Rock

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ImageOriginari di Athens, gli Elf Power sono vecchie conoscenze dell’universo indie, quasi folk, dello smisurato continente Nord Americano. Giunti alla nona fatica discografica, gli Elf Power crescono alla distanza e piano piano si fanno largo a ritmo di melodie in bilico tra i primi Beck (Fried Out) e gli Okkervill River più rockettari. Aggiungendo un tocco di elettricità e di verve a melodie folk prende forma una serie di ballate un po’ solari e un po’ malinconiche (The Demon’s Daughter), spruzzate di un’intangibilità e leggerezza rassicuranti. Forse quello di cui pecca un po’ In a cave è la definizione di un concetto fermo e definito. Nell’entusiasmo e nella spensieratezza del disco si rimane un po’ confusi e si perde il filo del discorso. Insomma, buona materia grezza su cui lavorare. (Giovanni Besio)

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Image13 Blues for Thirteen Moons è l’album della concretezza per i Silver Mount Zion. Sempre se si possa parlare di concretezza, dato l’aspetto assolutamente inafferrabile e sfuggente dello stile della band canadese. Lo strazio romantico e la struggevolezza degli archi sostenuti da rumore distorto assumono uno spessore e una incisività che ci riporta dritti dritti ai Godspeed You Black Emperor, ma con un tocco emozionale in più. L’ansia iniziale dei primi 12 brani, rumore straziante minimale di pochi secondi, svanisce lentamente e oniricamente lungo quattro brani, madidi di strazio e di malinconia romantica, fino a cullarsi nell’ultima ballata dove Efrim Menuck la fa da padrone con la sua cantata trascinata. Un gioiello emozionale. (Giovanni Besio)

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Image"Alas I Cannot Swim" non è sorprendente soltanto perché si tratta dell'esordio straordinariamente maturo di una diciottenne, ma perché è un disco di grande bellezza, che si segnala nel panorama alt.folk per la personalità e la completezza delle composizioni; belli e originali i testi, dal piglio a volte 'gotico', che accompagnano musiche sempre all'altezza. Accenni country ( in "The Captain And The Hourglass"), brani in apparenza fragili e che invece lasciano il segno dopo pochi ascolti ("Old Stone"): Laura Marling è inglese ma la sua musica, oggi, potrebbe provenire da qualsiasi parte del mondo; anche se, rispetto a prodotti simili di matrice USA, si lascia andare poco ai manierismi indie e punta a scrivere brani di qualità, destinati a durare nel tempo: ascoltare per credere "My Manic And I" e "Night Terror". (Marina Montesano)

CD in vendita da Disco Club al prezzo di € 15,90.

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ImageDal 2004 ad oggi Nick Cave ha attraversato un periodo straordinariamente prolifico. Come spesso in questi casi, serpeggiava quindi il vago timore che il nuovo disco con i Bad Seeds potesse rappresentare una sorpresa non troppo felice. Chiariamo subito che, almeno per chi scrive, si può tirare un sospiro di sollievo. "Dig, Lazarus, Dig!!!" è un'ottima prova, di quelle che piacciono al primo ascolto; che posto occuperà nel canone generale della sua opera è una cosa che solo il tempo ci dirà e che, al momento, interessa poco. Nelle varie interviste rilasciate nelle settimane che ne hanno preceduto l'uscita, Nick Cave ha ripetuto che l'esperienza dei Grinderman avrebbe condizionato anche il nuovo disco, e in effetti è così; poco pianoforte, una presenza preponderante di Warren Ellis rispetto a quella più consueta di Mick Harvey, brani più immediati, sebbene anche più puliti in confronto a quelli dei Grinderman. Come già detto, il risultato è positivo, con alcuni brani ("Moonland", "Hold On To Yourself", "Jesus Of The Moon", "Midnight Man") davvero belli; qualcuno impressiona meno, come il conclusivo "More News From Nowhere" e il ripetitivo "We Call Upon The Author" (si immagina una scelta ironica, visto che il testo recita "Prolix! Prolix! Nothing a pair of scissors can't fix"), ma sono incidenti di poco conto nel complesso di un'opera riuscita. (Marina Montesano)

CD in vendita da Disco Club al prezzo di € 19,90 standard ed- € 20,90 ltd ed.

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ImageFra tutte le nuove band che incorporano nei loro brani qualche elemento di musica africana (vedi Vampire Weekend), gli Yeasayer sono probabilmente la più interessante, come aveva dimostrato il singolo "Sunrise", che apre ora in modo suggestivo il LP. Non è facile definire la loro musica, costruita con una struttura compositiva aperta piuttosto che modellata sulle forme della classica canzone, e caratterizzata da grande ricchezza vocale e strumentale. Potrebbe piacere a quanti hanno apprezzato gli Arcade Fire del primo disco, ma gli Yeasayer non sono derivativi, e non disdegnano le improvvisazioni: in alcuni tratti pare di sentire persino echi prog. Se qualche brano sembra non troppo concluso, la già citata "Sunrise", "2080", "Germs" e "Wait For The Wintertime" valgono da sole il prezzo del disco. (Marina Montesano)

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ImageSe vuoi essere davvero estremo non devi compiacertene. Il problema di Carla Bozulich, fin dai tempi dei Geraldine Fibbers è quello di suonare compiaciuta. Falsa no, compiaciuta sì. Anche questo lavoro inciso a nome Evangelista (che fu titolo del suo precedente disco) suona come un tributo a tanti artisti-caposaldo dell’estremismo sonico o emotivo o entrambe le cose, dalla prima PJ Harvey a Diamanda Galas, dai Godspeed You Black Emperor (alcuni dei quali presenti in queste registrazioni) agli Ex, da Little Annie a Tim Buckley (The Frozen Dress sembra un remake di Starsailor). Tutta gente che invece è sempre stata piuttosto ‘involontaria’ nel proprio lacerare anima e strumenti. Lo faceva perché gli veniva naturale. D'altronde anche gli Abba erano involontari nello sfornare melodie pop impareggiabili. (Antonio Vivaldi)

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