiano tutti uno scazzo cosmico da manuale e la classica aria da artisti incompresi che devono guadagnarsi da vivere avendo a che fare con sfigati che disturbano il loro sublime ennui ("Dove espongo la mia installazione? E dove vado a farmi tagliare la frangia?") pretendendo di acquistare una ristampa dei Damned o il nuovo Glasvegas. Lo stesso atteggiamento infastidito si ritrova negli addetti giovani del Rough Trade di Brick Lane, mentre i più attempati hanno ancora la matrice del fan passato al settore vendita. Per esperienza diretta e raccogliendo qualche parere altrui, Rough Trade è forse il negozio di dischi più completo al mondo per quanto riguarda le novità (dal rap al folk apocalittico, dalle ristampe all'elettronica) e ha il pregio di mantenere, a dispetto delle grandi dimensioni, un'aria abbastanza 'indie'. La controindicazione volendo è una sola: la fortissima incidenza di clientela internazionale (con benaugurante presenza di molti under 30) fa sì che la presenza degli habituées sia impercettibile. Insomma, i Carlo A, i clienti che passano 'per fare due parole' e sono parte integrante dell''experience' del negozio di dischi per appassionati duri e puri, da Rough Trade sono difficili da individuare. Qualcosa di più interessante sotto questo punto di vista si può vedere a San Francisco. Se ne parlerà nella prossima puntata. (Antonio Vivaldi)

 

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