Rock

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Image PER LA PRIMA VOLTA SU DVD LA STORICA PERFORMANCE LIVE ALL’MTV UNPLUGGED (18 NOVEMBRE 1993) IL CUI OMONIMO CD VINSE NEL 1996 IL GRAMMY MUSIC AWARD IN QUALITÀ DI MIGLIOR ALBUM ALTERNATIVO CONCERTO INTEGRALE (66 MINUTI) OLTRE AI 44 MINUTI ANDATI IN ONDA SU MTV SU QUESTO DVD SONO INCLUSI 2 BRANI INEDITI MAI TRASMESSI.

DVD in vendita da Disco Club a partire da venerdì 16/11 al prezzo di € 22,90.

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ImageAnnunciato nel 2005 con un altro titolo, esce finalmente il debutto solista del più americano dei cantautori scozzesi (Rod Stewart è nato a Londra). Il cantante e bassista dei Del Amitri, di cui è l’unico componente della formazione originale rimasto ad oggi, sceglie non troppo originalmente di parlare d’amore. E lo fa con classiche canzoni, fatte di chitarre arpeggianti, piani accordanti, archi sognanti e fiati, che in certi momenti sembrano arrivare dritti dritti dagli anni ’70 meno impegnati. Potrebbe sembrare una stroncatura, ma non lo è: perché le canzoni sono assolutamente belle, la voce acre e vagamente malinconica di Justin conquista all’ascolto e i testi magari non piaceranno all’altra metà del cielo, ma sono misogini come sanno essere solo gli uomini appena abbandonati. (Danilo Di Termini)
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Image Comincia con due duetti da antologia, il “disco della maturità” di Emma Scout Niblett. Al suo fianco, nientemeno che Will Oldham e intorno una musica nuda e cruda (poco più di una chitarra ad accompagnare) che riporta l’ascoltatore indietro verso altri tempi e altri vissuti. Ma di colpo arriva la batteria (che è lo strumento di Scout, almeno ufficialmente) e il disco vira con decisione verso lande più alternative, dimenticando in un batter d’occhio la classicità marmorea del principio. Parzialmente archiviati i paragoni con PJ Harvey che l’accompagnano da oramai troppo tempo, Miss Niblett riesce con “This Fool…” a suonare insieme irregolare e tradizionale, irrispettosa e diligente. Formalmente è solo un’altra cantautrice moderna. Ma se si ascolta bene, ci si accorge subito che, Scout Niblett, è qualcosa di più. (Marco Sideri)
CD in vendita da Disco Club al prezzo di € 17,50.

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Image Oramai l’abbiamo capita: la musica dei Fiery Furnaces (i fratelli Matt e Eleanor Friedberger) è musica complessa, cervellotica, stratificata e densa. Eleanor canta, perlopiù, mentre il fratello aggiunge e toglie suoni dallo sfondo: sipari rock, sfondi psichedelici, tastiere, batterie, chitarre, melodie e rumori. Come se il punk con la sua estetica essenziale e scheletrica non fosse mai esistito, i FF si allacciano idealmente al lato più visionario degli anni ’70. A quell’ambizione del rock di cambiare e maturare che, nella storia della musica, è finita assai male. E invece qui funziona. Perché la scrittura e le idee del duo familiare riescono, in mezzo all’opulenza degli arrangiamenti, a intrattenere senza esagerare; incantare senza sbrodolamenti. Chiamateli pure barocchi, di certo non si offendono. (Marco Sideri)

CD in vendita da Disco Club al prezzo di € 17,50.

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ImageUn paio di anni fa l’enigmatico “Love Kraft” segnava la chiusura del trittico inciso per la Sony e l’allontanamento dei SFA dagli obblighi e dalle imposizioni della major label. Persi in partiture prog-folk e più vicini al sound di Beck che alla loro personalità acquisita nel tempo, era inevitabile un momento di riflessione. Giusto il tempo di qualche apparizione solista del leader Gruff Rhys (un paio di discreti album solisti) con la firma di un nuovo contratto per la Rough Trade, per la loro ottava fatica discografica ci regalano l’album più pop ed elegante della loro ormai lunga carriera. Semplici, essenziali ed efficaci nello stesso tempo riescono a sfiorare il pop perfetto ed a riappropriarsi della propria vena artistica. La tracklist scorre come una lieve e piacevole pioggerella di fine stagione: ci invita con lo scherzo di ‘The Gateway Song’ poi ci introduce ad un paio di nostalgiche ballate quali “Runaway” e “Show Your Hand” pubblicate anche su singolo.
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ImageNegli ultimi vent’anni Joe Henry si è ricavato qualcosa più di una nicchia nel panorama musicale, tanto come produttore quanto come musicista. A quattro anni da “Tiny Voices” esce “Civilians” che, come i precedenti album, è un disco difficile da classificare e allo stesso tempo di sicuro impatto. Testi interessanti, suoni eccellenti (ci sono gli ormai quasi onnipresenti Bill Frisell e Van Dyke Parks a coadiuvarlo), songwriting di classe. Rispetto alle prove più recenti “Civilians” è forse più tradizionale, quasi folk, con suoni meno ricchi e ornati: in particolare sono stati abbandonati i fiati in favore di arrangiamenti, peraltro molto belli, di chitarra, piano e organo. Il ritmo è rallentato e d’atmosfera su tutti i pezzi, ma al contrario di quanto si potrebbe pensare “Civilians” non stanca, lascia il segno, ed è insomma uno di quei dischi che si torna ad ascoltare spesso e volentieri. (Marina Montesano)
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