Artisti italiani
L’anno prossimo festeggeranno il quarantennale. Quarant’anni belli e turbolenti, a un certo punto scanditi anche da qualche lite, perché il “marchio di fabbrica” di uno dei più significativi gruppi di world music mediterranea italiana è un bene prezioso e ambito , anche sei i tempi, oggi, non riservano più soverchie simpatie per le musiche che predicano l’incontro tra le culture. Akoustoikòs è una ripartenza coi fiocchi, bella, intensa e meditata. Anche perché il fiatista Mario Crispi, i plettri di Mario Rivera e le percussioni di Giovanni Lo Cascio hanno trovato una voce d’eccellenza a rilevare il difficile compito da “front woman” che è sempre toccato alle vocalist di Agricantus. Adesso c’è la voce intensa e drammatica della messinese Anita Vitale, formatasi alla scuola di Maira Pia De Vito, perfezionatasi negli States, e poi presenza importante in altre band di world music. Una voce ben attrezzata per reggere l’intensità emotiva degli Agricantus, che ci piace anche ricordare spesso in studio con i “nostri” Pivio e Aldo De Scalzi, per colonne sonore tanto belle quanto fruibili anche al di là del medium cinematografico. Akoustikòs vol. I ( segno che ci sarà un altro o altri capitoli) ripercorre tracce lontanissime, lontane e vicine dalla lunga storia del gruppo. Un viaggio che a tratti costeggia la ambient music, a volte ritmicamente pressante, altre ancora pura poesia messa in musica. Bentornati. (Guido Festinese)
Qualcuno – almeno i più attenti, ci si augura – ricorderà gli Sleeves, la storica band psichedelica di casa nostra. Due membri di quel gruppo si ripresentano oggi, con il nuovo nome di Psychowave e si tratta di una graditissima sorpresa. Il quintetto – composto da Roberto Vinciguerra alla voce, Carlo Cheldi alle chitarre, Pino Parello al basso, Kasun Dias alle percussioni e Lulla Rock alle tastiere – suona un bell'esempio di new wave revival, con piacevoli inserti garage-psych, belle melodie e una costante attenzione per la creazione di atmosfere intriganti e non troppo retrò. In questo mini-CD di cinque brani, della durata complessiva purtroppo di neanche venti minuti, si respira tanta freschezza sia compositiva sia esecutiva. Il suono è molto inglese, ma potrà certo piacere a chi ha apprezzato il Paisley Underground, nonché agli amanti di certo post rock. In definitiva, un ottimo lavoro, al quale ci auguriamo possa far presto seguito un lavoro sulla (più) lunga distanza. (Davide Arecco)
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